“Tutto è veleno, niente è veleno, conta solo la dose”[1]. Questa massima attribuibile al celebre Dr. francese Jean Valnet racchiude l’idea generale di come funziona o dovrebbe funzionare l’introduzione di sostanze in un organsimo vivente come il corpo umano.
Il fluoro fu isolato nel 1886 dal farmacista H. Moissan (premio nobel), la sua azione si rivolge alla costruzione dello smalto dentale, delle ossa e dei tendini, tuttavia va ricordato che nessun struttura umana è formata o creata da un unico elemento, cosa che va in contrasto con le attuali terapie mediche le quali utilizzano un approccio tutt’altro che olistico.
Un caso esemplare sono le ossa umane, nella loro creazione sono coinvolti numerosi elementi, non solo il conosciutissimo calcio e il fluoro, ma anche altri elementi come il magnesio, il silicio, il fosforo, la vitamina C e D, i bioflavonoidi (vitamina P/C²), tuttavia l’establishment medico mondiale continua la propaganda per le terapia al calcio (per i disturbi ossei) e al fluoro (addizionato a dentifrici e all’acqua potabile) per la salute dei nostri denti.
Il dosaggio giornaliero raccomandato del fluoro si aggira sui 2 mg, una quantità minima (in confronto ad altre dosi giornalieri raccomandate come 6 gr. di potassio o 1 gr. di sodio) e questa dose raccomandata non deve superare questo livello, dopo il quale la concentrazione di fluoro diventa tossica, cosa che facilmente può avvenire bevendo acqua fluorizzata, utilizzando dentifrici e mangiando alimenti che lo contengono (frumento,orzo,riso,albicocca,uva,patate,ravanello,pomodoro,etc..).
Per questi motivi il livello di tossicità del fluoro è molto vicino alla sua dose terapeutica, particolarità che ha rappresentato una occasione d’oro per le corporation farmaceutiche e chimiche.
Il fluoro ha una tossicità elevatissima, superiore a quella del piombo. La quantità limite nell’acqua potabile non dovrebbe mai superare le 0.3/0.4 parti per milione. In realtà, in molte zone del mondo, USA e Italia compresa, i valori di fluoro a volte superano 1.5 parti per milione. Uno studio effettuato dall’ Università Internazionale della Florida stabilisce che 0.45 parti per milione di fluoruro di sodio nell’acqua potabile inducono un’avvelenamento lento e graduale, in grado di intorpidire i sensi e le facoltà mentali.
Il fluoro nelle sue varie forme è un ingrediente comune in vari prodotti altamente tossici soprattutto se usati in maniera impropria: veleni per topi e per scarafaggi, anestetici, farmaci psichiatrici (Prozac) e gas nervino.
L’utilizzo pioneristico di questo elemento (o meglio il suo sovradosaggio) nell’acqua potabile sembrerebbe essere una invenzione nazista, utilizzata anche dai sovietici, la I.G. Farben (oggi esistente come parte della Bayer) ne produceva grandi quantità per poi addizionarle all’acqua potabile all’interno dei campi di concentramento con l’unico scopo di impigrire la capacità critica delle menti dei prigionieri.
Il chimico Charles Perkins nel 1954 avviò una ricerca destinata alla Fondazione Lee (Milwaukee) per la ricerca nutrizionale nella quale affermava “I chimici tedeschi elaborarono un piano molto ingegnoso e di vasta portata di controllo delle masse, che venne sottoposto e adottato dallo stato maggiore tedesco. Questo piano doveva controllare la popolazione attraverso la somministrazione di farmaci, disciolti anche nell’acqua potabile. Con questo metodo i nazisti potevano controllare la popolazione in vari modi, ridurla mediante l’addizione nelle acque di farmici che provocavano la sterilità nelle donne, e così via. In questo schema di controllo delle masse, il floruro di sodio occupava una posizione preminente. [..] chiunque beva acqua addizionata artificialmente al fluoro per un periodo di un anno o più non sarà mai più la stessa persona nè da un punto di vista mentale nè fisico.”
In questo contesto le pressanti raccomandazioni che trovano sempre spazio su tg, quotidiani o su riviste “specializzate” circa l’assunzione di 1,5/2 lt. di acqua al giorno lasciano molti dubbi, ovviamente ora non vogliamo criticare la nozione del reintegro salino mediante acqua ma soltanto indicare all’attenzione dei lettori come un utile consiglio possa diventare anche altro..
Detto questo vediamo un altro aspetto di questa questione, le cure “alternative” per la carie, il più “popolare” disturbo dei denti.
Abbiamo esordito dicendo che la quantità è tutto in medicina, il litio per esempio in quantità minime è un utile complemento per la depressione e altri squilibri neuro-psichici e viene abbondantemente utilizzato in oligoterapia, impiegato invece in grandi dosi diventa altamente tossico per lo stesso sistema nervoso.
La carie è un prodotto di vari fattori, si ha un impoverimento del terreno biologico delle cellule che costituiscono i denti (correlato a un deficit più generico del terreno biologico dell’intero organismo), una situazione ideale per il proliferarsi di microbi e batteri all’interno della mucosa orale, in questo ambiente con poche o scarse difese il consumo di cibi e bevande zuccherate farà da catalizzatore, rappresentando un ottimo carburante per la moltiplicazione batterica. Il risultato finale sarà la decalcificazione e degradazione dello smalto e della dentina, processo che se non arrestato potrà raggiungere la polpa dentaria con la conseguenza di pulpite, una carie penetrante.
Le terapie in uso nella medicina naturale prevedono l’utilizzo di macerati glicerici di Abies pectinata e di Betula verrucosa, oligoelementi come Rame-Oro-Argento, Fluoro e Manganese, il reintegro di minerali e vitamine (soprattutto attraverso l’alimentazione) e ovviamente la sospensione dell’utilizzo di tutto il junk-food, specialmente quello contenente zucchero, per finire bisogna garantire l’equilibrio della flora batterica intestinale che porterà un successivo riequilibrio della mucosa orale.
Le possibili soluzioni
Per quanto riguardo l’utilizzo dell’acqua potabile sono reperibili in commercio varie soluzioni casalinghe che depurano e rivitalizzano l’acqua dei nostri rubinetti.
Per un alternativa ai dentifrici in commercio proponiamo una “ricetta” fatta in casa. Mescolate dell’argilla bianca (la meno dura delle argille, quindi la più indicata) in 100 ml d’acqua (prefiribilmente defluorizzata) con alcune gocce di olio essenziale (una decina andranno bene, potete usare o.e. di timo,salvia,menta..), che ricordiamo hanno proprietà antibatteriche, fino ad ottenere un composto piuttosto consistente, il tutto da consevare in un barattolo di vetro.
Ciclicamente può essere utilizzato anche una variante della “ricetta” con l’aggiunta di un pizzico di bicarbonato di sodio, questa modifica permette di sbiancare i denti secondo necessità, ma non andrebbe utilizza troppo a lungo per non graffiare lo smalto dei denti.
Sembra comunque che in molti utilizzino ancora il sapone di marsiglia per la pulizia dei loro denti, come era usanza per i nostri avi prima della rivoluzione industriale, come suggerisce il Dr. Jean Valnet [2].
[1]-[2] “Cura delle malattie con ortaggi, frutta e cereali”, Dr. Jean Valnet, Giunti editore



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