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venerdì 15 ottobre 2010

Addio rètina e impronte per l'identità basta l'orecchio


Un software sarebbe in grado di scannerizzare e catalogare gli orecchi in un database, che diventa archivio delle identità personali dei soggetti fotografati. Verrà sperimentato negli aeroporti inglesidi SARA FICOCELLI
LE IMPRONTE digitali e il colore degli occhi tra non molto potrebbero diventare elementi di controllo obsoleti. Il nuovo obiettivo dei sistemi di identificazione personale sono le orecchie. Diverse, secondo uno studio dell'università di Southampton, per ogni essere umano e quindi utilizzabili per risalire all'identità personale. I recettori cartilaginosi sarebbero più affidabili delle impronte digitali, che spesso si usurano o vengono volontariamente compromesse (ad esempio ustionandole), e dei sistemi di riconoscimento facciale, che devono fare i conti con i segni del tempo.

Il professor Mark Nixon ha condotto uno studio con l'equipe della Scuola di computer ed elettronica dell'Università inglese di Southampton e ha creato un software capace di scannerizzarle e catalogarle in un database, che diventa archivio delle identità personali dei soggetti fotografati. Alla base di tutto, una tecnologia innovativa chiamata "Image Ray Transform", che mette in evidenza nel dettaglio tutte le complesse strutture tubolari del padiglione auricolare e le misura. Perfezionato fotografando 252 orecchie di persone diverse, il sistema si è dimostrato affidabile nel 99% dei casi ed è stato presentato poche settimane fa alla IV Conferenza Internazionale di Biometrica.

L'idea è ora quella di sperimentarlo negli aeroporti inglesi, immortalando le orecchie dei viaggiatori quando attraversano il controllo passaporti. La Gran Bretagna compie dunque un altro passo avanti in un settore, quello dell'identificazione personale a fini di sicurezza, nel quale da sempre è all'avanguardia: l'aeroporto londinese di Standsted ha adottato il sistema di riconoscimento facciale nel 2008 e in questi anni ha avuto la possibilità di verificarne i punti deboli. La scansione della retina, ad esempio, crea problemi perché chiede ai soggetti di fissare con sguardo fermo e direttamente una piccola telecamera, mettendo il volto molto vicino all'obiettivo. Una cosa semplice per una persona giovane ma un po' meno per gli anziani o per chi è diversamente abile.

Anche le stesse fotografie spesso non sono attendibili. Le immagini facciali permettono alle persone di essere identificate rapidamente e con precisione, ragione per cui vengono inserite nei documenti ufficiali in tutto il mondo. Il nuovo passaporto elettronico internazionale include anche una foto digitale per l'identificazione del soggetto e le immagini usate per il processo di riconoscimento biometrico devono rispettare specifici standard di qualità. Le foto, però, perdono la loro attendibilità quando i soggetti invecchiano.

"Rughe e segni del tempo rendono difficile l'identificazione - spiega Nixon - mentre l'orecchio resta più o meno il solito dalla nascita alla morte. Spesso, poi, davanti all'obiettivo le persone fanno facce strane, che distorcono la loro reale fisionomia. E chi fa lavori che usurano le mani, come il panettiere o il piastrellista, spesso ha le impronte digitali irriconoscibili". Insomma, le nostre orecchie sono comode da fotografare e affidabili, lo strumento ideale per farci riconoscere.

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