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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

giovedì 31 dicembre 2009

HO UN SOGNO





Questo messaggio di speranza ci è arrivato via mail e noi crediamo che sia un buon proposito per il 2010.


Ho un sogno. Si, anche io coltivo un sogno, anzi, ne coltivo molti, ma questo è il più grande di tutti. Non è un sogno personale, non riguarda le finanze, i viaggi o quant’altro. No. E’ un sogno più grande, un sogno che non ha prezzo. 

Questo sogno si chiama GIUSTIZIA SOCIALE. 

Non nasce dal nulla, non è la solita frase fatta che tanti oratori ben più dotati di me hanno già ampiamente trattato con dovizia di frasi e particolarmente in campagna elettorale per la corsa all’accapparramento di voti. 

Ho un sogno, un sogno che nasce dal cuore, un sogno che nasce dal dolore vissuto attimo per attimo sulla mia pelle e su quella di milioni di persone che con dignità vivono il proprio disagio nel silenzio, quasi a doversi scusare, quasi a sentirsi un peso. 
Già, perché noi siamo socialmente inutili, siamo mantenuti dallo stato (???) e pesiamo sulle casse sempre in deficit delle aziende sanitarie. 

Avete compreso di chi parlo, vero? Parlo di un esercito di esseri umani allo sbaraglio, di famiglie disorientate e spaventate , ripiegate su sé stesse, dramma nel dramma. 

Di figli che saranno privati del padre o della mamma, di genitori che assistono bambini con gravissime malformazioni, disposti a tutto pur di riuscire a far qualcosa per avere per una volta la possibilità di sentire la manina del bimbo che prende la loro, o la sua vocina che li chiama per nome, genitori che ipotecano tutto ciò che hanno ed anche ciò che non hanno, che raccolgono soldi attraverso appelli per affrontare i cosiddetti “viaggi della speranza” che ben poche volte portano a qualche piccolo risultato. 

Sto parlando di anziani che vedo rovistare nei cassonetti del supermercato la sera alla chiusura, ricercando qualche prodotto scaduto o un po’ di verdura, poco importa se è stato chiuso tutto il giorno sotto il sole, o che vanno al mercato quando chiude a raccogliere gli scarti per terra o a portare via con poco un po’ più di frutta e carichi e curvi sotto il peso dei sacchetti e degli anni si avviano verso casa. 

Sto parlando di giovani che non hanno un futuro, che sono stati privati della possibilità di guardare con occhi fiduciosi al domani, alla possibilità di mantenersi economicamente e di formarsi una famiglia, e chi ha già una famiglia non sa mai se riuscirà a pagare l’affitto il mese successivo perché l’interinale non gli rinnova il contratto. 

Sto parlando di giovani donne che non possono scegliere di diventare madri fino a quando hanno un impiego a termine perché sanno già che non gli verrebbe rinnovato ed anche perché i bambini costano ed hanno tante necessità, pannolini e latte in polvere hanno prezzi proibitivi e i cuccioli d’uomo diventano grandi in fretta ed occorre rinnovare il loro guardaroba continuamente. 

Sto pensando alle mamme che se vogliono lavorare devono ricorrere all’asilo nido che praticamente gli decurta lo stipendio a metà e che corrono come pazze per arrivare al termine della giornata sfinite, stanche, con l’unico desiderio di potersi coricare. 

Sto pensando a tanti padri di famiglia che arrivati ai 50anni perdono il posto di lavoro e sanno che è quasi impossibile trovarne un altro e sono mortificati e lesi nella loro dignità perché incapaci di mantenere la propria famiglia ed a volte arrivano persino al suicidio tanto grande è la rabbia che accompagna il senso di impotenza e di fallimento. 

Sto parlando della libertà di espressione, e non dell’indirizzo del mondo verso un nuovo Ordine Mondiale dove i molti sono asserviti ai pochi, dove l’informazione è pilotata, dove povero viene contrapposto al povero, il nord al sud, il bianco al nero, i giovani agli anziani, gli ebrei ai musulmani ed ai cattolici e viceversa. 

Sto parlando di un mondo senza la schiavitù della droga che ottenebra le menti e tiene in scacco e sotto controllo la popolazione, e senza la schiavitù in generale, l’orrore nell’orrore del traffico di esseri umani e di organi, di bambini e donne venduti come oggetti senza anima, senza sentimenti, senza affetti. 

Sto parlando di un mondo dove l’infanzia è tutelata, protetta, amata e non violentata, sfruttata, picchiata per i lascivi godimenti di porci schifosi che alimentano i traffici della prostituzione dei bambini, ma anche delle donne in generale. 

Sto parlando di un mondo senza la violenza che sta crescendo come un’ombra gigantesca che ingloba tutto e tutti. 

Sto parlando di un mondo che non c’è perché ci siamo venduti l’anima al diavolo per trenta denari, perché siamo diventati meschini ed abbiamo imparato a volere, ad avere ed a pretendere sempre di più. 

Ho un sogno.
 

mercoledì 30 dicembre 2009

Tesla: Le onde scalari




Nicola Tesla ha dato una dimostrazione delle caratteristiche di onde scalari a Colorado Springs negli Stati Uniti nel 1880. Egli costruì un trasmettitore di onde scalari da 10 Kw. A circa 40 km di distanza ha posto un ricevitore su una collina e,in modo simile ad una radio, lo ha sintonizzato in modo che fosse in risonanza con il trasmettitore. Il ricevitore, messo in risonanza, è stato in grado di ricevere i 10 kilowatt di potenza di trasmissione e di accendere una serie di lampadine.
Un fenomeno molto strano si verificò con le mucche e cavalli presenti nell'ambiente: mostrarono un comportamento completamente anormale, che scomparve solo quando il ricevitore ebbe assorbito la totale quantità di energia trasmessa. Ci si potrebbe chiedere: è quello che sta succedendo a noi umani, esposti in tutto il mondo a onde scalari, anche se l'intensità è inferiore allo storico esperimento di Nicola Tesla?
Il Dr Grün potrebbe confermare questo meccanismo, cioè che un risonatore per onde scalari assorbe tutte queste onde in una certa area e quindi impedisce che siano assorbite da altri risonatori, come ad esempio le mucche e cavalli nell'esempio precedente. Egli ha osservato più volte ciò durante le ricerche per lo sviluppo del BioProtect, anche con altri dispositivi di neutralizzazione di smog elettromagnetico. Questo principio di un dispositivo più assorbente è essenziale, se si vuole comprendere il funzionamento del BioProtect.
Una serie di osservazioni fatte durante gli esperimenti:
a) Prendere un grande pezzo di cartone e dipingetelo su un lato con lo speciale colore attivato che viene utilizzato sul BioProtect. Poi mettere il cartone in posizione verticale a circa 100 metri di distanza da un ripetitore di telefonia cellulare. Si vedrà che non si può più rilevare alcuno smog elettromagnetico direttamente dietro il cartone. Se si effettua una misura molto vicino ai bordi del cartone, appena fuori dalla protezione, si rileva già un drastica riduzione dell’intensità delle onde scalari. Sembra come se la vernice protettiva stia attirando le onde scalari e, di conseguenza, crea un ridotto livello di intensità intorno ai bordi di cartone.
b) Se si colloca una BioProtect Card di piatto a terra a circa 100 metri di distanza da un ripetitore di telefonia cellulare, allora si troverà anche un perimetro di protezione intorno alla Card. La zona di protezione è a forma di cupola e raggiunge i 15 metri di distanza dalla Card, anche nella direzione la torre di trasmissione. Il Dr Grün ha potuto osservare questo effetto anche con un prodotto concorrente, che aveva un raggio di protezione di circa 15 metri, ma la zona era a forma di cono.
c) Le persone elettro-sensibili hanno apparentemente una maggiore affinità con le onde scalari. Questo può avere come conseguenza che un dispositivo di neutralizzazione sembra non produrre alcun effetto; è troppo debole. Alcune osservazioni potrebbero confermare questa maggiore affinità. Una madre e sua figlia, entrambe fortemente elettro-sensibili, passeggiano insieme. Quando vi è nelle vicinanze un ripetitore di telefonia cellulare, allora la madre sente alcuni disagi fisici, mentre la figlia non sente nulla. Tuttavia, se la figlia è sola e si trova nelle vicinanze di tale torre, essa avverte il disagio fisico. Ciò significa che il corpo della madre, essendo un più forte risonatore per le onde scalari, assorbe queste onde in modo che la figlia non sia disturbata. Di qui l’importanza di sviluppare dei dispositivi che abbiano la massima possibile affinità per le onde scalari, ad esempio, quelle emesse dalla telefonia senza fili (radio frequenze e nicroonde).
La forza dell’affinità o la capacità di risonanza con le onde scalari possono essere facilmente stimate dalla dimensione dell’area di protezione di un dispositivo. Il Dr Grün è riuscito a sviluppare versioni di BioProtect che hanno effetto in un raggio di diversi chilometri. Tesla nel 1880 potè facilmente controllarle ad una distanza di oltre 40 chilometri. Al fine di risolvere il problema di elettro-sensibilità in modo efficace, si dovranno prendere in considerazione, comunque, ulteriori misure, in particolare la decontaminazione dai metalli pesanti.
Un’altra caratteristica delle onde scalari è che sono trasportate molto bene attraverso materiali elettricamente conduttivi. Di conseguenza, si può mettere un dispositivo di neutralizzazione, come ad esempio BioProtect, sulla linea di alimentazione principale di una casa e neutralizzare lo smog elettromagnetico di eventuali dispositivi collegati, come ad esempio televisori, computer, aspirapolvere, ecc... Vi è anche un effetto all’indietro nella linea di alimentazione fino a circa 50 metri, in modo che i vicini potrebbero anche beneficiare di energia elettrica esente da smog elettromagnetico. Tuttavia, per precauzione, si dovrebbe neutralizzare anche la stazione di base di un eventuale cordless DECT.


USA 1970. Propaganda massonica.



visto da :: http://tuttouno.blogspot.com/

OGM inutili e dannosi

Intervento di ISIS sul comportamento di un editore nei confronti di una ricercatrice che ha sottoposto per la pubblicazione il suo lavoro sugli OGM
Di Pietro Perrino

Premessa

La dott.ssa Irina Ermakova, dell'Accademia Russa delle Scienze, alcuni anni fa, dopo aver letto diversi lavori sull’uso delle colture geneticamente modificate (GM) ed aver constatato che tutti riportavano risultati positivi, cioè senza problemi per la salute, ha voluto verificare di persona con alcuni suoi esperimenti.
L’idea scaturì dalla lettura della Dichiarazione di un Gruppo di Scienziati Indipendenti, sul sito web di ISIS (Institute of Science in Society) di Londra, che metteva in risalto i pericoli delle colture GM. Rimase scioccata nell’apprendere che era possibile trovare geni estranei al genoma delle cellule di diversi organi di mammiferi dopo un’alimentazione con cibi GM e quindi che le colture GM potevano essere dannose per i mammiferi così come per farfalle ed insetti impollinatori.
Fu così che Ermakova iniziò la sua sperimentazione ad hoc per studiare gli effetti che poteva avere la soia GM sulla salute dei ratti (mammiferi) e dei discendenti per cinque generazioni. La differenza tra i suoi esperimenti e quelli delle compagnie biotech è che lei ha alimentato femmine di ratti, prima, durante e dopo la gravidanza per anche per più di cinque generazioni, mentre il protocollo applicato dalle compagnie biotech è sconosciuto o è discutibile.
I risultati di Ermakova mostrano che ratti alimentati con soie GM presentano molti problemi. Le ratte divengono più ansiose e aggressive, si presenta un’alta mortalità di cuccioli già nella prima generazione, oltre a disturbi di funzioni riproduttive e cambiamenti patologici negli organi interni di maschi e femmine. Mostrano, inoltre, la mancanza di cuccioli nella seconda generazione di ratti alimentati con soia GM, poiché accoppiandosi risultano completamente sterili.
Alcuni risultati di questa sperimentazione sono stati presentati alla conferenza “Scienziati e Membri del Parlamento Europeo per un’Europa libera da OGM” svoltasi a Brussel il 12 giugno 2007. Ermakova mostrò ai partecipanti l’evidenza fotografica abbastanza sconvolgente di varie malformazioni, forme nane e striminzite di cuccioli, di malattie (incluse lesioni cancerose) e cuccioli morti le cui madri erano state alimentate con soie GM della “Monsanto’s Roundup Ready”.
Il pubblico sbalordito non ebbe più dubbi che con il cibo GM qualcosa non funziona e che quindi bisognava imporre un bando urgente sulla vendita della soia GM piuttosto che essere permissivi, chiudendo un occhio sull’atteggiamento dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza
Alimentare) e di altre autorità governative, che invece di essere super partes prendono per buoni i risultati sperimentali delle compagnie biotech.

Fatto



Ermakova ha inviato alla rivista scientifica Nature Biotechnology il manoscritto relativo alla sperimentazione svolta sui ratti allo scopo di essere sottoposto alla valutazione dei referee e quindi eventualmente di essere pubblicato.
Accade, invece, che l’editore della rivista scientifica Nature Biotechnology, Andrew Marshall, pubblica, senza consultare l’autrice Ermakova, un suo articolo dal titolo “GM Soybeans and health safety – a controversy reexamined” (Soia GM e sicurezza alimentare – il riesame di una controversia), Marshall, A. Nature Biotechnology 25, 981 – 987, 2007. l’articolo si può prelevare al sito: http://www.nature.com/nbt/journal/v25/n9/abs/nbt0907-981.html

Marshall inizia l’articolo con il seguente sommario:
“Uno studio senza precedenti che dichiara che la soia transgenica compromette la fertilità dei ratti e la sopravvivenza e crescita dei discendenti ha richiamato l’attenzione dei media e della politica, ma resta non pubblicato nella letteratura dei referee. Segue, qui, un resoconto del lavoro del principale investigatore, Irina Ermakova, con i commenti di diversi ricercatori del settore.”
Quello che si legge da pag. 981 a pag. 987 è una serie di domande e risposte come se Ermakova fosse stata intervistata, in realtà l’intervista è frutto dell’immaginazione di Marshall e degli esperti chiamati in causa, fra l’altro tutti legati all’industria biotecnologica.

Intervento di ISIS (lettera firmata)

Per favore fate circolare quanto più è possibile la lettera che segue e scrivete la vostra a Nature Biotechnology.
All’editore di Nature Biotechnology, Andrew Marshall (a.marshall@natureny.com), al Capo Esecutivo della MacMillan Ltd, Richard Charkin (exec@nature.com), al Direttore per la Gestione delle Pubblicazioni di Nature di Londra, Annette Thomas (exec@nature.com), ed al Capo Editore delle Pubblicazioni di Nature di Londra, Philip Campbell (p.campbell@nature.com)
Scriviamo da parte dell’Institute of Science in Society per esprimere il nostro più profondo disappunto sul vostro recente articolo pubblicato riguardante la dott.ssa Irina Ermakova ed il suo lavoro “Soia GM e sicurezza alimentare – il riesame di una controversia, Marshal, A. Nature Biotechnology 25, 981 – 987, 2007, (http://www.nature.com/nbt/journal/v25/n9/abs/nbt0907-981.html). L’articolo è grossolanamente ingiusto verso la Dott.ssa Ermakova e certamente non fa parte delle migliori tradizioni di pubblicazioni scientifiche.
La Dott.ssa Ermakova ci ha riferito che avrebbe dovuto essere coautrice di un articolo riguardante il suo lavoro. Quello che è apparso è invece un lavoro scritto da Lei, contenente commenti di un gruppo composto completamente da gente legata all’industria biotecnologica. I commenti non sono stati mai mostrati alla dott.ssa Ermakova prima che l’aticolo venisse pubblicato, la quale, quindi, non ha avuto il diritto di rispondere.
Ci sono giornali che rutinariamente pubblicano critiche di lavori insieme alla pubblicazione degli stessi lavori. Ciò può essere un modo efficace per richiamare l’attenzione su lavori importanti e controversi, evitando che sfuggano a possibili sfide. Questi giornali generalmente aderiscono ad alcune importanti regole. Il lavoro in questione è scritto dal ricercatore(i); non da un giornalista.
I commenti di altri scienziati sono pubblicati insieme con il lavoro, seguiti da una risposta generale dell’autore(i). alcuni dei commentatori possono essere noti per essere molto critici o persino ostili al punto di vista dell’autore, ma il gruppo dovrebbe comprendere anche altri commentatori che non sono ostili. Ciò è molto diverso da quello che Lei ha fatto.
Lei ha sbagliato nel non chiarire alla Dott.ssa Ermakova che avrebbe usato il suo contributo, al punto da non mostrargli nemmeno le bozze di quello che è stato praticamente pubblicato sulla rivista. Questo modo di fare è più appropriato ad un giornale scandalistico che ad un giornale scientifico serio, per cui una sua pubblica dichiarazione sull’accaduto come ad una svista potrebbe funzionare come un gesto per riparare al danno. Lei ha sbagliato anche nel non dare alla Dott.ssa Ermakova di rispondere alle critiche. Ora gli deve essere dato lo spazio giusto nel giornale di rispondere pienamente alle critiche sul suo lavoro, senza ulteriori commenti sia da parte sua sia da parte del suo gruppo impegnato come sostenitore delle biotech.

Dr. Mae-Wan Ho
Professor Peter T. Saunders,
Institute of Science in Society, PO Box 51885
London NW2 -9DH, www.i-sis.org.uk, e-mail: m.w.ho@I-sis.org.uk

Conclusioni

Siamo nel terzo millennio, l’uomo (Homo sapiens) ha alle sue spalle almeno 10 mila anni di storia. E’ successo di tutto, non ci dovrebbe essere più niente di cui meravigliarci, eppure di fronte ad episodi come quello sopra descritto alcuni di noi continuano a reagire come se fosse accaduto qualcosa di nuovo. N aturalmente, è una reazione giusta ed opportuna, poiché l’evoluzione ha bisogno di una lotta continua contro chi fa di tutto per accelerare la nostra estinzione e nel caso specifico lo fa agevolando l’ingegneria genetica per produrre piante, animali e microrganismi GM, che oltre ad essere inutili sono anche nocivi. Purtroppo è ormai sin troppo evidente che chi spinge le compagnie biotech, alcuni ricercatori ed editori di riviste scientifiche a favorire la produzione e diffusione di OGM è l’affare sporco e non la scienza.
Editori come quello di Nature Biotechnology dovrebbero essere severamente puniti se vogliamo migliorare la società. Questo può diventare possibile se saremo di più a lottare, facendo sentire le nostre ragioni, opinioni e commenti nelle diverse ed opportune sedi.

(1) Pietro Perrino, Dirigente di Ricerca del CNR c/o l’Istituto di Genetica Vegetale di Bari
Via G. Amendola 165/A - 70126 Bari, Italy
Tel. 080.5583608; fax: 080.5585861; cell. 339.191.5903; e.mail: pietro.perrino@igv.cnr.it


lunedì 28 dicembre 2009

Usare la "C" come cura

Questo articolo può essere diffuso liberamente posto che 1) sia riportata una chiara attribuzione all’Orthomolecular Medicine News Service, 2) che siano riportati sia il link per la sottoscrizione gratuita alle news dell’OMNS subscription http://orthomolecular.org/subscribe.html che il link all’archivio dell’OMNS http://orthomolecular.org/resources/omns/index.shtml .


Orthomolecular Medicine News Service, 15 Dicembre, 2009
Usare la "C" come cura: quantità e frequenza sono le Chiavi per la Terapia con Ascorbato 


Di Andrew W. Saul Redattore capo, Orthomolecular Medicine News Service


(OMNS, 15 Dicembre, 2009 ) Cos’ha una piccola molecola levogira, sei atomi di carbonio, sei di ossigeno e otto di idrogeno, da inquietare così tante persone della comunità medica? Forse ha a che fare con casi come questo: Ray, professionista in campo sanitario di mia conoscenza, aveva un bimbo di 11 mesi che era molto malato da più di una settimana. In famiglia nessuno, proprio nessuno, riusciva più a dormire da giorni. Restavano svegli, notte dopo notte assieme a questo bambino, che aveva febbre alta, occhi lucidi e colanti, una grande quantità di muco denso e respiro affannoso. Il bimbo non riusciva a dormire, e faceva poco altro che piangere. Era sotto le cure di un pediatra, il quale, negli undici mesi fino allora trascorsi in terra, gli aveva già prescritto dodici cicli di alcuni antibiotici molti seri. Per Ray era fin troppo apparente che questi non funzionassero e, mosso dalla disperazione, decise di provare qualcosa che in precedenza gli era stato detto di non tentare: ascorbato orale in quantità fino alla tolleranza intestinale. Ray e sua moglie diedero al loro bimbo vitamina C all’incirca ogni 15 minuti. Come risultato, il bambino migliorò notevolmente nel giro di poche ore e dormì tutta la notte. Le dosi frequenti continuarono e il bimbo si ristabilì del tutto in meno di 48 ore. Ray calcolò che il bambino aveva ricevuto unicamente poco più di 2.000 mg di vitamina C per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Ciò è anche di più di quello che l’esperto della vitamina C, il dott. Frederick Robert Klenner, prescriveva abitualmente ai pazienti malati. E’ rimarchevole che, a 20.000 milligrammi di vitamina C/giorno, quel bimbo non presentasse mai diarrea. (1) 
Con un corpo così minuto, potreste meravigliarvi e chiedervi dove andasse a finire tutto l’ascorbato dato al bimbo. Naturalmente è opinione di quelli che promulgano la quantità RDA negli Stati Uniti, e relativa mitologia nutrizionale, che quasi tutta quella vitamina C finisse inutilmente nel water. Ray e sua moglie ve la racconterebbero diversamente. Vi direbbero che il loro bimbo ammalato l’ha assorbita come una spugna, e poi si è prontamente ripreso. Ognuno scelga la risposta che gli aggrada maggiormente.


Quantità della Dose 
Il dott. Frederick Robert Klenner ricevette il suo titolo MD (dottore in medicina) alla Duke University School di Medicina e in seguito divenne specialista delle malattie toraciche. (2) Una sintesi utilizzabile dell’uso terapeutico della vitamina C fatto dal dott. Klenner è di 350 milligrammi di vitamina C per chilogrammo di peso corporeo al giorno (350 mg/kg/die), suddiviso in dosi. (3) Ciò si traduce in:


mg of Vitamin "C"
Body Weight
Number of Doses
Amount per dose
35,000 mg
100 kg
17-18
2,000 mg
18,000 mg
50 kg
18
1,000 mg
9,000 mg
25 kg
18
500 mg
4,500 mg
12,5 kg
9
500 mg
2,300 mg
6,25 kg
9
250 mg
1,200 mg
3 kg
9
130 - 135 mg


Sebbene queste quantità possano apparire elevate, il dott. Klenner in effettivo ne adoperò fino a quattro volte tanto per diverse malattie virali severe, somministrate con iniezione. Le dosi orali sopra riportate sono, per il dottore, relativamente modeste.


Frequenza della Dose 
Per coloro che non possono ottenere vitamina C endovena, è essenziale porre un’attenzione particolare a uno degli aspetti più importanti della terapia con vitamina C: dividere la dose aumenta l’assorbimento e la ritenzione della vitamina C. Dosi elevate di vitamina C implicano livelli sanguigni di vitamina più elevati, e suddividere le dosi orali mantiene quei livelli elevati. Anche se all’inizio appaiano quasi troppo ovvi per essere menzionati esplicitamente, questi sono concetti non auto-evidenti. Molti siti web medici e raccomandazioni dietetiche delle autorità continuano a ignorarli. Hilary Roberts, PhD, scrive: "Le persone stressate e anche poco ammalate possono tollerare 1.000 volte più vitamina C, e ciò implica un cambio della biochimica che è stato ignorato nello stabilire la RDA. Fissando la RDA, si è data grande importanza ai rischi, mai sostanziati, di prendere troppa vitamina C, mentre i rischi di non prenderne abbastanza sono stati ignorati. Gli scienziati reali sanno che 'nessuna evidenza scientifica' è un’espressione fantasiosa per dire 'quest’idea non ci piace.'" (4)
E ci sono parecchie evidenze di cui dispiacersi. La vitamina C, in dosi molto elevate, è stata impiegata con successo per curare dozzine di malattie (5), con letteratura peer-reviewed pubblicata durante gli ultimi 60 anni. Pertanto, l’efficacia e la sicurezza della terapia con vitamina C in megadosi dovrebbe, ormai, essere notizia vecchia. Invece non finisco mai di sorprendermi del numero di persone che rimangono all’oscuro di come la vitamina C sia il miglior antibiotico ad ampio spettro, antistaminico, antitossico e la miglior sostanza antivirale che esista. Analogamente sorprendente è la facilità con la quale alcune persone, per lo più nella professione medica, e praticamente tutti i media sono stati convinti che, in qualche modo, la vitamina C sarebbe non solo inefficace ma anche proprio pericolosa.


Pregiudizio contro l’Ascorbato Terapia 
Quando prendete in mano un libro di nutrizione o di salute e volete sapere in tutta fretta se sia buono oppure no, basta vedere se l’indice contiene la voce "Klenner" e tre altri nomi chiave: Cathcart, Stone e  Pauling. Robert F. Cathcart, un chirurgo ortopedico, ha somministrato dosi elevate di vitamina C a decine di migliaia di pazienti per decenni (6), senza riferire nemmeno di un singolo calcolo renale. Irwin Stone, il biochimico che per primo introdusse Linus Pauling alla vitamina C, è l’autore di The Healing Factor: Vitamin C against Disease. (7) Pauling cita Stone tredici volte nel suo libro fondamentale How to Live Longer and Feel Better (8), raccomandato, se ce ne fosse bisogno. L’importanza del potere della vitamina C contro le malattie infettive e croniche è straordinaria. Per me, trascurarla, è equivalente a omettere Shakespeare da un corso di letteratura inglese. 
A causa di questo pregiudizio, la maniera principale attraverso cui i pazienti (e attraverso loro, i loro medici) sono arrivati in contatto col lavoro del dott. Klenner è stato attraverso il libro di 68 pagine del dott. Lendon Smith Clinical Guide to the Use of Vitamin C: The Clinical Experiences of Frederick R. Klenner, M.D. (9) Dopo la scoperta di questo libro, uno dei miei studenti presentò una ricerca in un altro corso dibattendo un notevole numero di referenze mediche che aveva scovato sull’uso della vitamina C come cura per la poliomielite. L’insegnante di quel corso mi confidò in privato come il lavoro dello studente fosse assurdo, e lo descrisse letteralmente come un "dial tone." (10) Mi ricordo di una presentazione nutrizionale che feci allo staff di un ospedale. Stava andando tutto bene fino a quando menzionai l’uso della vitamina C come antibiotico, come faceva il dott. 
Klenner. L’atmosfera cambiò subito. E quanti di noi hanno sentito questo vecchio stereotipo: "Se la vitamina C fosse così buona, ogni dottore la prescriverebbe!"
Il cardiologo Thomas Levy, MD, spiega: "Non ho trovato nessun ricercatore medico convenzionale che abbia effettuato qualche studo clinico su qualche malattia infettiva impiegando dosi di vitamina C comparabili a quelle usate da Klenner. Qualsiasi agente terapeutico, se usato in dose abbastanza piccola, dimostrerà poco o nessun effetto su un processo infettivo o una malattia." (11)


Dosi Preventive 
Il dott. 
Klenner raccomandava dosi preventive tra 10.000 e 15.000 mg/die. Consigliava ai genitori di dare ai loro bambini tanti grammi di vitamina C per quanti anni avevano ( 1 g = 1.000 mg). Cioè 2.000 mg/die per un bambino di due anni, 9.000 mg/die per uno di nove, e per bambini più grandi raggiungere un tetto di circa 10.000 mg/die. Per quanto mi riguarda, dico solo, "Prendete abbastanza C da essere senza sintomi, di qualsiasi quantità si tratti." Per la mia famiglia ha funzionato. Ho cresciuto i miei figli fino al college e non hanno mai assunto una dose di antibiotico. Neanche una volta. 
E’ ormai tempo che i professionisti medici accettino di buon grado la vitamina C in megadosi e il suo potere di curare gli ammalati. Cura è, di molto, la miglior parola che esista nella medicina. Sembrerebbe che non si possa dire dire "cura" senza "C." Non penso che il dott. Klenner avrebbe qualcosa da ridire.
(Andrew W. Saul insegna nutrizione, scienza della salute e biologia cellulare per i college, e ha vinto tre fellowship come insegnante del New York State. 
E’ autore di Doctor Yourself e Fire Your Doctor! (Trad.it. Fire your doctor – Ottieni la buona salute in maniera indipendente, Ed.Macro, 2009) e, con il dott. Abram Hoffer, coautore di Orthomolecular Medicine for Everyone e The Vitamin Cure for Alcoholism. Saul è apparso nel documentarioFood Matters.)


References:
(1) La tolleranza intestinale come indicatrice della saturazione della vitamina C è discussa dal dott. RF Cathcart inhttp://www.doctoryourself.com/titration.html http://www.doctoryourself.com/cathcart_thirdface.html
(2) Per ulteriori informazioni sulla vita e sul lavoro del dott. Klenner: http://www.doctoryourself.com/klennerbio.html
(3) Klenner FR. The significance of high daily intake of ascorbic acid in preventive medicine, p 51-59, in: A Physician's Handbook on Orthomolecular Medicine, Third Edition, Roger Williams, PhD, ed. Keats, 1979.
(4) Hickey S and Roberts H. Ascorbate: The science of vitamin C. 2004. ISBN 1-4116-0724-4 . Morrisville , NC : Lulu.
(7) Il testo completo del libro di Irwin Stone The Healing Factor è liberamente accessibile su http://vitamincfoundation.org/stone/
(8) Pauling L. How to Live Longer and Feel Better, revised edition, 2006. ISBN-13: 9780870710964 . Commentato suhttp://www.doctoryourself.com/livelonger.html
(9) Il testo completo dello scritto del dott. Frederick R. Klenner Clinical Guide to the Use of Vitamin C è liberamente accessibile su
http://www.seanet.com/~alexs/ascorbate/198x/smith-lh-clinical_guide_1988.htm

(10) Nd.t. Segnale di linea libera, per indicare nessun contenuto informativo trasmesso.
(11) Levy TE. Vitamin C, Infectious Diseases, and Toxins: Curing the Incurable. Livon Books, 2002. ISBN: 1-4010-6963-0 and 978-1401069636 – Trad.it Vitamina C, Malattie infettive e tossine, Ed Macro, 2006

Tradotto per www.disinformazione.it da Stefano Pravato

domenica 27 dicembre 2009

Il giudice Forleo coinvolto in un incidente stradale




Nel corso dei telegiornali di regime (almeno per ora) non è stato neppure accennato all'"incidente automobilistico" in cui è rimasta coinvolta Clementina Forleo, mentre interi servizi ed approfondimenti sono stati dedicati alla simulazione che ha avuto per protagonista Silvio Berlusconi. Sono in corso accertamenti sulla dinamica del sinistro, ma non dimentichiamo che la Forleo è uno dei pochi magistrati, se non l'unico in Italia, ad aver veramente indagato su questioni scabrose, pure sfiorando il problema delle "scie chimiche". Alcuni anni fa, i genitori della Forleo morirono in uno strano incidente stradale. Un altro avvertimento?


ROMA (5 dicembre) - Clementina Forleo è rimasta ferita ieri sera in un incidente, finendo con la sua Opel contro il guardrail sull'autostrada per Milano, all'altezza del casello di Lodi. Il magistrato tornava a casa dopo la giornata in tribunale a Cremona, dove ora presta servizio. Al pronto soccorso dell'Ospedale Maggiore di Lodi sono state riscontrate al magistrato fratture allo zigomo ed alla mandibola, ma la Forleo ha rifiutato il ricovero.

Salvata dall'airbag. Sulle cause dell'incidente indaga la polizia stradale di Guardamiglio, in provincia di Lodi. Non si esclude che un automobilista abbia compiuto una manovra azzardata ed abbia tagliato la strada alla Opel. L'airbag ha salvato la vita al giudice Forleo, ma l'impatto è stato violento. Il presidente del tribunale di Cremona, Carlo Maria Grillo, è stato il primo ad essere informato dalla polizia stradale. Ieri la Forleo aveva celebrato alcuni processi come giudice monocratico. Alle tre del pomeriggio e per oltre un'ora e mezzo, era stata impegnata nell'udienza preliminare sui formaggi avariati e riciclati, infine era attesa in carcere per un'udienza di convalida di un arresto. Rientrata in tribunale e sbrigate le ultime incombenze, era ripartita per Milano.

Secondo il deputato dell'Italia dei valori, Pierfelice Zazzera, «La Forleo è stata spinta fuori strada da un'auto poi fuggita» . Zazzera ha chiesto un servizio di tutela per il magistrato. «Siamo preoccupati - ha detto Zazzera - per l'atteggiamento sordo di chi dovrebbe tutelare la magistratura e non lo fa, soprattutto in relazione all'episodio della scorsa notte, tanto più che, come si ricorderà, i genitori del magistrato brindisino sono rimasti uccisi in un incidente ancora pieno di misteri. Ci auguriamo che chi di competenza intervenga quanto prima, sia in relazione alla scorta sia per l'accertamento dei fatti della scorsa notte».

L'incidente non sarebbe legato ad un impatto con un'altra auto. A sostenerlo, fonti di Palazzo di giustizia secondo le quali, per ora, si dovrebbe escludere l'ipotesi di un impatto con un altro veicolo. La polizia stradale propenderebbe per una manovra brusca da parte del G.I.P. di Cremona, manovra che potrebbe essere stata innescata dall'improvviso cambio di corsia di un' altra vettura.

Leggi qui l'articolo tratto dal quotidiano Il Messaggero.




Codice binario o codice morse? CHEMTRAILS CODE




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Quella sovranità della moneta in mani private




Abbiamo ricominciato a tremare per le banche. Abbiamo ricominciato a tremare addirittura per gli Stati, a rischio di fallimento attraverso i debiti delle banche. Si è alzata anche, in questi frangenti, la voce di Mario Draghi con il suo memento ai governanti: attenzione al debito pubblico e a quello privato; dovete a tutti i costi farli diminuire. Giusto. Ma l’unico modo efficace per farli diminuire è finalmente riappropriarsene. Non è forse giunta l’ora, dopo tutto quanto abbiamo dovuto soffrire a causa delle incredibili malversazioni dei banchieri, di sottrarci al loro macroscopico potere? Per prima cosa informando con correttezza i cittadini di ciò che in grande maggioranza non sanno, ossia che non sono gli Stati i padroni del denaro che viene messo in circolazione in quanto hanno delegato pochi privati, azionisti delle banche centrali, a crearlo. Sì, sembra perfino grottesca una cosa simile; uno scherzo surreale del quale ridere; ma è realtà. C’è stato un momento in cui alcuni ricchissimi banchieri hanno convinto gli Stati a cedere loro il diritto di fabbricare la moneta per poi prestargliela con tanto di interesse. È così che si è formato il debito pubblico: sono i soldi che ogni cittadino deve alla banca centrale del suo paese per ogni moneta che adopera.

La Banca d’Italia non è per nulla la «Banca d’Italia», ossia la nostra, degli italiani, ma una banca privata, così come le altre Banche centrali inclusa quella Europea, che sono proprietà di grandi istituti di credito, pur traendo volutamente i popoli in inganno fregiandosi del nome dello Stato per il quale fabbricano il denaro. Ha cominciato la Federal Reserve (che si chiama così ma che non ha nulla di «federale»), banca centrale americana, i cui azionisti sono alcune delle più famose banche del mondo quali la Rothschild Bank di Londra, la Warburg Bank di Berlino, la Goldman Sachs di New York e poche altre. Queste a loro volta sono anche azioniste di molte delle Banche centrali degli Stati europei e queste infine, con il sistema delle scatole cinesi, sono proprietarie della Banca centrale europea. Insomma il patrimonio finanziario del mondo è nelle mani di pochissimi privati ai quali è stato conferito per legge un potere sovranazionale, cosa di per sé illegittima negli Stati democratici ove la Costituzione afferma, come in quella italiana, che la sovranità appartiene al popolo.

Niente è segreto di quanto detto finora, anzi: è sufficiente cercare le voci adatte in internet per ottenere senza difficoltà le informazioni fondamentali sulla fabbricazione bancaria delle monete, sul cosiddetto «signoraggio», ossia sull’interesse che gli Stati pagano per avere «in prestito» dalle banche il denaro che adoperiamo e sulla sua assurda conseguenza: l’accumulo sempre crescente del debito pubblico dei singoli Stati. Anche la bibliografia è abbastanza nutrita e sono facilmente reperibili sia le traduzioni in italiano che i volumi specialistici di nostri autori. Tuttavia queste informazioni non circolano e sembra quasi che si sia formata, senza uno specifico divieto, una specie di congiura del silenzio. È vero che le decisioni dei banchieri hanno per statuto diritto alla segretezza; ma sappiamo bene quale forza pubblicitaria di diffusione la segretezza aggiunga alle notizie. Probabilmente si tratta del timore per le terribili rappresaglie cui sono andati incontro in America quegli eroici politici che hanno tentato di far saltare l’accordo con le banche e di cui si parla come dei «caduti» per la moneta. Abraham Lincoln, John F. Kennedy, Robert Kennedy sono stati uccisi, infatti (questo collegamento causale naturalmente è senza prove) subito dopo aver firmato la legge che autorizzava lo Stato a produrre il dollaro in proprio.

Oggi, però, è indispensabile che i popoli guardino con determinazione e consapevolezza alla realtà del debito pubblico nelle sue vere cause in modo da indurre i governanti a riappropriarsi della sovranità monetaria prima che esso diventi inestinguibile. È questo il momento. Proprio perché i banchieri ci avvertono che il debito pubblico è troppo alto e deve rientrare, ma non è possibile farlo senza aumentare ancora le tasse oppure eliminare alcune delle più preziose garanzie sociali; proprio perché le banche hanno ricominciato a fallire (anche se in realtà non avevano affatto smesso) e ci portano al disastro; proprio perché è evidente che il sistema, così dichiaratamente patologico, è giunto alle sue estreme conseguenze, dobbiamo mettervi fine. In Italia non sarà difficile convincerne i governanti, visto che più volte è apparso chiaramente che la loro insofferenza per la situazione è quasi pari alla nostra.




Avvistamento UFO nel riminese: il testimone ne è convinto, non erano lanterne cinesi.


E' stato un residente delle campagne della Valconca a lanciare l'allarme: "Erano luci strane, veramente insolite. Hanno iniziato prima a muoversi tutte in fila, poi sono schizzate da una parte all’altra"


Nell’edizione del 15 Dicembre 2009 del Resto del Carlino, è apparso un articolo relativo all’avvistamento di circa 35 sfere luminose nei cieli della provincia di Rimini, in particolare sulle campagne di Montalbano in Valconca.
L’articolo, a firma di Rita Celli, riassume i dettagli dell’avvistamento così come raccolti dalla viva voce di un cittadino del posto, il Sig. Mauro, che è stato testimone dello straordinario evento e che ha segnalato prontamente la notizia ai giornali.
A seguito della pubblicazione dell’articolo, si è scatenato in rete il consueto gioco di smentite rilanciato a catena da diverse testate giornalistiche on-line, più o meno specializzate sul tema.
La conclusione è stata subito una: si è trattato delle solite lanterne cinesi, oggetti di carta leggera tipiche della tradizione orientale, che volano sospinte da una candela come delle piccole mongolfiere.
Inutile dire che sebbene molti casi di avvistamento possano effettivamente essere ricondotti al fenomeno delle lanterne, non sempre è possibile dare una spiegazione di tipo “convenzionale”.
Quest’ultimo caso, in particolare, per i dettagli che sono stati foruniti dal testimone sembra appunto sfuggire all’ipotesi di una natura umana del fenomeno.
Il Sig. Mauro, che mi ha gentilmente contattato per conoscere la mia opinione in merito, ha voluto ribadire ancora una volta alcuni dettagli estremamente importanti relativi al suo avvistamento i quali non farebbero escludere, a suo dire, una natura “aliena” del fenomeno.
Questi i dettagli più interessanti che sono stati forniti dal testimone:
1) gli oggetti luminosi venivano da oltre le colline (dalle Marche)
2) erano alti..molto alti
3) andavano veloci e a scatti
4) facevano delle evoluzioni
5) quella notte pioveva e dal momento che le lanterne sono fatte di carta, avrebbero dovuto spegnersi velocemente.
Riporto di seguito la riproduzione dell’articolo del Resto del Carlino con l’intervista al Sig. Mauro e un video inserito da lui stesso su Youtube.
 L’ARTICOLO APPARSO SUL RESTO DEL CARLINO DEL 15 DICEMBRE 2009

























IL VIDEO DELL’AVVISTAMENTO



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Pulsar: messaggi da civiltà dello spazio?




Il pulsar è una stella di neutroni in rapida rotazione e che emette fasci di onde radio simili a quelle di un radiofaro veloce. I radiotelescopi sulla Terra captano tali onde nella forma di impulsi radio periodici di notevole regolarità. Il nome pulsar è una contrazione di pulsation radio source(radio sorgente pulsante) ed è stato scelto in analogia al termine quasar. La prima pulsar fu scoperta nel 1967 da Jocelyn Bell Burnell, una giovane radioastronoma che lavorava a Cambridge, sotto la supervisione di Anthony Hewish. L'équipe di Cambridge rilevò che l'oggetto scoperto era molto più piccolo delle stelle appartenenti alla sequenza principale, non maggiore di un pianeta come la Terra. Insieme con l'estrema precisione dell'intervallo tra i due impulsi successivi, questa conclusione indusse i radioastronomi a considerare la possibilità che i segnali captati potessero provenire da una civiltà extraterrestre, ma la scoperta di altre pulsar mostrò che non poteva essere così e che doveva trattarsi di un fenomeno naturale.

Nel 2006 lo scienziato statunitense Paul A. La Violette, in un saggio intitolato Decoding the message of the pulsars, Intelligent communication from the galaxy, ha riproposto la teoria secondo la quale le onde radio delle pulsar sarebbero comunicazioni di popoli delle stelle. Andrew Collins in Segnali dallo spazio profondo, 2009, ipotizza che questi astri di neutroni siano delle creature senzienti in grado di alterare frequenza, forza e natura delle loro emissioni elettromagnetiche: infatti, secondo Collins, la vita nel cosmo potrebbe non essere basata solo sul carbonio (e sul silicio, aggiungo), ma pure sul plasma.

Come si accennava, La Violette opina che la vera natura di questi oggetti celesti sia stata grossolanamente fraintesa. Egli avrebbe scoperto, con uno studio durato ventisette anni, che un numero di singolari pulsar è distribuito in modo non casuale: si tratterebbe di una dislocazione significativa secondo il punto di vista di una civiltà aliena. Nel suo libro, il ricercatore "illustra l'evidenza di inusuali allineamenti tra le pulsar ed interessanti correlazioni tra i periodi degli impulsi. Importante è il messaggio che gli extraterrestri stanno inviando, un avvertimento su un cataclisma dovuto ad un'esplosione del nucleo della Galassia. Questa ammonizione potrebbe aiutare l'umanità ad evitare una futura tragedia di proporzioni globali. Il titolo di La Violette contiene analisi approfondite delle pulsar, con nuove idee sulla loro genesi e sulle loro funzioni, fornisce prove di una rete extraterrestre di comunicazione, include informazioni sui crop circles e sulla tecnologia con cui vengono disegnati."

L'autore ritiene che le pulsar siano nane bianche dotate di generatori di sincrotroni creati da una società galattica intenta a trasmettere messaggi a noi terrestri.

Come valutare l'ipotesi sopra riassunta? Appare bizzarra, benché La Violette sia studioso di valore, abituato a condurre indagini rigorose con l'ausilio di dati e di fonti che spaziano dall'Archeoastronomia alla Fisica, dalla Storia alla Cosmologia... Più che altro il presunto proposito di inviare una comunicazione alla Terra per opera di una star nation,sembra il canovaccio di un romanzo fantascientifico: sappiamo quanto sovente la fantascienza sia illuminata da folgoranti intuizioni sul destino e la storia segreta dell'umanità. Tuttavia credo che l'origine artificiale delle pulsar non sia stata ancora dimostrata in modo incontrovertibile, anche se forse in futuro ciò avverrà. L’universo è più misterioso di quanto immagini la più fervida fantasia.

La congettura di La Violette non è comunque priva di un suo fascino abissale, apocalittico: civiltà sideree inviano messaggi attraverso gli spazi gelidi del cosmo per avvisare dei rischi che incombono su un'umanità distratta ed incamminata fatalmente verso l'autodistruzione.

Su un pianeta defunto e freddo, fra cumuli di macerie fumanti e foschi bagliori di incendi, echeggia un segnale che nessuno ormai può più udire.

Fonti:

A. Collins, Segnali dallo spazio profondo, in X Times n. 14, dicembre 2009
Enciclopedia dell’Astronomia e della Cosmologia, a cura di John Gribbin, Milano, 2006, s.v. pulsar
P. A. La Violette, Decoding the message of the pulsars, Intelligent communication from the galaxy, 2006



sabato 26 dicembre 2009

Scie chimiche ed invisibilità


In un eccellente articolo, intitolato Presenze invisibili, Umberto Visani, focalizza l'attenzione sugli orbs e sulle sfere di luce, ampliando il discorso alle tecnologie militari riguardanti l'invisibilità. Correttamente l'autore osserva che l'industria militare è di almeno trent'anni più avanti rispetto alle tecnologie civili, a disposizione dei comuni mortali. E' dunque per lo meno plausibile che gli eserciti delle superpotenze siano dotati di sistemi stealth totali. A tale proposito, Visani osserva:"L'esame di video e fotografie in cui si vedono sfere di luce che producono scie doppie come comuni aerei non può non far pensare che, dietro una sorta di copertura visiva (cloaking in inglese) che induce a vedere esclusivamente un globo, non ci sia in realtà un velivolo con due motori sulle ali (rese invisibili) che rilascia le classiche scie degli aerei (con il termine 'classico' ormai è più opportuno indicare una scia chimica piuttosto che una di condensazione)".

La tecnologia stealth fu escogitata per conferire l'invisibilità radar parziale a navi ed aeroplani, grazie alla forma del mezzo militare e di superfici radar assorbenti (R.A.S.). Inoltre l’aeromobile (o l'unità navale) deve essere dotato di bassa tracciatura termica (Infrared signature) affinché non venga localizzato attraversi sistemi all'infrarosso. Già nella metà degli anni ‘70 del XX secolo fu fabbricato il prototipo del futuro F117A, il cosiddetto aereo invisibile.

Il passo successivo fu l'invisibilità ottica: secondo Rashid Zeineh, ricercatore della società californiana Advanced american enterprise ed inventore dello Stealth technology system (S.T.S.), esiste già un apparato per l'occultamento visivo applicato ai cosiddetti U.C.A.V. (Unmanned combat air vehicles, ossia velivoli da combattimento senza pilota), ai veicoli terrestri e persino ai soldati: questo apparato garantisce un'invisibilità totale fino a sette-otto metri di distanza dall'osservatore. Pare che l'occultamento sia ottenuto con una serie di videocamere e proiettori che generano immagini dell'ambiente limitrofo sulla superficie del mezzo o del soldato che, in questo modo, si mimetizza con gli oggetti intorno.

Sembra, però, che nel caso delle sfere chimiche, la tecnologia usata per l'invisibilità sia un'altra: infatti questi ordigni, mentre percorrono la loro traiettoria in maniera del tutto assimilabile al volo tipico di un aereo, progressivamente assumono la sagoma di un velivolo, perdendo l'invisibilità. Ci si deve porre a questo punto per lo meno due domande: quale tecnologia determina l'occultamento ottico? Per quale motivo gli artefici dell'operazione "chemtrails" non rendono del tutto impercettibili gli apparecchi, lasciando che si scorga una sfera generante una doppia scia?

Al primo quesito non è difficile rispondere: sono disponibili materiali in grado di deviare i fasci di fotoni con cui gli oggetti diventano visibili all'occhio umano. La seconda questione chiama in causa i piani delleélites che, come già ammonì Carol Rosin, rilanciando le dichiarazioni di Werner Von Braun, intendono instillare la paura e l'ostilità nei confronti degli alieni. Per conseguire tale obiettivo è necessario insinuare il dubbio tra gli ufologi e l'opinione pubblica che extraterrestri malvagi usano delle sfere per disperdere veleni nella biosfera. E' d'altronde questa l'affrettata conclusione cui sono giunti alcuni ricercatori, dopo aver esaminato istantanee e filmati ove si notanocilindri e globi con scie. In tale contesto, s'inquadrano i singolari fenomeni in Norvegia ed a Mosca: nei cieli di Tromso (Norvegia) è stato osservato un vortice azzurro, sulla capitale russa una piramide. Vari studiosi hanno ipotizzato che siano state impiegate tecnologie atte a proiettare giganteschi ologrammi, intesi come esperimenti in vista di una falsa invasione aliena o di un'altrettanto falsa Parousia del Cristo, nell'ambito del famigerato Progetto Bluebeam.

La saturazione dell'atmosfera con elementi e composti chimici e la sua trasformazione in qualcosa di simile al plasma, con l'irradiazione di onde elettromagnetiche in sinergia con il bario, paiono i presupposti adatti per la proiezione di un film in mondovisione. Una volta saggiata la reazione della popolazione, persuasa anche attraverso una capillare ed ossessiva campagna ad hoc, che le civiltà dello spazio sono tutte ostili, sarà possibile instaurare un governo mondiale di tipo totalitario, con il pretesto di difendersi dal "nemico esterno" contro cui incanalare l'astio e la xenofobia.

E' una strategia vecchia come il mondo, ma purtroppo sempre efficace.


Fonti:

U. Visani, Presenze invisibili, 2009, in X Times n. 14
Zret, Scie chimiche: un'altra angolazione, 2006



Neve artificiale


Nel periodo pre-natalizio sono cadute copiose nevicate in molte regioni italiane. Le temperature sono state molto rigide anche in pianura così che la neve ha ammantato non solo le dorsali montuose, ma anche le colline e le aree urbane, causando problemi alla circolazione automobilistica (su strade ed autostrade) e ferroviaria. Anche il traffico aereo ha subìto notevoli ritardi e cancellazioni di voli. A causa del ghiaccio che si forma sulle ali, molti aerei non sono decollati, poiché le scorte dello speciale prodotto utile per sciogliere il ghiaccio, stando alle fonti ufficiali, si sono presto esaurite. Nel frattempo, però, i velivoli chimici hanno continuato ad incrociare sopra le nuvole quasi certamente per indurre le abbondanti precipitazioni piovose e nevose.

A proposito della neve, molti testimoni hanno osservato che aveva una consistenza del tutto particolare: più che farinosa, era come sgranata; era poi pressoché impossibile appallottolarla. E' plausibile che si sia trattato di neve artificiale: già due anni or sono, quando nel Midwest degli Stati Uniti, cadde la neve, risultò che nei fiocchi erano inclusi acari ed insetti, molti dei quali sembravano essere il risultato dimanipolazioni biotecnologiche. Alcuni di questi organismi sono in grado di sopravvivere per settimane in assenza di ossigeno.

E' stato altresì accertato che sia la neve programmata, sparata con cannoni ad hocsulle piste degli impianti sciistici, sia la neve all'apparenza naturale, contengono il batterioPseudomonas Syringae, usato per innalzare il punto di congelamento. E' stato rintracciato anche il batterioPseudomonas aeruginosa, causa della polmonite. La prova incontrovertibile che dimostra l'artificialità del fenomeno risiede neifilamenti di polimeri che sono stati scorti e fotografati nei giorni scorsi: le fibre si sono impigliate ai rami degli alberi, appiccicate ai pali dei cartelli stradali, alle ringhiere dei terrazzi... Non crediamo a quegliimbonitori che spacciano questi filamenti polimerici per tele di fantomatici ragni migratori.

Ora, si deve concludere che la morsa di gelo che ha attanagliato molti stati europei è stata una manifestazione meteorologica naturale, ma non si possono escludere pesanti interventi per incrementare rovinose piogge e nevicate che sono state, in alcuni casi, il pretesto per mandare i soldati nelle città con il fine di liberare le strade principali dalla neve ivi ammassatasi. La militarizzazione strisciante del territorio si è così associata alle solite operazioni chimico-biologiche, intensificatesi in un periodo dell'anno tanto delicato, perché concomitante con gli spostamenti del periodo natalizio.



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