Immagini da National Geographic Italia del 1999, Vol. 4, N. 4 "I Segreti del Gene"
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«Non ti imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dèi stranieri, e l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ben presto vi distruggerebbe»
Un buon punto d’inizio per analizzare la storia genetica degli ebrei è il cromosoma Y di Aronne. Nel librodell’Esodo, Dio stabilisce che il fratello di Mosè, Aronne, e tutti i suoi discendenti maschi dovranno essere sommi sacerdoti di Israele. Anche oggi, gli uomini che possono considerarsi diretti discendenti maschi di Aronne svolgono ruoli di particolare responsabilità in molte sinagoghe, come sovrintendenti ad alcuni riti. Nella cultura e nella tradizione ebraiche, i discendenti di Aronne sono detti cohanim (il termine ebraico corrispondente a «sacerdoti»); dal singolare del sostantivo, cohen, derivano molti cognomi, come Cohen, Cohn, Kahn.
Dato che gli uomini trasmettono il proprio cromosoma Y ai figli maschi, tutti i discendenti maschi di Aronne devono aver avuto lo stesso cromosoma Y che, a loro volta, avranno trasmesso ai propri figli maschi e cosi via, da una generazione all’altra, fino ai cohanim di oggi. Con il passare del tempo, nelle linee genetiche derivate dal cromosoma Y di Aronne si sono avute mutazioni che hanno reso le sequenze nucleotidiche degli attuali discendenti maschi di Aronne piuttosto diverse una dall’altra. L’aplotipo originale tuttavia dovrebbe essere ancora riconoscibile come una figura dietro uno schermo traslucido.
Qualche anno fa un gruppo di genetisti del Haifa Technion University College di Londra e della University of Arizona si è proposto di trovare il cromosoma Y di Aronne. Esaminando campioni di cellule prelevate dall’interno delle guance di circa 200 ebrei maschi israeliani, nordamericani e inglesi, gli studiosi hanno cercato specifici marcatori genetici nel cromosoma Y di ciascun individuo. Ecco il risultato dell’indagine: gli ebrei che non si identificavano come cohanim presentavano un ampio assortimento di marcatori sul cromosoma Y, nessuno dei quali risultava avere una frequenza particolare. Tra i cohanim invece circa il 50% presentava un particolare insieme di marcatori, e ciò indicava che il cromosoma Y di tutti questi uomini doveva derivare da un antenato comune. I ricercatori indicarono questo modello genetico come Cohen Modal Haplotype («aplotipo modale Cohen», dove con «modale» si intende, secondo la terminologia della statistica, «più comune»).
Le mutazioni più recenti rilevate tra gli uomini dotati di questo aplotipo hanno anche permesso ai ricercatori di calcolare quando l’aplotipo ha avuto origine, proprio come si è risaliti all’età dell’Eva mitocondriale a partire dalle differenze osservate nel nostro DNA mitocondriale. In base ai calcoli compiuti dai genetisti, l’uomo che portava il cromosoma Y originario è vissuto circa 106 generazioni fa: il computo, con un margine di errore dovuto al metodo di calcolo, permette di risalire facilmente a un intervallo di tempo corrispondente al periodo in cui visse Aronne.
La spiegazione che, in termini storici, soddisfa meglio al principio di parsimonia è quella secondo cui Aronne deve essere realmente esistito.
Altri studi sulle caratteristiche generiche degli ebrei non concordano altrettanto bene con il racconto biblico. Nella Bibbia si legge che i progenitori degli ebrei erano i 12 figli di Giacobbe, i cui discendenti si sono stabiliti nella terra di Canaan dall’Egitto dopo l’esodo. La legge ebraica precederebbe inoltre una stretta endogamia, gli ebrei cioè dovrebbero sposare soltanto altri ebrei. Recita il Deuteronomio (7:3) «Non ti imparenterai con loro (i non-ebrei), non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dèi stranieri, e l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ben presto vi distruggerebbe». Se questa regola fosse stata seguita scrupolosamente fin dal tempo di Giacobbe e se nessuno si fosse mai convertito all’ebraismo, tutti i maschi ebrei avrebbero oggi il cromosoma Y di Giacobbe.
La storia degli ebrei, come è ovvio, deve essere stata più complessa di cosi. Da uno studio recente, condotto da ricercatori negli Stati Uniti, in Israele, in Inghilterra e in Africa meridionale, risulta che i maschi ebrei presentano un’ampia varietà di aplotipi del cromosoma Y: il numero è molto più grande di quello che si avrebbe se essi discendessero tutti da un unico uomo vissuto qualche migliaio di anni fa. I cromosomi Y trovati nei maschi ebrei coincidono in realtà per la maggior parte con quelli che si osservano in molti altri uomini della stessa area geografica (che vivono cioè in Palestina, Siria, Libano, Arabia saudita e cosi via). Gli ebrei e i loro vicini sono tutti derivati dallo stesso insieme di popoli, assai diversificato, tipico dell’area mediorientale.
Gli studi sul DNA mitocondriale portano agli stessi risultati, con un unica piccola eccezione. Le sequenze del DNA mitocondriale rilevate nelle donne ebree sono ancora più diversificate delle sequenze analizzate per il cromosoma Y dei maschi e ciò suggerisce che le donne non ebree convertite o sposate con ebrei siano più numerose rispetto ai maschi con la stessa storia.
Questi risultati non sorprendono più di tanto: dopo la conquista di Babilonia da parte dei persiani, gli ebrei in esilio tornarono nella loro patria per ricostruire un proprio stato. In pochi secoli, dopo questo episodio, molti individui si convertirono all’ebraismo, non soltanto in Israele ma anche nelle numerose comunità ebraiche diffuse in tutto il Vicino e Medio Oriente. Nell’1 d. C. la popolazione ebraica complessiva in tutta l’area mediorientale doveva essere di oltre 5 milioni di persone
La rapida diffusione dell’ebraismo ha, da quel momento, dato origine a contrasti con Roma, la nuova superpotenza insediatasi anche sulla sponda orientale del Mediterraneo. In seguito a una serie di ribellioni da parte degli ebrei contro la dominazione romana, i legionari si stabilirono nella regione. Dopo un lungo assedio, nel 70 d. C. gli eserciti di Roma entrarono a Gerusalemme, massacrarono gli abitanti della città, distrussero il tempio e vendettero i sopravvissuti come schiavi. Uno stato ebraico notevolmente indebolito sopravvisse per alcuni decenni finché, nel 135 d. C., i romani ne decretarono la fine.
Da questa fase in poi, gli ebrei praticarono la loro religione soltanto nell’ambito della diaspora, cioè non più in uno stato proprio ma in un insieme di comunità distribuite dalla Spagna alla Cina all’Africa meridionale.
Olson S., "Mappe della storia dell’uomo", pag. 121
Se gli ebrei discendevano tutti da uno stesso gruppo di persone, come potevano aver sviluppato caratteristiche fisiche così diverse?
La spiegazione più verosimile ha a che fare con gli stessi meccanismi che hanno agito in tempi più antichi: connubi e conversioni. La maggior parte degli ebrei, come prescrive la loro religione, ha sposato altri ebrei quando ha incominciato a spostarsi dal Vicino Oriente verso l’Africa settentrionale e l’Europa. Con il passare del tempo, i matrimoni con non-ebrei sono però divenuti inevitabili e sono aumentate anche le conversioni di non-ebrei all’ebraismo. Nell’Europa centrale e orientale, ad esempio, le popolazioni ebraiche si sono mescolate con tedeschi, polacchi e russi. Nell’attuale Israele, gli ebrei ashkenaziti, i cui antenati provengono dall’Europa centrale e orientale, sono più alti e hanno pelle più chiara degli altri. Per contro gli ebrei sefarditi, i cui antenati vivevano nelle regioni che circondano il Mediterraneo, sono in genere più scuri e meno alti perché presentano i tipici caratteri fisici delle persone con cui hanno vissuto e si sono sposati.
L’interpretazione dei risultati ottenibili da questi confronti è però ambigua. Secondo alcuni, i vari gruppi di ebrei sarebbero molto simili e avrebbero origini comuni; in base ad altri, le differenti popolazioni ebraiche non possono essere correlate (gli ashkenaziti, ad esempio, non sarebbero discendenti degli ebrei del Vicino Oriente ma di popolazioni turche e slave convertitesi all’ebraismo nel Medio Evo).
La ricerca genetica ha dimostrato che gli ashkenaziti sono effettivamente discendenti da ebrei giunti in Europa dal Vicino Oriente. Analisi separate del cromosoma Y e del DNA mitocondriale degli ashkenaziti hanno rivelato la presenza di caratteristici aplotipi dell’area vicinorientale. I matrimoni misti tra gli ashkenaziti e gli europei presso cui vivevano sono stati abbastanza frequenti da permettere l’immissione in questo gruppo di ebrei di DNA mitocondriali o di cromosomi Y di altra origine e da influenzarne le caratteristiche fisiche. Il mescolamento risulta però, in base alle stime, più limitato del previsto. Considerando i dati relativi al cromosoma Y, si è visto che meno di una donna ebrea su cento ha avuto figli da uomini non ebrei in ogni generazione.
Disperdendosi in tutto il mondo, gli ebrei hanno introdotto il loro patrimonio genetico in quello di popolazioni di non-ebrei. L’esempio più noto è fornito dai lemba, un gruppo etnico di neri Africani, che comprende circa 50.000 individui diffusi in tutta l’Africa meridionale e particolarmente concentrati a sud del Fiume Limpopo. Secondo la tradizione, i lemba deriverebbero da antenati giunti via nave nella parte meridionale dell’Africa e provenienti dalla città settentrionale di Sena (il cui nome ricorda quello di varie città in Israele, Egitto, Etiopia e Yemen). Anche se sono simili ai loro vicini di lingua bantu, i lemba sostengono di essere discendenti da ebrei e seguono diversi rituali riconducibili alla tradizione ebraica, in particolare rispettano alcune regole alimentari specifiche e praticano la circoncisione.
In passato la maggior parte degli storici respingeva le affermazioni dei lemba sulla loro ascendenza ebraica. Forse, si diceva, gli antenati dei lemba avevano letto parti della Bibbia adottandone alcune pratiche, oppure avevano assorbito le tradizioni ebraiche portate dai commercianti presenti sulle coste orientali dell’Africa. Un numero sorprendente di popoli nel mondo afferma di discendere da antenati ebrei, anche se i legami storici tra questi gruppi e gli antichi ebrei risultano, tutt’al più, deboli.
Nel 1997 però un gruppo di genetisti ha deciso di considerare più seriamente le pretese dei lemba e si è procurato campioni di sangue da un certo numero di maschi lemba per effettuare analisi sul cromosoma Y. Anche se un terzo degli aplotipi del cromosoma Y era chiaramente da mettere in relazione con gente di lingua bantu, due terzi risultarono originari del Vicino Oriente. La maggioranza degli aplotipi del cromosoma Y osservati tra gli individui più anziani e influenti dei clan dei lemba non erano inoltre semplicemente di tipo vicinorientale, ma coincidevano con l’aplotipo modale Cohen, l’aplotipo osservato nei sommi sacerdoti ebraici.
Lo studio delle caratteristiche genetiche dei lemba non è ancora giunto a determinare l’antichità degli ascendenti vicinorientali del gruppo. Forse gli antenati dei lemba si sono accoppiati con commercianti ebrei nell’ultimo millennio e i figli nati da queste unioni si sono fermati in Africa; oppure i lemba potrebbero davvero discendere, almeno in parte, da un gruppo di ebrei spostatisi, per la diaspora, fuori dal Vicino Oriente. Lo studio del DNA mitocondriale dei lemba non ha finora evidenziato l’ascendenza da donne con aplotipi vicinorientali. Sembra dunque che tra gli antenati le donne fossero principalmente africane mentre, per il momento, l’ascendenza ebraica maschile risulta certa.Olson S., "Mappe della storia dell’uomo", pag. 124
Ci scrive Giancarlo Gentile:
"A proposito dei khazari e della loro conversione al giudaismo, ho letto un libro molto bello di Arthur Koestler, La Tredicesima Tribù, Edizioni UTET.
Se qualcun altro lo ha letto e ce ne manda una scheda, gliene sarei grato.
fonte: http://www.ilpalo.com/storia/inviate-a-mailing-list-nuova-storia/storia-genetica-degli-ebrei.htm




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