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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

domenica 17 gennaio 2010

E' NATO IL DECRETO “AD AZIENDAM” Sotto attacco l'articolo 21 della Costituzione




Con la presentazione del “decreto tv” torna d'attualità il tema del conflitto d'interessi e della minaccia alla libertà d'espressione. Il provvedimento in esame sembra infatti volto ad affossare la libera concorrenza tra network televisivi privilegiando in maniera spudorata le reti mediaset oltre che ostacolare pesantemente la libera circolazione delle informazioni via web.

L'elemento però più letale per un qualsiasi sistema democratico si cela nel metodo di intimazione della decisione che diventa così imposizione totalitarista. La norma viene infatti sottratta ad un qualsiasi dibattito parlamentare concedendo ai nostri organi istituzionali solo la possibilità di esprimere un parere in merito, un parere che si sottolinea non è per nulla vincolante.

Il decreto rappresenta un duro colpo alla libertà democratica e si nasconde dietro le false spoglie di un recepimento di una direttiva comunitaria. Le indicazioni europee riguardano le regolamentazioni della pubblicità ma viene specificato che i provvedimenti da adottare non possono essere applicati al web, cosa che nella normativa italiana è stata puntualmente disattesa.
Facendo invece riferimento ad una legge delega farsa di appena 11 righe create ad hoc, il governo ha redatto un articolato decreto che trasforma radicalmente il panorama della regolamentazione televisiva e via internet.

Nel decreto:
- vengono cancellate con un colpo di spugna le norme introdotte nel 1998 e del 2007 a sostegno del cinema italiano, ma questo è forse il male minore.
- si riscrivono i limiti per gli affollamenti pubblicitari. Per i canali satellitari, patria dei concorrenti mediaset, il limite massimo tollerato passa dal 18% al 12% della programmazione. Per i canali “in chiaro”, dominio incontrastato di casa mediaset, la pubblicità potrà occupare il 18% delle trasmissioni. Questo 18% poi, non potendo essere applicato alle repliche televisive, può passare ad essere un 22% reale, sforando così addirittura la direttiva europea al quale il decreto dice di ispirarsi. Altra conseguenza di questa norma è la cancellazione di alcune indagini della magistratura che stava inquisendo mediaset per lo sforamento del tetto pubblicitario.
- il pericolo per il diritto del cittadino di diffondere informazioni via web è contenuto nell'art.4, comma 1, lettera A. Qui si afferma che nella definizione generale di servizi media-audiovisivi debbano rientrare anche le trasmissioni via internet e così chiunque vuole trasmettere immagini in streaming si troverà costretto a chiedere l'autorizzazione governativa e dell'AGICOM, al pari di un emittente televisiva.


fontehttp://susannaambivero.blogspot.com/

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