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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

mercoledì 8 settembre 2010

Marte: IL PIANETA INCOMPRESO

IL PIANETA INCOMPRESO
Prima parte


Tratto da 
Area di Confine numero 58 - Luglio 2010
Più mi addentro nella materia e più mi convinco che la scienza ufficiale non sia veramente infallibile, o almeno, che a volte sia poco credibile. Ma si sa… noi studiosi di confine siamo malpensanti.

di 
Angelo Carannante
E così il passo successivo ti porta a credere che se fosse confermata l’esistenza di strutture artificiali nella regione di Cydonia (e non solo), allora sarebbe scontata una spedizione in loco con uomini e tecnici specializzati in archeologia, geologia, chimica, fisica, ecc.. Perché, oggi, la tecnologia per andarci su Marte c’è, anche se non lo si vuol ammettere.
Nel numero 13 di Are51, ora Area di Confine, l’ing. Piccaluga mostra molte perplessità in merito alle immagini di Cydonia Mensa inviate dalla Mars Express. L’ESA, com’è ovvio, si è “cautelata” pubblicando le immagini alcuni mesi dopo il loro arrivo prima parte a terra, scongiurando l’eventualità di fornire foto con evidenze non proprio naturali, come già è successo con vari particolari prontamente pubblicati su Ossimoro Marte. Ora proporrò delle foto, alcune delle quali già viste altre volte, ma indispensabili qui per comprendere bene il senso del discorso.
La foto di fig. 1, ad esempio, è stata sottoposta ad un pesante filtraggio integratore e mostra l’evidente dimenticanza di scontornarla come si vede dal contorno rettangolare, che intenzionalmente ha inciso sull’immagine dove ha appiattito ed annullato le eventuali peculiarità presenti.

 img

Il lander della sonda della NASA Viking 1.


L’immagine di fig. 2 non convince in quanto, inspiegabilmente, la cittadella sembra troppo diroccata e rovinata tagliando in partenza ogni discussione di strutture artificiali, pur evidenti in precedenti foto a più bassa risoluzione. Osservando poi le figure 3 e 4, Piccaluga evidenzia la presenza di una linea sulla fronte e nota come l’ovale del volto risulti raccordato ad essa e troppo regolare per essere casuale. Ma il dato eccezionalmente significativo, ed oserei dire ineluttabile, perché alla fine la verità trionfa comunque, è la constatazione che le ombre che rendevano invisibile il lato finora oscuro del volto sono sparite ed è diventato palese l’occhio destro restituendo il
 volto nella sua interezza. Ossimoro Marte anche in questo ci ha visto giusto: infatti la ricostruzione della face da parte del prof. Valentini era datata ben prima dell’arrivo delle immagini della Mars Express. Per un confronto, si riportano la fig. 5 della Viking e la fig. 6, un’assurda elaborazione 3D del tutto avulsa dalla realtà perché in nulla corrisponde a quella che è la effettiva immagine della face. Questa digressione sul volto era inevitabile per capire secondo quale (illogica) logica si muovono gli enti spaziali. La conclusione sarebbe che il volto è stata solo una costruzione del cervello umano! Stendiamo allora un velo ed andiamo oltre. Per questioni di pura razionalità, le immagini di Marte di ultima generazione, che sono molto più chiare, dovrebbero dimostrare in modo quasi indiscusso la presenza di vita intelligente. Ossimoro Marte ha messo nero su bianco ed ha certificato quanto da più parti si va sostenendo oramai da anni.
Alla luce di tutta questa faccenda piuttosto intrigante, gli appassionati tutti, ivi compreso il sottoscritto, aspettano con impazienza il secondo libro di Ossimoro Marte che l’ingegnere sta preparando e che vedrà i propri natali entro il prossimo anno. L’Ufologia tutta, intesa nell’accezione più ampia che comprenda anche anomalie planetarie (se tali le vogliamo ancora chiamare con un termine oramai improprio, attese le numerose prove dell’esistenza di vita intelligente sul Pianeta Rosso), ha bisogno di opere di siffatta razionalità e coerenza, nelle quali nulla è lasciato al caso. Razionalità e coerenza non sempre invocate da altri a proposito.
Dopo avere parlato apertamente di pareidolia allo stato puro in merito ad alcune scoperte apparse su Ossimoro Marte, anche il sito pianetamarte.net sembra che si stia alquanto redimendo, assumendo posizioni più prudenti.
Sintomatica è la seguente vicenda. All’indirizzo http://www.pianetamarte.net/anomalie_superficie.htm dell’appena nominato sito, si vedono delle immagini (fig. 7) con anomalie inquietanti che rappresenterebbero una mandibola o forse un ingranaggio, un teschio ed addirittura uno scheletro umano.
Però, anche se come al solito Pianetamarte. net consiglia a ragione di essere prudenti, non afferma più, come incoerentemente aveva fatto con Ossimoro Marte, che si tratti di pareidolia. Evidentemente il fascino del suolo marziano coinvolge anche i più... razionali.
Mi chiedo se sto navigando su un altro sito quando leggo: “Come abbiamo scritto a proposito della “Face on Mars”, quando un determinato aspetto superficiale “assomiglia” a qualcosa di terrestre, sia esso antropomorfo o simile a oggetti vari... , non vuol dire che lo debba essere per forza.


La Face vista dalla mars Express


Ripetiamo che noi non lo escludiamo, ma non possiamo e non vogliamo sbandierare certezze delle quali non siamo in possesso”. Che anche questo sito si stia rendendo conto che è incorso in un ossimoro? Va detto per inciso che si dimostra insolitamente possibilista e conferma quello che noi di Area di Confine affermiamo da tempo: pian, piano le roccaforti dei razionalisti ad oltranza stanno arretrando dalle loro posizioni estremiste e antiscientifiche, in quanto di fronte ad immagini ad alta risoluzione c’è solo da cedere le armi; proprio perché, come ho già detto in precedenti articoli, sulla Terra sembra che la pareidolia si sbizzarrisca molto meno. Tuttavia le cattive abitudini sono “hard to die”.
I ricercatori della Nasa e dell’Esa si ostinano, o fanno finta di ostinarsi, nella ricerca di vita studiando microrganismi nei meteoriti marziani caduti sulla Terra.
Quindi in questo caso siamo stranamente d’accordo con pianetamarte. net quando sostiene di non condividere il clamore che ci fu intorno al meteorite ALH 84001 per la ragione che esso giace sul suolo terrestre da parecchie migliaia di anni. È quindi probabile che tale frammento abbia potuto subire una contaminazione da parte di batteri e altri elementi locali.
Prosegue dicendo che la vita su Marte non andrebbe decantata sulla base di un frammento oramai diventato terrestre (dal punto di vista “adottivo”), ma su perizie approfondite e ben studiate “in loco”.
La vita su Marte si dovrebbe cercare e confermare su Marte e non sulla Terra. Poi conclude in un modo ancora più inaspettato: “… A proposito di acqua liquida, vegetazione e altro... abbiamo materiale di prossima pubblicazione su PianetaMarte.net”. Sottolineata questa incredibile ultima affermazione, dunque il sito si mostra possibilista, evidentemente perché anche la razionalizzazione scientista a tutti i costi ha un limite invalicabile che è l’evidenza dei fatti ed il buon senso. Si vorrebbe qui capire per quale motivo l’osservazione fotografica dei pianeti è confinata in un limbo di inaffidabilità. In fondo, la stessa analisi dei meteoriti marziani caduti sulla Terra mostra anaolghi limiti, limiti a nostro avviso ancora più evidenti, rispetto alla tanto bistrattata analisi fotografica. La cosa divertente per noi, sostenitori del fatto che su Marte c’è o c’è stata vita intelligente, è quella per cui pian pianino la scienza dominante sta addivenendo alle nostre posizioni.

La cittadella appiatita e diroccata.


Addirittura, titola Repubblica.it del 10/01/2010: “Gli studiosi di meteoriti “Sicuri, c’è vita su Marte”, per poi proseguire dicendo che i ricercatori della Nasa trovano conferme su due frammenti caduti sulla Terra: “C’erano, e forse ci sono, forme viventi (fig. 8).
Ci manca davvero poco per dimostrare definitivamente che su Marte c’era e forse c’è ancora vita, ha detto David S. McKay, responsabile del reparto di astrobiologia della Nasa. Fino ad oggi le ricerche della vita su Marte si erano concentrate sul meteorite che cadde in Antartide 13.000 anni fa e che venne trovato nel 1984 da una ricercatrice della Nasa. I rover Spirit e Opportunity, in attività su Marte dal 2004, hanno messo in luce strutture che sulla Terra sono depositate da organismi viventi. La scoperta è stata realizzata da Vincenzo Rizzo, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, e da Nicola Cantasano, del Consiglio Nazionale delle Ricerche ISAFoM di Rende (Cosenza). Secondo i ricercatori, le piccolissime sferule osservate dai due rover e chiamate dai ricercatori della Nasa “mirtilli”, sarebbero il risultato dell’attività di organismi viventi”. Si nota forse un altro controsenso, della serie si vede quello che si vuole. Se avete letto bene quello che ho appena scritto, si parla di “sfere osservate” e non di “sfere analizzate”. Siccome osservare può significare anche analizzare, resta da vedere che cosa si è realmente voluto dire con il termine osservare. Anche se si trattasse di test chimici e radiologici eseguiti su dei campioni del suolo marziano dai landers della NASA, a mio parere siamo punto e accapo e ci dibattiamo in una situazione in cui il cane si morde la coda. Tali dati vengono trasmessi a Terra percorrendo milioni di chilometri ed impiegando un certo tempo per arrivare qui. Anche a sottacere che quello che ci viene fatto vedere non è in “real time”, chi ci assicura che, come le immagini, tali dati siano affidabili? Perché l’affidabilità vale per le analisi e non per le immagini? Anzi, a ben vedere, per le analisi il discorso è più complicato. Mentre le immagini le vediamo e basta, e quindi,”ictu oculi” le giudichiamo, la stessa cosa non vale per le analisi, dove per gli enti spaziali è più facile “manovrare” i risultati. Insomma, dovremmo fidarci dei loro dati sì, ma non… dei nostri occhi. Come dice l’ing. Piccaluga, “per adesso sono ancora fermi ai microrganismi: meglio di niente!
Quando ci metteranno ad arrivare alle nostre conclusioni?” Però io sono malpensante.
Ed allora, come già evidenziato prima e come tanti avveduti appassionati, credo che gli enti spaziali propinino al pubblico informazioni non considerando in primo piano un interesse scientifico, ma altri interessi.


Il volto senza bernoccolo


Altra prospettiva del volto senza bernoccolo


L’apparente illazione è confermata da tanti scienziati di indiscussa fama che hanno lavorato in detti Enti. In definitiva, si darebbe tanto risalto alla questione “microrganismi” per distogliere l’attenzione proprio dalle strutture artificiali extraterrestri mentre negli Stati Uniti entrerebbero in gioco interessi di vari gruppi di scienziati in concorrenza tra di loro al fine di ottenere dei finanziamenti per le ricerche, con colpi bassi a ripetizione ed occultamento di emergenti verità. Ma questa è un’altra storia. Altro che microrganismi! Credo sia giusto quanto affermano Graham Hancock, Robert Bauval e Jhon Grigsby nel citato libro “L’Enigma di Marte”, pubblicato in Gran Bretagna nel 1998 e poi in Italia, e ristampato diverse volte, secondo i quali la verità è una sola: che la gente ne ha bisogno e crede a grosse menzogne. Se Orson Welles (fig. 9) negli anni trenta riuscì a convincere l’America che la Terra stava per essere invasa da entità provenienti dallo spazio, nonostante si trattasse palesemente di una fiction, è lampante che i governi potrebbero trovare il modo di nascondere o minimizzare le notizie riguardanti contatti con esseri provenienti da altri pianeti, come pure il ritrovamento di evidenze di vita intelligente su Marte o su altri pianeti. In generale, le agenzie governative trovano più facile e preferibile rafforzare convinzioni già esistenti che non introdurne di nuove. È un po’ come quando di una persona ci si fa un’opinione, che si radica talmente in profondità, che poi qualsiasi cosa fa quel soggetto per convincerci che non è come lo consideriamo o che è realmente cambiato, non serve a nulla. C’è in proposito un detto che calza ad hoc: “fatti il nome e va a rubare”. In altre parole, si preferisce tenersi ben stretto lo status quo e si è restii a cambiare opinione. Tutto questo è sicuramente plausibile, come dimostrato dal fatto che alcune scoperte in passato sono state celate a tutti e nascoste nei ripostigli. Il logico seguito di questo ragionamento è che gli enti spaziali non brillano certamente nell’arte di ispirare fiducia, specialmente quando affermano che le intriganti strutture artificiali su Marte sono il frutto del gioco di luci ed ombre, pareidolia o illusioni ottiche. Allora si evince che il lavoro che devono fare i ricercatori deve essere ai fianchi, costante, deciso, fino ad abbattere la diffidenza. Il “nemico” dice che per essere scientifico un fenomeno si deve ripetere.
Allora basta osservare i siti scoperti da Piccaluga e ripetere l’osservazione (però per favore teniamo fuori le foto taroccate).


Cidonya vista dalla Viking


Possibile elaborazione 3D della faccia


Ecco che sicuramente si rivedrebbero delle “strane evidenze”. Servirebbe solo sorvolare e riprendere le zone “incriminate”, sotto la rigida vigilanza di persone al di sopra di ogni sospetto. Altrimenti chi controlla il controllore? Saremmo in presenza di una rilevazione scientifica a tutti gli effetti. Va bene, dovrà essere confermata, come dice pianeta marte.net, da analisi eseguite in loco. Ma anche per le analisi, anche quelle sui microrganismi, gli enti spaziali non brillano certo per trasparenza. La NASA affermò che la missione Viking del 1976 non fornì alcuna prova di presenza di vita su Marte. Senonchè, si scopre che i campioni di Marte diedero risultati positivi riguardo i processi di fotosintesi e chemiosintesi che di norma sono associati a presenza di vita. Anche altri esperimenti allora eseguiti diedero gli stessi risultati positivi. Uno di questi eseguito da Gilbert Levin (Fig. 10), uno dei sei maggiori scienziati del progetto Viking, si rivelò inconfutabilmente positivo ma, con i soliti e collaudati metodi, fu indotto a tacere, sembra assurdo, in quanto il suo test non era “conforme” ai risultati negativi ottenuti da altri colleghi più anziani di lui. Un vero e proprio episodio di…nonnismo. Comunque, Levin ha sempre dichiarato di essere certo che su Marte vi è vita. A quanto pare non sono nemmeno tanto affidabili le cosiddette analisi in loco tanto caldeggiate da Pianetamarte. net e da qualcun altro. Consequenzialmente, se si nega l’evidenza delle analisi stesse che cercano vita a livello microscopico, per forza maggiore e ancora più decisamente viene negata l’esistenza di strutture artificiali, per giunta osservate solo “visualmente”. Quindi, come al solito, quello della vista viene degradato a senso di classe inferiore, perché troppo schiavo delle “false” percezioni indotte dall’interpretazione del cervello. Accontentiamoci per adesso di quello che abbiamo. È come dire che vedo una persona, una montagna o qualsiasi altra cosa davanti a me e tuttavia nego che sia reale, perché ….deve essere analizzata. Voglio proprio analizzare tutti i miei conoscenti e tutte le cose che vedo per vedere se sono un gioco di luci ed ombre.


Teschio umano, ingranaggio, mandibola, ecc


Microrganismi marziani?


Perché in effetti le immagini di Marte proposte da Piccaluga le abbiamo di fronte, tanto sono precise, quasi come vedessimo una persona di fronte a noi. Tuttavia, il “nemico” dovrebbe sapere che vi sono altri fenomeni considerati scientifici a tutti gli effetti, e che tuttavia non si ripetono a comando. Altro strano ossimoro. Un meteorite cade sulla Terra non a comando, ma all’improvviso, per caso. Tuttavia trattasi di un fenomeno comunemente considerato accertato e quindi scientifico a tutti gli effetti, anche se non si ripete a comando.
 D’accordo potrebbe essere riprodotto artificialmente, però non sarebbe la stessa cosa. Lo stesso dicasi per altri eventi naturali, quali i terremoti. Anzi, a ben vedere, le osservazioni del Pianeta Rosso hanno un valore scientifico ancora maggiore proprio perché ripetibili. Infine, al termine di questa esposizione, devo proprio affrontare un ultimo argomento. Quello dei volti. Scusate ma lo devo proprio dire. Alcuni dei volti scovati da Piccaluga sono assolutamente stupefacenti. Non è possibile che la natura arrivi a tanto. Non è possibile che in una figura del best seller vi siano incastonati tanti volti uno nell’altro. Ripeto, è impossibile. Il fatto sconcertante è che vi sono troppi particolari al loro posto preciso. Gli scienziati più logici e razionali affermano che la vita è nata per un miracolo.
Sembra una contraddizione, ma è proprio così. Tutti i tasselli nel grande laboratorio terrestre e più in generale dell’Universo, sono messi al giusto posto in un modo che solo un’intelligenza superiore poteva assemblare: gli elettroni alla giusta distanza dal nucleo di un atomo o la Terra alla giusta distanza dal Sole. Ogni più piccolo elemento della Terra e dell’Universo ha una sua funzione. Ecco, anche nelle immagini proposte da Ossimoro Marte, ogni cosa è straordinariamente al suo posto, così come l’avrebbe messa un essere pensante, finanche nei più piccoli particolari. Il discorso vale, solo per citare qualcuna delle numerose anomalie individuate dall’ingegnere, per lo ziqqurat sumero, la miniera a cielo aperto nello Juventae Chasma, oppure per i quattro volti incastonati uno nell’atro che a pagina 202 di Ossimoro Marte ricevono un commento esemplare ed incisivo:”La natura a volte riproduce le fattezze umane ma mai ha rappresentato ben quattro volti utilizzando gli stessi tratti”. Possibile che tutte queste meraviglie debbano rimanere patrimonio di pochi? C’è per caso qualcuno che scommette ancora sulla buona fede degli enti spaziali (e della nostra informazione)? C’è solo da sperare che essi facciano un esame di coscienza.
Sinceramente sono molto più convincenti Piccaluga ed altri seri ricercatori che seguono una ed una sola linea, piuttosto che enti spaziali e media che sembrano immersi nella loro ingiustificabile ipocrisia. In conclusione, cito ancora il grande Carl Sagan che nel 1996 in merito al volto su Marte specificamente disse: “La struttura (il volto di Cydonia) è stata probabilmente scolpita da un lento processo geologico nel corso di milioni di anni.. Ma potrei anche sbagliare…”.
C’è da augurarsi che i nostri parrucconi abbiano lo stesso, umile approccio, e che si rimettano a studiare la storia (a partire da Sumeri), non quella che solo a memoria raccontano, ma per come essa effettivamente si è svolta.


Continua sul prossimo numero

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