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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

mercoledì 31 marzo 2010

Prima diagnosi ufficiale di Morgellons in Italia


Pubblichiamo il referto di uno specialista dermatologo, direttore di dermatologia clinica in un'importante struttura romana che, dopo aver a lungo seguito una paziente, le ha diagnosticato il Morgellons. In primo luogo ringraziamo la persona che, consapevole di come sia importante l'informazione nell'ambito di questa malattia ufficialmente non ancora rriconosciuta come tale nel nostro paese, ha deciso di inviarci copia del referto. Tale importante referto dimostra non solo la reale esistenza della grave patologia, negata, lo ricordiamo, dal C.I.C.A.P. e dai suoi seguaci, ma anche la presenza accertata di casi in Italia oltre che la conoscenza di tale inquietante realtà per opera della classe medica in Italia. Bisogna chiedersi per quale motivo chi sa non parla.

Ricordiamo poi che è fondamentale coinvolgere la classe medica in un'opera di ricerca sul Morgellons, la patologia causata dai polimeri contenuti nelle scie chimiche, come acclarato da insigni medici statunitensi. E' urgente, infatti, individuare delle possibili terapie per lenire le sofferenze causate da una malattia tanto invalidante. Certo, i soliti cialtroni continueranno ad affermare che il Morgellons è un'invenzione di visionari. Siamo curiosi di vedere fino a quando potranno scrivere e ripetere le loro idiozie.

In ottemperanza alle norme sulla protezione dei dati personali, omettiamo nomi e cognomi.

Di seguito la trascrizione del referto medico:

"Si certifica che la paziente è affetta da dermatite papulopruriginosa caratterizzata da aspetti teromorfici.
Sulla base dei dati clinici e degli accertamenti eseguiti in vitro ed ex vivo (villocapilloscopia) è ipotizzabile una sindrome di Morgellons".







fonte - http://morgellons-info.blogspot.com

Come e perché si finisce per dire sempre di sì



Le Armi della Persuasione Come e perché si finisce per dire sempre di sì. 


di Robert B. Cialdini




Giunti - Saggi, 1999. Pagg. 228, ISBN 88-09-20567-7, L. 22.000
(tratto da: http://xenu.com-it.net)


Presentazione 
(A cura del Prof. Assunto Quadrio - Università Cattolica di Milano)

È capitato anche a me come, credo, a molti altri colleghi che si occupano di psicologia sociale di essere interpellato ogni tanto per qualche conferenza in tema di "comunicazione persuasiva" oppure di essere richiesto come consulente per qualche campagna pubblicitaria o propagandistica di tipo commerciale o politico. Ogni volta che mi sono state rivolte delle richieste di questo genere non ho potuto evitare una certa ambivalenza ed un certo disagio. Da un lato, infatti, riconosco di aver provato un certo compiacimento per essere ritenuto appartenente alla categoria di coloro che conoscono ed usano le "armi della persuasione"; dall'altra mi sono sentito colpevole, vuoi di presunzione vuoi, al contrario, di truffa ai danni delle persone da persuadere. Ogni volta, poi, che, a posteriori, mi sono stati illustrati i risultati efficaci di qualche azione o campagna persuasiva, mi sono trovato nuovamente a disagio ed ho cercato in ogni modo di trovare una spiegazione "eccezionale" del fenomeno di influenzamento perché, in sostanza, mi disturba dover constatare che, negli anni 2000, l'umanità così esperta e tecnologicamente progredita continui a manifestare tanta ingenuità e tante debolezze.
Probabilmente l'illusione razionale che mi porto dietro sin dai tempi del liceo ha resistito bene a tutta la psicologia che ho studiato e praticato; ha esorcizzato tutte le diavolerie regressive di cui parla la psicologia sociale o clinica: conformità, imitazione, suggestione, identificazione, plagio e via dicendo. Così io continuo a pensare che millenni di storia, di filosofia, di cultura non siano passati invano e che l'umanità debba pure decidersi a mostrare che ha imparato a riconoscere quei meccanismi che ha visto tante volte rappresentati in tragedie o commedie. Non può essere quindi che l'ignoranza e la dipendenza ipocritica siano tanto ampiamente diffuse come ci raccontano gli psicologi o i persuasori occulti: la suggestionabilità non può essere che un fenomeno di minoranza che avrà vita breve.
Partendo da queste premesse è comprensibile come io non simpatizzi né con i persuasori e neppure con i persuasi che mi appaiono, in qualche modo, colpevoli anch'essi; e come io continui a sperare che almeno i nostri posteri siano un po' meno eterodiretti e riescano a liberarsi di tutti quei manipolatori del consenso che sfruttano le loro debolezze ed il loro narcisismo.
Ho scritto questa premessa "personalizzata" per poter confessare che ho affrontato la lettura del volume di Cialdini con molti pregiudizi pensando di trovarlo divertente ma con qualche pecca di superficialità. Invece ho dovuto ricredermi: il volume è davvero divertente e per niente superficiale. È chiaro, non saccente né cinico ma ampiamente documentato su quel che dice, con un continuo riferimento ad esperienze di laboratorio o sul campo.
Cialdini illustra gli abissi dell'umana persuadibilità, ma lo fa in modo che l'umanità stessa non ne esca priva di dignità. L'ambizione del volume è dichiarata esplicitamente dall'autore: dimostrare che le varie tecniche di "acquiescenza" (come egli le chiama) sono riconducibili a sei diverse categorie, ognuna delle quali corrisponde ad un principio psicologico di base, un fattore che "...orienta e dirige il comportamento umano e pertanto dà alle tattiche usate il loro potere".
I sei principi che compongono questa sorta di sistema persuasorio sono elementi ben conosciuti dell'universo psicosociale: la coerenza-impegno, la reciprocità, la riprova sociale (o imitazione), l'autorità, la simpatia, la scarsità (o timore di restare privi di qualcosa). Ciascuno di questi principi, nelle sue molteplici incarnazioni teoriche e pratiche, rappresenta un fattore motivazionale molto importante, un elemento portante del comportamento individuale e sociale in ogni sfera della convivenza e dell'azione, un dato, quindi, di abitudine, consueto e rassicurante. Non meraviglia dunque che noi siamo sempre pronti ad accettare esempi o argomentazioni, situazioni anche nuove che si riferiscano ad uno di tali fattori.
Se un persuasore fa appello alla mia coerenza non mi trascina affatto su un terreno nuovo e quindi ansiogeno; al contrario, egli mi dà l'illusione di combattere sul mio terreno abituale, di mantenere o ricostituire un equilibrio consueto. Basta che egli inserisca la sua argomentazione con un minimo di abilità per trovarmi disponibile a pensare od agire come egli vuole. Lo stesso accade per ogni altro fattore; pensiamo al meccanismo della reciprocità: è talmente abituale e diffuso che non ho difficoltà a lasciarmi guidare da esso. Anzi, è la sua mancanza a pormi in crisi, ad indebolire le mie difese e le mie diffidenze ed è proprio su questo che il persuasore fa leva.
Il sistema proposto da Cialdini è scientificamente attendibile. Ma lo stesso autore ci pone in guardia contro di esso proprio sottolineandone l'attendibilità. La sua argomentazione, che chiude il volume in un ultimo capitolo critico, parte da premesse che la psicologia cognitiva ci ha abituato a considerare: l'uomo è un risparmiatore di energie cognitive, un abile scopritore di euristiche e altre scorciatoie di ragionamento; sa trarre conclusioni da un minimo di informazioni e compiere sintesi fulminee su pochi dati presenti. Se questo è vero, afferma Cialdini, dobbiamo stare in guardia doppiamente contro i persuasori occulti; probabilmente essi conoscono le nostre abitudini cognitive e soprattutto la necessità ineliminabile di procedere in modo "economico", di cogliere segnali parziali ed incompleti, informazioni sommarie. Può darsi che essi siano tentati di colpirci proprio "lungo le scorciatoie" del pensiero per indurci ad azioni e decisioni sbagliate; quelle scorciatoie a cui non possiamo affatto rinunciare perché ormai il rapporto fra informazioni possibili e capacità di elaborazione mentale è divenuto quasi impossibile.
Occorre quindi un "contrattacco": non indiscriminato, non generalizzato ma limitato a quei persuasori che "falsificano, adulterano o fabbricano di sana pianta quei segnali che naturalmente attivano le nostre risposte automatiche...". Ma vi sono anche coloro che "si comportano lealmente" e possono essere considerati "alleati in un proficuo gioco di scambio...". Sono quegli informatori sociali che lavorano su dati reali e che quindi svolgono un proficuo ruolo di guida ed orientamento del comportamento altrui
Introduzione
Ormai posso ammetterlo tranquillamente. Per tutta la vita sono stato un ingenuo. Per quel che riesco a ricordare, sono stato facile preda di venditori, esattori, rappresentanti, operatori d'ogni genere. È vero, solo alcune di queste persone avevano scopi disonesti: gli altri - per esempio, gli inviati di certe istituzioni benefiche - erano animati dalle migliori intenzioni. Fa lo stesso. Con una frequenza imbarazzante, mi sono trovato in possesso di abbonamenti a riviste che non desideravo affatto, o di biglietti per un ballo di beneficenza. Probabilmente questo antico status di vittima designata spiega il mio interesse per lo studio dell'acquiescenza. Quali sono esattamente i fattori che inducono una persona a dire di sì alle richieste di un'altra? E quali sono le tecniche che sfruttano con più efficacia questi fattori? Perché una richiesta formulata in un certo modo viene respinta, mentre una richiesta identica presentata in maniera leggermente diversa ottiene il risultato voluto? E così, come psicologo sociale, ho cominciato a fare ricerche sulla psicologia dell'acquiescenza. Dapprima il lavoro di ricerca prese la forma di esperimenti eseguiti per lo più in laboratorio su studenti universitari. Volevo scoprire i principi psicologici che intervengono nella tendenza ad accondiscendere alle richieste. Oggi gli psicologi ne sanno abbastanza su questi principi, quali sono e come agiscono. Io li ho definiti "armi di persuasione"; alcune delle più importanti le descriverò nei capitoli di questo libro. Dopo qualche tempo, però, cominciai ad accorgermi che il lavoro sperimentale, benché importante, non bastava. Non mi permetteva di giudicare l'importanza di quei principi fuori delle mura del laboratorio e dell'università dove li esaminavo. Mi resi conto che se volevo capire appieno la psicologia dell'acquiescenza, avrei dovuto allargare il mio campo d'indagine. Avrei dovuto studiare i professionisti della persuasione, le stesse persone che spesso avevano usato quei principi su di me con tanto successo. Loro sanno che cosa funziona e che cosa non funziona: lo garantisce la legge della sopravvivenza. Il loro mestiere è farci acconsentire alle richieste e i loro mezzi di sostentamento dipendono proprio da questo. Quelli che non sanno portare la gente a dire di sì ben presto escono di scena, quelli che lo sanno fare rimangono e prosperano.
Naturalmente, i professionisti della persuasione non sono i soli a conoscere e usare questi principi a proprio vantaggio. Noi tutti li utilizziamo e ne cadiamo vittime in qualche misura, nei nostri rapporti quotidiani con i vicini, gli amici, la donna o l'uomo amato, i figli. Ma lo specialista ha molto più della nostra vaga e dilettantesca cognizione di ciò che funziona o no. Pensandoci, mi sono convinto che queste persone rappresentavano la fonte più ricca d'informazione cui potessi accedere. Per quasi tre anni, ho combinato i miei studi sperimentali con un programma decisamente più divertente di immersione sistematica nel mondo dei professionisti della persuasione: venditori, esattori, addetti alla selezione del personale, pubblicitari ed altri ancora. Lo scopo era osservare dall'interno le tecniche e le strategie usate dagli specialisti. Il mio programma di osservazione ha preso varie forme: interviste, a volte con i professionisti della persuasione, a volte coi loro nemici naturali (per esempio, poliziotti della squadra antitruffe, associazioni di consumatori); in altri casi l'analisi dei materiali scritti mediante i quali le tecniche della persuasione vengono tramandate da una generazione all'altra, manuali di vendita e simili. Ma soprattutto ho adottato l'osservazione partecipante, un metodo di indagine in cui il ricercatore funge quasi da spia. Con intenzioni e identità contraffatte, il ricercatore si infiltra nell'ambiente che gli interessa e diventa un membro a pieno titolo del gruppo che intende studiare. Così, quando volevo capire le tattiche di persuasione delle organizzazioni di vendita di enciclopedie (o aspirapolvere, o ritratti fotografici, o lezioni di ballo), rispondevo a un annuncio che ricercava aspiranti venditori da sottoporre a un corso di addestramento e mi facevo quindi insegnare i loro metodi. Con strategie simili ma non identiche, sono riuscito a introdurmi in agenzie di pubblicità, di pubbliche relazioni, di raccolta di fondi, per esaminare le loro tecniche. Gran parte dei dati che riferisco in questo libro proviene quindi dalla mia esperienza nelle mentite spoglie di professionista della persuasione, o aspirante tale, nelle più varie organizzazioni dedite a ottenere l'assenso delle persone.
Un aspetto di ciò che ho imparato in questi anni di osservazione partecipante è stato molto istruttivo. Benché esistano migliaia di tattiche diverse che gli specialisti dell'acquiescenza usano per ottenere l'assenso, la maggior parte rientra in sei categorie base. Ciascuna di queste categorie è governata da un principio psicologico fondamentale che orienta e dirige il comportamento umano e pertanto dà alle tattiche usate il loro potere. il libro è organizzato intorno a questi principi, uno per capitolo. I principi - coerenza, reciprocità, riprova sociale, autorità, simpatia e scarsità - sono esaminati ciascuno alla luce della funzione che svolgono nella società e dei modi in cui la loro enorme forza può essere utilizzata dai professionisti della persuasione, che sanno introdurli abilmente nelle loro richieste di acquisti, donazioni, concessioni, voti, assenso, ecc.
Vale la pena di notare il fatto che non ho incluso, fra i sei principi sopra citati, la semplice regola dell'interesse materiale, secondo la quale le persone intendono ottenere il massimo del vantaggio con il minimo del costo. Da questa omissione non è affatto lecito inferire che io ritenga ininfluente, nei nostri processi decisionali, il desiderio di ottimizzare il rapporto tra costi e benefici: anzi, dai dati di cui dispongo, i professionisti della persuasione sembrano ben consapevoli del potere di questa regola. Nelle mie ricerche, infatti, mi è spesso capitato di osservare specialisti che facevano uso (talvolta in modo onesto, talvolta no) dell'irresistibile approccio che consiste nel far subodorare un buon affare. Ho scelto di non trattare separatamente in questo libro la regola dell'interesse materiale semplicemente perché la considero niente più che un dato motivazionale, un fattore implicito in ogni scelta, che va indubbiamente riconosciuto come importante ma che non necessita di una descrizione dettagliata.

Infine, di ogni principio si esamina l'attitudine a produrre un certo tipo preciso di acquiescenza automatica e distratta, cioè la disponibilità a dire di sì senza rifletterci prima. I dati fanno pensare che il ritmo sempre più accelerato della vita moderna e l'ingorgo d'informazioni renderanno sempre più diffusa in futuro questa forma particolare di acquiescenza inconsulta. Sarà quindi sempre più importante per la società capire il come e il perché della persuasione automatica. È passato ormai del tempo da quando la prima edizione di questo libro è stata pubblicata. Nel frattempo, sono intervenuti alcuni cambiamenti di cui, in questa nuova edizione, ritengo si debba tener conto. In primo luogo, adesso sappiamo di più sulla persuasione. Lo studio dell'acquiescenza, dell'influenza e dei mutamenti decisionali ha compiuto molti progressi, e i capitoli che seguono sono stati adattati in modo da riflettere l'avanzamento della ricerca. Oltre ad aggiornare il vecchio materiale, mi è parso comunque opportuno tenere in qualche considerazione le reazioni dei lettori della prima edizione delle Armi della persuasione. Molte persone, dopo la lettura del libro, mi hanno scritto per comunicarmi come alcuni dei principi da me illustrati avevano agito su loro stessi in qualche particolare circostanza concreta: ne sono risultate delle brevi descrizioni di fatti quotidiani che ho inserito in una serie di appendici alla fine di ogni capitolo, e che illustrano chiaramente con quale facilità e frequenza possiamo essere vittime delle armi della persuasione nella nostra vita quotidiana. Desidero ringraziare le seguenti persone che, sia direttamente sia tramite i loro esercitatori universitari, hanno dato il loro contributo al materiale riportato in tali appendici: Pat Bobbs, Mark Hastings, James Michaels, Paul R. Nail, Alan J. Resnik, Daryl Retzlaff, Dan Swift e Karla Vasks. Infine, vorrei invitare anche i lettori di questa nuova edizione a farmi pervenire (presso il Dipartimento di Psicologia della Arizona State University, Tempe, Arizona, 85287-1104) simili esempi e descrizioni, che potrebbero venire inseriti in un'eventuale terza edizione del volume. 
Robert B. Cialdini



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martedì 30 marzo 2010

Pensiero del giorno


pensiero del mercoledì 31 marzo 2010
"Cosa cerca il cuore? Esso non ha bisogno né del sapere né dei poteri ; il cuore aspira alla felicità, quella felicità che percepisce come una dilatazione e che può trovare unicamente nel calore, vale a dire nell'amore. È nell'amore che il cuore si anima, si vivifica. Ecco perché cerca quel calore ovunque, accanto a tutti gli esseri, mentre il freddo lo uccide.
Potete proporre al cuore tutte le ricchezze, tutti i poteri e anche tutti i segreti dell'Universo, ma esso vi dirà: "No, non è questo che mi occorre. Datemi l'amore, voglio essere amato, ma soprattutto voglio amare!" Sappiate allora che è con l'amore che otterrete la realizzazione di ciò che desiderate, perché nel vostro cuore quell'amore risveglierà e alimenterà tutti i germogli divini. "

Masaru Emoto, l’uomo dell’acqua


LifeGate incontra Masaru Emoto, lo scienziato giapponese che ha dimostrato la capacità dell’acqua di memorizzare le informazioni che riceve dall’ambiente dando forma acristalli diversi per ogni tipo di “messaggio“.
Masaru Emoto
Masaru Emoto ha messo a punto una tecnica che ha consentito di scoprire e di ammirare i molteplici segni del linguaggio figurativo con cui l’acqua risponde agli stimoli esterni.
Attraverso tale tecnica è possibile fotografare i cristalli ottenuti dal congelamento di acquasottoposta alle vibrazioni non solo di parole o brani musicali, ma anche di pensieri e stati d’animo. L’acqua è infatti in grado di registrare la vibrazione di una energia estremamente sottile, definita nella cultura giapponese Hado. I risultati degli esperimenti condotti da Masaru Emoto dimostrano che i cristalli dell’acqua modificano la propria struttura in relazione dei messaggi che ricevono. L’acqua sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri positivi forma dei cristalli bellissimi simili a quelli della neve, l’acqua sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri negativi reagisce creando strutture amorfe e prive di armonia.

Hado, la più piccola unità di misura dell’energia, e la nascita del cristallo. Ci racconta?
Hado è una parola giapponese che significa “cresta dell’onda“. Questo termine indica la vibrazione energetica estremamente sottile che è all’origine della creazione. Grazie all’incontro con il dottor Lorenzen e all’utilizzo della M.R.A. (Magnetic Resonance Analyzer), una macchina in grado di misurare l’intensità di Hado, ho potuto dimostrare che l’acqua può migliorare le condizioni fisiche delle persone. Successivamente la mia ricerca si è focalizzata sulle immagini dei cristalli di acqua ghiacciata. Il cristallo d’acqua è il segno che rende visibile l’influsso di questa sottile vibrazione, non visibile all’occhio umano, ma in grado di influenzare la materia.

L’acqua ci ascolta, memorizza sul suo nastro magnetico le vibrazioni dei nostri pensieri e delle nostre emozioni e ci risponde nel linguaggio figurativo dei suoi cristalli. Questo dialogo con l’acqua consapevolizza e porta a galla l’immagine di ciò che siamo? 
E’ difficile accettare che l’uomo comune possa credere al concetto di dialogo con l’acqua, in realtà questo dialogo esiste. La Terra, chiamata anche il Pianeta d’Acqua, è coperta per il 70% della sua superficie di acqua, la stessa proporzione presente in un corpo umano. La neve, che cade sulla Terra da milioni di anni, contiene cristalli simili tra loro ma diversi uno dall’altro. Ogni cristallo porta in sé un’informazione. Più precisamente, la geometria del cristallo è l’informazione stessa che si cristallizza. L’acqua, attraverso la creazione e la contemplazione dei suoi cristalli, rende possibile un dialogo con l’uomo elevando la sua consapevolizzazione.

E’ uscito il suo secondo libro Messaggi dall’Acqua Volume II. In questo lavoro lei ha attribuito particolare attenzione all’aspetto delle relazioni. Le immagini dei cristalli riflettono il risultato delle esperienze interpersonali all’interno di nuclei quali la famiglia, la scuola e i gruppi di preghiera.
Sì, in questo libro mi sono dedicato in modo particolare all’esperienza della preghiera e all’energia che la preghiera produce. L’esperienza della preghiera ha in sé le vibrazioni del sentimento e dell’emozione che accompagnano la parola. La risultante è una vibrazione sottile in grado di intervenire sulla materia modificandola. A questo proposito voglio ricordare l’incantesimo provocato dall’energia della preghiera sulle sponde del lagoBiwa, in Giappone.
Il 25 luglio 1999, alle ore 4.30 del mattino, 350 persone si sono riunite di fronte al lago inquinato per offrire le proprie preghiere all’acqua. L’intenzione delle persone che pregavano insieme era sintonizzata su pensieri di armonia e gratitudine. Il risultato è stato sbalorditivo! L’acqua prelevata dal lago inquinato prima di essere sottoposta alla vibrazione della preghiera non ha prodotto alcun cristallo, mentre l’acqua prelevata dopo la preghiera è stata in grado di produrre bellissimi cristalli per oltre sei mesi, fino a gennaio del 2000.
E’ stata l’acqua stessa a guidare la mia ricerca verso questa direzione. L’intuizione, nel mio lavoro, è essenziale… mi capita di svegliarmi nel cuore della notte con l’intuizione di ciò che devo trasmettere.

Il pianeta sta andando incontro ad un processo di deterioramento pressoché inevitabile.

A questo proposito lei si è fatto promotore di un progetto che invita le persone ad inviare sentimenti di amore e gratitudine nei confronti dell’acqua che scorre in zone del mondo particolarmente a rischio. Questa sua proposta porta il nome di Progetto di Amore e Gratitudine all’Acqua…


Io sono convinto che è la coscienza di ognuno di noi che crea il nostro mondo.
La vibrazione dell’amore e della gratitudine possono essere trasmesse, attraverso la nostra intenzione, ai corsi d’acqua che attraversano i paesi devastati dai conflitti e dalle guerre. Le faccio un esempio. Immaginiamo di inviare la nostra preghiera, il nostro pensiero d’amore al fiume Giordano sulle cui sponde vivono israeliani e palestinesi. L’acqua, informata da questa altissima vibrazione di luce, armonizzerà la terra e coloro che la berranno. Naturalmente sono molte le regioni nel mondo dove dimorano guerra e povertà, come India, Pakistan, Irak e alcuni stati africani. Per sostenere e divulgare questo progetto ho creato un sito, www.thank-water.net (http://www.emotoproject.org/english/home.html) che sta avendo un grande seguito. Attraverso questo gesto di preghiera all’acqua è come se operassimo una trasfusione al pianeta sostenendolo con la vibrazione più potente, quella dell’amore.

Di Roberta Piliego

Le uova? Lasciamole alle galline


Uova e galline
Fonte: La vera bestia
Autore: Franco Libero Manco

20 miliardi di galline vengono uccise ogni anno nel mondo. In Italia si consumano ogni anno 12 miliardi di uova, per pasta, maionese, merende, dolci, gelati, prodotti da forno ecc. Le galline destinate a produrre queste uova sono 40 milioni.
L’uovo ha una sua precisa e specifica finalità naturale: quella di dar vita (se fecondato) ad un nuovo organismo, sia che si tratti di uccelli o di mammiferi, uomo compreso.

La maggior parte delle uova prodotte dalle galline viene immessa sul mercato per il consumo umano, mentre una parte di queste viene posta in enormi incubatrici al fine di far nascere altre galline ovaiole. Circa la metà dei pulcini che nascono sono maschi. I maschi, come si sa, non producono uova e bastano pochissimi esemplari per fecondare le galline per la schiusa. Perciò la quasi totalità dei pulcini maschi, non essendo adatti come polli da carne, viene soppressa alla nascita. Generalmente l’uccisione avviene col gas oppure mediante una specie di tritacarne a lama il cui risultato viene venduto come concime o cibo per maiali o altri animali. Ma spesso i pulcini fanno una fine ancora peggiore: seppelliti vivi, annegati, schiacciati da un trattore o messi in sacchi di plastica dove muoiono per asfissia. Un’azienda piemontese scaricava d’inverno i pulcini nei campi a mò di concime organico e li lasciava morire di freddo. In uno dei maggiori allevamenti italiani, ogni settimana vengono triturati 260 mila pulcini maschi. Solo in Italia ogni anno 30 milioni di pulcini vengono ridotti in concime organico per i campi.
Le cose non cambiano di molto neppure nel caso di uova provenienti da allevamenti biologici, con galline allevate a terra. Infatti, anche se questo sistema di allevamento è sicuramente preferibile rispetto a quello di batteria, il problema dei pulcini maschi è lo stesso: sono considerati inutili e soppressi. La stessa cosa avviene ovviamente anche per le galline ovaiole, dapprima ipersfruttate per ottenere da loro il massimo rendimento possibile di uova, poi, non appena la loro produzione accenna a diminuire le si sopprime. Alle galline “ovaiole”, che appartengono ad una razza appositamente selezionata, viene tagliato il becco senza anestesia il cui taglio lascia scoperti i termini nervosi provocando agli animali dolore per tutta la vita. Per aumentare la produttività alle galline vengono somministrati farmaci che accorciano il periodo di massima produttività. Le gabbie in rete metallica, in cui le galline non hanno lo spazio nemmeno per aprire le ali, producono dolore alle zampe degli animali. Capannoni perennemente illuminati per incrementare la produzione di uova. Anche negli allevamenti biologici le galline sono private dalla possibilità di formare un loro naturale nucleo familiare e di covare le uova fino alla schiusa. All’età di due anni tutte le galline, a prescindere del tipo di allevamento, vengono uccise per diventare carne per animali d’affezione o carne di seconda scelta.
In virtù di una legge entrata in vigore nel 2004 sul guscio delle uova deve essere stampigliato un codice che indica se si tratta di uova ottenute da galline allevate in modo biologico, identificate con il numero zero; all’aperto, con il numero 1; a terra nei capannoni, con il numero 2 o nella gabbie, con il numero 3. Sull’etichetta si trova anche la sigla della provincia e un codice che individua l’allevatore. Il 90% delle uova normalmente consumate dall’uomo è di gallina, ma si utilizzano anche uova di struzzo, quaglia, faraona tacchina, oca, anatra ecc.

Molte persone sono allergiche alle uova che impegnano enormemente il fegato. Infatti è noto che per verificare la funzionalità del fegato si fanno ingerire due tuorli d’uovo insieme. Il prof. Marcello Ticca, dell’Istituto Nazionale della Nutrizione, richiama l’attenzione sui particolari fenomeni allergici provocati dalle uova, a carico della pelle, dell’apparato respiratorio e di quello gastrointestinale. Sembra infatti che un terzo di tutte le allergie dei bambini sia dovuta all’uso delle uova.
Le uova possono essere contaminate da salmonella e dalle tossine elaborate degli Stafilococchi. Le salmonelle sono dei microrganismi che possono superare la barriera intestinale umana ed entrare in circolo instaurando un quadro clinico simile a quello del tifo. Gli stafilococchi provocano nausea, vomito, diarrea, prostrazione. I suddetti stati morbosi possono derivare anche dall’uso di pasticceria e l’utilizzo di maionese che, come si sa, si basano sull’impiego di uova crude che possono essere contaminate.
Si è calcolato che nella sola Inghilterra due o tre milioni di persone sono colpite da salmonellosi.
Nel dicembre del 1988 la sottosegretaria alla sanità inglese in un’intervista televisiva dichiarò che la maggior parte delle uova consumate in Inghilterra erano contaminate da salmonella, particolarmente pericolose per i bambini, anziani, gestanti ecc.. Fu reso noto che ben 8 uova su 10 risultavano infette. A causa di tali dichiarazioni si formarono degli immensi depositi di uova invendute con un incremento di 20 milioni di uova al giorno. La predetta sottosegretaria Edwina Curie dovette dimettersi perché le potenti lobbies degli avicoltori l’accusarono di aver procurato ingenti danni economici alla categoria. Secondo la più autorevole rivista medica inglese “The Lancet” la contaminazione delle uova è in realtà diffusa massicciamente in tutto il mondo.
Il Centro Federale per il Controllo delle Malattie Infettive, che ha sede in Atlanta (Georgia) calcola che per ogni caso di salmonella comunicato alle autorità ce ne sono almeno altri cento che sfuggono alle statistiche. La salmonellosi è da attribuire anche al fatto che residui fecali rimangono sul guscio dell’uovo durante la sua deposizione; la porosità del guscio dell’uovo permette poi la penetrazione e la moltiplicazione dei microrganismi nell’interno dell’uovo stesso che diventa, di conseguenza, un’efficace veicolo di tossinfezione.
L’on. Pubblio Fiori in una interrogazione alla Camera dei Deputati sostenne che molti mangimi per polli erano “arricchiti” con dei prodotti sospetti di cancerogenicità, come la nitrofurantonina, il cloramfenicolo ed il percloroetilene e che tali sostanze oltre che nel corpo delle galline si ritrovano anche nelle uova.
Alti consumi di uova aumentano il rischio di morte del 25%. Due nuovi studi, pubblicati a inizio 2008 sulle riviste scientifiche American Journal of Clinical Nutrition, e Circulation confermano quanto sia dannoso il consumo di uova. Si tratta di studi prospettici condotti su oltre 20 mila partecipanti di sesso maschile seguiti per un periodo di 20 anni (Physicians’ Health Study I, dell’Harvard Medical School di Boston), i quali hanno evidenziato che il consumo di 1 o più uova al giorno aumenta il rischio di morte di circa il 25% in confronto a chi consuma meno di un uovo alla settimana. L’entità del rischio raddoppia nei diabetici. Anche il rischio di insufficienza cardiaca è risultato superiore del 28% nei soggetti che consumano 1 uovo al giorno e ben del 64% in chi consuma 2 o più uova al giorno, sempre in confronto a un consumo inferiore a 1 uovo alla settimana.
Così scriveva nel luglio del 1987, sotto il titolo “Farmaci nelle uova” Il Giornale della Ristorazione: “Due farmaci impiegati nei mangimi dei polli e di galline per prevenire o curare malattie, ma anche per aumentare la resa, migrano nelle uova se non rispettati i tempi di sospensione della cura e costituiscono un pericolo per la salute umana. Il primo è un antibiotico usato sia a scopo terapeutico sia per accrescere il peso del pollame, ma che per legge non è ammesso in Italia; il secondo è un farmaco antibatterico che però serve anche ad incrementare la produzione di uova e irrobustirne il guscio. Si tratta di composti notoriamente tossici (il cloranfenicolo attacca addirittura il midollo osseo) anche se la legge italiana ammette il furazolidone nei mangimi solo in piccolissime dosi e non ammette residui di tale battericida negli alimenti.
Nell’albume dell’uovo si trova una glicoproteina (la avidina) che si combina con la vitamina H (biotina), che serve all’accrescimento dell’animale, dando un complesso inattaccabile dai succhi gastrici ed inassorbibile dalla parete intestinale. A causa di questo può verificarsi un’avitaminosi da H che impedisce l’accrescimento corporeo ed atrofizza i testicoli ed il timo specialmente dei giovanissimi. Questo effetto antinutrizionale si verifica quando si consumano molte uova crude con tutto l’albume. Con la cottura dell’uovo invece il complesso avidina/biotina si decompone e l’azione dell’avidina non si manifesta. A proposito dell’albume delle uova c’è da dire che è sempre un errore somministrarlo agli ammalati, essendo poco digeribile e assai scarsamente assimilabile tanto è vero che almeno il 40% dell’albume ingerito attraversa il canale digerente senza essere assorbito e può produrre diarrea e anche vomito. Gli albumi dell’uovo danno residui acidi per cui le persone inattive o affette da stitichezza o che hanno fegato e reni funzionalmente deboli, nonché tutti i bambini, dovrebbero evitare di consumarli.
Il dr. Pavlov dimostrò che gli albumi differiscono da tutte le altre sostanze proteiche in quanto non stimolano la secrezione del succo gastrico perchè sugli albumi la pepsina agisce molto stentatamente, mentre Vernon, Hetin ed altri ricercatori hanno dimostrato che l’albume crudo impedisce la digestione anche di altri alimenti.
Il tuorlo dell’uovo, al contrario dell’albume, ha ceneri alcaline e fornisce la stessa quantità di colesterolo di 300 grammi di carne, pur pesando in media solo 17,5 grammi.
Il tuorlo dell’uovo, come già detto, impegna notevolmente il fegato, se poi le uova intere sono usate sotto forma di frittata o di uova fritte nell’olio o con il burro, l’impegno del fegato si aggrava a causa dei grassi impiegati. E’ da notare che da esperimenti è risultato che il tuorlo dell’uovo nei ratti produce rapida crescita di cancri mammellari e che i farmaci somministrati agli animali vanno a concentrarsi prevalentemente nei tuorli, spesso sottoposti a colorazione attraverso l’aggiunta di sostanze permesse (carotinoide). Anche diversi residui di mangimi (ad es. il perclorietilene, i metalli pesanti derivati dalla farina di pesce e i veleni della muffa) possono finire nell’uovo.
L’uovo ha un contenuto proteico tra albume e tuorlo del 13% circa. I grassi sono presenti solo nel tuorlo nella misura del 32% del suo peso. Quindi l’uovo è un alimento iperproteico ed iperlipidico, con tutte le conseguenze negative che ne derivano per chi se ne nutre. Occorrono, infatti, 4 giorni per smaltire il colesterolo di 2 uova. Da statistiche risulta che consumando un uovo al giorno si aumenta del 12% il livello di colesterolo nel sangue e che a causa di questo vi è un aumento del 24% di rischio di attacco cardiaco. Le proteine dell’uovo sottoposte a cottura divengono praticamente indigeribili, ciò è dovuto al fatto che mentre nell’uovo crudo le proteine si trovano allo stato colloidale, sotto l’azione del calore esse coagulano, si convertono in un gel molto consistente, che le proteasi dei succhi digerenti trovano assai difficoltoso aggredire. Si è calcolato che la digestione gastrica di un uovo crudo dura ben due ore e un quarto, un uovo strapazzato due ore e mezza, un uovo solo due ore e cinquanta, di un uovo sotto forma di frittata tre ore.
Le uova sono consumate giornalmente in grande quantità e varietà in prodotti industriali: per esempio nelle torte, nei gelati, nei prodotti di pasticceria, nei biscotti, negli sfornati, in alcuni tipi di pasta o di ripieni, nella maionese, nelle salse, come addensante in molti tipi di impasti, nella panatura ecc.
Dal primo gennaio 2004 tutte le uova all’interno dell’Unione Europea devono essere marchiate con un codice di produzione, che indichi l’allevamento di provenienza delle stesse. Esente da questo obbligo sono quelle uova che vengono vendute direttamente dal produttore o a domicilio. Le informazioni riportate sulle etichette devono per legge contenere:
Nome e indirizzo dell’azienda confezionatrice, o di quella che ne ha organizzato il confezionamento a mezzo di una terza azienda. Quantità e tipo delle uova (ad esempio 6 uova fresche di galline ruspanti) .Classe merceologica. Categoria di peso. Numero identificativo del centro di confezionamento (un codice che permette di identificare in modo univoco il centro di confezionamento che viene attribuito dal Ministero delle risorse agricole a Roma).
Termine minimo di conservazione garantito. Le uova possono essere conservate per un massimo di 28 giorni dal momento della deposizione.
Oltre a tali indicazioni, le uova da allevamento biologico recano anche il nome della federazione di allevatori biologici di appartenenza dell’azienda, il nome dell’organismo di controllo e certificazione ed il codice identificativo dell’azienda produttrice.
A seconda della freschezza, delle caratteristiche interne ed esterne e della loro origine le uova vengono suddivise nelle categorie A, B e C. In commercio si trovano prevalentemente uova di categoria A. “A extra” significa che dovrebbe trattarsi di uova freschissime, confezionate nel giorno stesso della produzione e che devono essere vendute entro 7 giorni. Queste uova vengono riconosciute per l’etichetta rossa e pretagliata che (qualora le uova non vengano vendute entro 7 giorni) deve essere strappata.
Sulla confezione non dev’essere indicata la data in cui l’uovo è stato deposto, bensì la data di confezionamento (fino a 2 giorni dopo) nonché il periodo minimo di conservazione. È pertanto un po’ complicato risalire all’età’ effettiva dell’uovo, tanto più che il confezionamento spesso non viene effettuato entro 2 giorni dal momento in cui è stato deposto. In ogni caso si può verificare la freschezza delle uova scuotendole: quelle fresche non fanno sentire alcun rumore. Inoltre le uova fresche immerse in un bicchier d’acqua con un cucchiaino di sale vanno a finire sul fondo; la chiara di un uovo fresco appena rotto è densa e sostiene bene il tuorlo, mentre nelle uova vecchie la chiara d’uovo risulta meno consistente e ed è diluita. Quindi si deduce che scritte come “uova fresche dalla campagna” e “uova di fattoria” non dicano molto. Dal colore del guscio non si può desumere la qualità dell’uovo: tale colore è determinato esclusivamente dalla razza del pollo. Un tuorlo giallo vivace non significa che l’uovo provenga da allevamenti “naturali” ma potrebbe essere riconducibile a dei coloranti aggiunti nei mangimi.
Aspetti etici del problema. La differenza tra un uovo fecondato ed uno non fecondato sta esclusivamente nel patrimonio genetico, quindi si può affermare che l’uovo è il potenziale embrione del pollo che è carne solida formatasi da uno stato liquido. La biologia non sa definire quando inizia la vita di un nuovo essere. Quindi l’uovo è carne liquida e chi mangia l’uovo partecipa all’uccisione dell’animale, alla sua manipolazione, ma si nutre anche di quelle energie sottili proprie dell’animale e assume su di se parte il karma dell’animale stesso. Praticamente ogni volta che rompiamo un uovo, con molta probabilità poniamo termine ad una vita potenziale.
Chi consuma uova di gallina, anche se queste sono cosiddette ruspanti o da allevamenti biologici, non evita l’uccisione dei pulcini maschi: è necessario essere consapevoli che, allo stesso modo del latte di mucca (in cui la mucca per produrre latte deve far nascere i vitellini i quali se sono maschi vengono uccisi e se sono femmine destinate a produrre latte fino alla sfinimento), per avere una gallina ovaiola causiamo inevitabilmente l’uccisione di una moltitudine di pulcini o di polli. Cioè come l’uso del latte causa indirettamente l’uccisione dei vitelli così l’uso delle uova causa indirettamente l’uccisione dei pulcini e dei polli.

Continuità e discontinuità nella fenomenologia ufologica


Nel numero 17 di "Fenix", il direttore Adriano Forgione dedica l'editoriale Siamo vittime di un inganno. Sveglia! alla fenomenologia ufologica.L'approccio al problema è accorto. Forgione scrive:"Durante la puntata speciale di Voyager del 15 febbraio scorso ho posto sul tavolo quella che è la mia visione del fenomeno U.F.O., riferendomi alla multidimensionalità... Le caratteristiche solide, le astronavi metalliche, le tracce al suolo, le strane interazioni che questo fenomeno presenta con gli esseri umani sia in caso di incontro ravvicinato singolo sia di gruppo o addirittura di massa, sembrano essere un inganno... Gli U.F.O. sembrano mutare nel corso della storia per assumere sembianze e caratteristiche assimilabili alla consapevolezza scientifica del periodo".
Sfiorai il tema delle forme relative agli U.F.O. che paiono adattarsi agli schemi percettivi e gnoseologici degli osservatori, oltre che al loro immaginario scientifico-tecnologico nell'articolo Percezione e realtà. Forse l'argomento più forte che depone a favore di questa tesi è l'insieme delle testimonianze raccolte da vari autori, tra cui l'intelligente Johannes Fiebag, a proposito delle navi aeree che verso la fine del XIX secolo furono avvistate negli Stati Uniti. Erano simili ad improbabili mongolfiere o a dirigibili con eliche, ali battenti e fari: soprattutto ricordavano le sbalorditive macchine volanti concepite dall'infrenabile fantasia di Jules Verne in un romanzo coevo come "Robur il Conquistatore". Veramente quelle airships parevano modellate sulmodus percipiendi dei testimoni dell'epoca. Dopo l'ondata del 1897, non furono quasi mai più scorte (per quanto mi consta) aeronavi di quel genere: negli anni 40 del XX secolo si passò dai piatti volanti di Kenneth Arnold (in verità degli oggetti quasi a forma di rondine), agli U.F.O. campaniformi di Adamski, del caso "Amicizia" etc. sino alle navicelle dal profilo affilato di Meier, Lazar et al. per finire con l'invasione delle sfere "plasmatiche" di questi ultimi anni. Ho naturalmente semplificato, trascurando innumerevoli fogge degli O.V.N.I. avvistati o immortalati in istantanee e video. [1]

Davvero, come notò l'ottimo Fiebag, siamo al cospetto di un'Intelligenza che proietta immagini, manipola e controlla. E' un'Intelligenza i cui fini non sono chiari, ma che pare prendersi giuoco di un'umanità adusa a credere all'esteriorità, a fidarsi di sensi spesso fallaci. Osserva Forgione: "Sembra che la fonte del fenomeno si diverta a camuffarsi, interagendo con noi in modo subdolo ed ingannevole... Sono convinto che si tratta di intelligenze che sono sempre state qui, ma provenienti da una realtà parallela."
Il discorso si può estendere anche agli occupanti degli U.F.O.: un tempo si incontravano alieni "kaloi kai agathoi" o simili ad astronauti con tanto di tuta e casco, oggi, per lo più, esili creature macrocefale o sinistri Insettoidi.

Eppure, nonostante il caleidoscopio sempre cangiante delle apparizioni, pare che resti agglutinata alla causa formale una causa materiale, per dirla con Aristotele. Meglio, le forme non prescindono da un sinolo: già i graffiti preistorici contemplano un'iconografia di presunti oggetti volanti a forma di disco, di piatto, di globo etc. Si pensi, verbigrazia, alle opere rupestri studiate da Aime Michel.

Di là dal mascheramento dunque si intravede una seppur labile continuità formale che si cristallizza di solito nella forma del disco e del globo, forse perché, come ipotizzò Jung, il cerchio e la sfera sono archetipi solari e simboli di perfezione. Non di meno, tale Leit-motivpotrebbe essere l'indizio di uno "zoccolo duro" di tipo tecnologico (e sia pure di una tecnologia avveniristica) che trova in specifiche morfologie degli aspetti inerenti ai viaggi nello spazio (e nel tempo?).

Gli antichi Romani usarono il termine "clipeus" per designare ordigni di forma circolare, il vocabolo "trabes" per denotare i "moderni sigari": le scelte linguistiche tendono a confermare una costanza nelle manifestazioni.

Infine le caratteristiche somatiche del Grigio paiono un'altra invariante che accomuna, mutatis mutandis, l'antichità e l'età contemporanea, passando per il Medioevo. Insomma, in qualche caso è possibile che U.F.O. ed extraterrestri possiedano una natura “concreta” ed appaiano più o meno come sono.

Non è tutto miraggio quel che vola.


[1] Anche recentemente sono stati avvistati U.F.O. di tipo adamskiano.



lunedì 29 marzo 2010

www.Flightradar24.com



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Iniziativa sulle Scie Chimiche!





Questo sito propone un'iniziativa rivolta soprattutto agli abitanti di Roma e del Lazio (ma aperta a tutti gli italiani) sensibili al fenomeno delle Scie Chimiche. L'obiettivo è quello di organizzare il primo incontro per il mese di Maggio 2010. Iscrivetevi e diffondete notizia di questa importante iniziativa! link:http://www.sciechimicheroma.com/

Le dieci piaghe della California


Ripercussioni delle scie chimiche in California
Pubblichiamo un sommario delle conseguenze causate dalle irrorazioni clandestine in California. Ciascun aspetto potrà essere approfondito, grazie ai collegamenti, ma già solo l'elenco è molto eloquente.

Durante gli ultimi quattro anni, le chemtrails hanno provocato in California, uno degli stati più bersagliati della Federazione, i seguenti perniciosi effetti. La ricerca è stata compiuta dal giornalista indipendente di Los Angeles, Michael J. Murphy, autore di un corposo articolo che ci ripromettiamo di proporre, non appena sarà possibile.

1) Decremento della produzione relativa all’energia solare ricavata da pannelli foto-voltaici, pari al 50-60 per cento.

2) 48 analisi dell'acqua piovana rivelano che il contenuto di alluminio è passato da 7 parti per miliardo a 3450 parti per miliardo, con un aumento del 49.186 per cento.

3) Moria delle conifere, in particolare delle sequoie.

4) Diminuzione delle zone in cui i salmoni depongono le uova, da 160.000 ad 8.000, con una flessione del 95 per cento!

5) Riduzione del numero degli anfibi pari all'80 per cento.

6) Il PH del suolo forestale è passato da 5,5 a 7.

7) La "sindrome del naso bianco" ha ucciso tra il 90 ed il 100 per cento dei pipistrelli in almeno dieci stati.

8) Sono stati rilevati casi di trote con deformazioni.

9) Il raccolto delle patate ha conosciuto un calo dell'80 per cento.

10) Falcidia delle api e di altri imenotteri.


Nasce a Chieti la Società Italiana di Nanotossicologia



CHIETI. La Società Italiana di Nanotossicologia, diretta dal professor Mario Di Gioacchino, conta 100 iscritti a sole due settimane dalla sua istituzione.

L’atto formale che decreta la nascita della Società Italiana di Nanotossicologia è dell’8 marzo 2010 e già la neonata SIN, che ha sede presso il Centro di Scienze dell’Invecchiamento della Fondazione Università G. d’Annunzio a Chieti, conta 100 iscritti.
Il gruppo di studio sui possibili effetti delle nano particelle sulla salute, è formato da ricercatori provenienti dall’Abruzzo, Lombardia, Veneto, Umbria e Toscana
«Obiettivo della società», ha spiegato il direttore e docente di Allergologia e Medicina del Lavoro della Facoltà di Medicina Ud’A, Mario Di Gioacchino, «è quello di stimolare lo studio della potenziale tossicità delle nano particelle sull’uomo, in particolare di quelle artificiali. E’ una risposta nei confronti dell’allarme lanciato dal Parlamento europeo che ha evidenziato la possibilità che tali composti possano divenire “il nuovo asbesto degli anni 2000”. Per questo – continua il professor Di Gioacchino - lo stesso Parlamento ha stabilito che ogni produttore di nano particelle dovrebbe certificarne la non tossicità per l’uomo e per l’ambiente, prima di immetterle in commercio».
«Non esistono, infatti – commenta Di Gioacchino - norme per stabilire il potenziale nocivo di tali sostanze, che attualmente vengono utilizzate in moltissime applicazioni civili: dagli alimenti, ai carburanti, in edilizia come in industria manifatturiera».
L’assenza di legislazione e di regole nel merito, pone problemi di interpretazione dei risultati dei vari studi e quindi pone la necessità di un ente che possa stabilire norme di valutazione che rispondano a criteri di assoluta scientificità, per evitare allarmismi inutili e dannosi da una parte e facili entusiasmi ed assoluzioni, dall’altra.
La neonata società si pone proprio l’obiettivo di colmare questo vuoto.
Del Direttivo della SIN fanno parte, oltre al prof. Mario Di Gioacchino, anche i professori Enrico Sabbioni (ricercatore del CeSI,), Giovanni Bernardini (dell’Università Insubria di Varese), Cesare Castellini (dell’Università di Perugia), Tommaso Renieri (dell’Università di Siena), Luigi Manzo (dell’Università di Pavia) e Nicola Trevisan (per la società Venetonanotech di Rovigo).
È di particolare interesse che della Società facciano parte anche realtà industriali multinazionali del settore, quali la Colorobbia e consorzi misti (pubblico-privati) come la Venetonanotech.
«L’interesse che la SIN suscita nel mondo industriale e non solo scientifico», conclude Di Gioacchino, «è segno dell’importanza strategica che la Società può avere su tutto il territorio nazionale».
Quale riconoscimento della validità scientifica della struttura di Ricerca della Fondazione d’Annunzio si è deciso di affidare al prof. Mario Di Gioacchino la segreteria scientifica della neonata Società, anche tenendo conto del ruolo internazionale che lo stesso Di Gioacchino attualmente riveste come Chairman del Comitato Scientifico di “Allergy and Immunotoxicology” della International Commission on occupational health.



fonte: www.primadanoi.it

Sole Nero


Borexino, nei laboratori Gran Sasso «visti per la prima volta i geoneutrini»




LA SCOPERTA. ISOLA DEL GRAN SASSO. Una nuova dimostrazione della straordinaria qualità della fisica italiana. Viene smentita la teoria secondo la quale al centro della Terra vi sarebbe un enorme reattore nucleare che da solo scalda il pianeta.

L’esperimento Borexino ai Laboratori sotterranei del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha visto in modo certo, per la prima volta al mondo, particelle provenienti dall’interno della Terra, là dove si forma il calore del nostro pianeta.
Lo studio viene pubblicato dal sito scientifico online arXiv.org.
L’esperimento visto dall’esterno appare come una cupola di sedici metri di diametro al cui interno si trova una sorta di “matrioska”, una di quelle bambole russe che entrano l’una nell’altra. Dentro la cupola infatti vi è un volume di 2.400 tonnellate di acqua che serve come primo schermo per filtrare le particelle di alta energia provenienti dal cosmo.
All’interno del volume dell’acqua si trova una sfera di acciaio che contiene, nella parte interna 2.200 fotomoltiplicatori, cioè apparati che possono registrare la presenza di lampi di luce provocati dai neutrini.
Proseguendo il viaggio all’interno di Borexino, vedremmo contenuto in una sfera di nylon speciale, una enorme quantità (300 tonnellate) di liquido scintillante.
Il funzionamento assomiglia a quello di un vecchio flipper: quando i neutrini si “scontrano”con gli elettroni dello scintillatore trasferiscono loro parte dell’energia incidente, provocando un lampo luminoso nel liquido. Questi lampi vengono visti dai fotomoltiplicatori grazie alla trasparenza delle sfere interne. L’apparato consente di misurare l’energia dei neutrini incidenti, sia in primo luogo quelli che arrivano dal Sole sia, come in questo caso, quelli che vengono dall’interno della Terra
I ricercatori di Borexino (provenienti da istituti italiani, americani, tedeschi, russi e polacchi) coordinati dal professor Gianpaolo Bellini, dell’INFN di Milano, hanno visto per la prima volta con l’esperimento situato nel Laboratorio del Gran Sasso, i “geoneutrini”.
Cioè gli antineutrini (la più piccola e elusiva particella di antimateria) provenienti dall’interno del nostro pianeta.
Queste leggerissime particelle ci dicono che migliaia di chilometri sotto la crosta terrestre, degli elementi radioattivi come l’uranio si trasmutano (decadono) e producono enormi quantità di quel calore che muove i continenti, scioglie le rocce e le trasforma in magma e lava per i vulcani.
Tramite i geoneutrini, gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare hanno la prova che questa radioattività sia una delle principali fonti di energia del pianeta, anche se probabilmente non l’unico combustibile della fucina che produce le decine di migliaia di miliardi di Watt che scaldano la Terra. 



QUANTITA' URANIO SULLA TERRA

Con esperimenti come Borexino si potrà determinare la quantità di Uranio presente sulla Terra, e magari identificare preziosi giacimenti di combustibili nucleari.
In precedenza, ricercatori giapponesi avevano intravisto dei segnali che erano indicazione dei geoneutrini, ma i loro rivelatori, troppo vicini alle centrali nucleari, erano disturbati dagli antineutrini provenienti da queste.
Solo ai Laboratori del Gran Sasso, distante almeno 500 km dalla più vicina centrale nucleare, si è potuto avere un segnale genuino della radioattività naturale della Terra.
Inoltre il livello di radiopurezza di Borexino, mai ottenuto da nessuno fino ad ora, ha fortemente contribuito a questo successo.

«APERTA UNA NUOVA ERA DI STUDIO»

Per il professor Gianpaolo Bellini «questa scoperta apre una nuova era nello studio dei meccanismi che governano l’interno della Terra. Uno studio esteso dei geoneutrini in vari punti della terra- continua Bellini - darà la possibilità di avere informazioni più precise sul calore prodotto nel mantello terrestre, e quindi sui moti convettivi che sono alla base dei fenomeni vulcanici e dei movimenti tettonici. Il successo di questo studio è stato reso possibile dalle nuove tecnologie da noi sviluppate al Laboratorio del Gran Sasso, che ci hanno permesso di raggiungere in Borexino livelli di purezza da elementi radioattivi mai raggiunti prima da nessuno, in aggiunta alla lontananza del sito del Gran Sasso da reattori nucleari».
«Gli straordinari risultati dell'esperimento Borexino – afferma Lucia Votano, direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso - premiano anni di intenso lavoro e sono stati possibili grazie alle caratteristiche uniche al mondo del nostro Laboratorio sotterraneo e alla estrema radiopurezza dei materiali utilizzati per l'apparato sperimentale. L'esperimento stava già dando importanti informazioni sul funzionamento interno del sole e adesso ha prodotto la prima misura mondiale dei geoneutrini provenienti dalle profondità del nostro pianeta. Ancora una volta i Laboratori del Gran Sasso dimostrano di essere un centro di ricerca di eccellenza nel campo della fisica astro particellare».
«Borexino apre una nuova finestra che ci permette di guardare direttamente all’interno della Terra fino a migliaia di chilometri di profondità – dice Giovanni Fiorentini coordinatore di un gruppo ricerca dell’INFN e dell’Università di Ferrara che ha sviluppato i primi modelli teorici per i geoneutrini - Il confronto tra i dati sperimentali e i modelli teorici getterà luce sulla composizione chimica e le origini della Terra».
Inoltre il livello di radiopurezza di Borexino, mai ottenuto da nessuno fino ad ore, ha fortemente contribuito a questo successo.

ESPERIMENTI PRECEDENTI

Già nel 2002 un esperimento giapponese, Kamland, sostenne di aver rivelato la radiazione dei geoneutrini, ma gli studi successivi dimostrarono che si trattava di un abbaglio: ciò che veniva osservato era in realtà dovuto alla presenza di un insidioso fondo di neutroni, che dava origine a dei “falsi geoneutrini”.
Nel 2005 ancora Kamland ha fornito le prime indicazioni dell’esistenza dei geoneutrini.
Borexino ha ottenuto in questi giorni l’evidenza dell’esistenza dei geoneutrini, riuscendo a evidenziarne il segnale con un’affidabilità superiore al 99,9%.
«Questo è solo l’inizio», assicurano gli scienziati. «Lo studio ovviamente continua e fra altri due anni sarà possibile avere misure di maggior precisione producendo quindi più informazioni sui meccanismi di produzione termica della Terra».
Seguendo le metodologie sviluppate da Borexino, sarà possibile investigare in modo non ipotetico l’origine e la distribuzione dell’energia termica all’interno del nostro pianeta.
Vari esperimenti sono in fase di costruzione o di Ricerca & Sviluppo in vari siti del mondo: Canada, Finlandia, Hawaii, Sud Dakota.
Se questi esperimenti ed altri esperimenti riusciranno ad ottenere “performances” del tipo di quelle ottenute da Borexino, confrontando le misure in differenti locazioni sarà possibile determinare la concentrazione di Uranio e Torio nella Crosta e nel Mantello e sapere qualcosa di più sulla loro locazione.

I LABORATORI DEL GRAN SASSO DELL’INFN 

C’è un silenzio cosmico sotto il Gran Sasso e non c’entra la letteratura anche se l’immagine è molto romantica ed evoca suggestioni d’autore.
Sono quei 1400 metri di roccia che assorbono le radiazioni e rendono il Laboratorio di fisica nucleare ospitato sotto la più alta montagna dell’Appennino un luogo speciale, molto speciale, unico al mondo.
E' questo potente scudo protettivo a fare del Laboratorio un posto straordinario per i fisici, i quali, non a caso, accorrono in Abruzzo da ogni parte del mondo per studiare il mondo delle particelle e in particolare i neutrini e le particelle che compongono la misteriosa materia oscura; insomma le chiavi dei meccanismi che regolano l’universo.
Il pioniere di questo tipo di studi era stato Raymond Davis in una miniera d'oro abbandonata, a Homestake, nel South Dakota, Stati Uniti, con i suoi studi sui neutrini prodotti dal sole.
L’Italia non poteva non rimanere al passo anche perché aveva il posto giusto, avvolto dal “silenzio cosmico”.
Oggi 750 scienziati di 28 Paesi utilizzano il Laboratorio del Gran Sasso, considerato nel suo genere il migliore del mondo. Situata tra le città di L’Aquila e Teramo, a circa 120 km da Roma, la struttura sotterranea ha tre sale lunghe quasi 100 metri, larghe 18 e alte 20, collegate da vari corridoi le cui uscite si affacciano sulla galleria autostradale.
La struttura, diretta dalla professoressa Lucia Votano, è uno dei quattro Laboratori dell’Istituto di Fisica Nucleare di cui è presidente Roberto Petronzio, professore di Fisica Teorica all’Università Tor Vergata di Roma. L'Infn è l'ente italiano dedicato allo studio dei costituenti fondamentali della materia e svolge attività di ricerca, teorica e sperimentale, nei campi della fisica subnucleare, nucleare e astroparticellare.



fonte: www.primadanoi.it

domenica 28 marzo 2010

Vaticano Spa: il mercato delle messe in memoria dei defunti


INTERVISTA A GIANLUIGI NUZZI, AUTORE DEL LIBRO-INCHIESTA "VATICANO SPA" EDITO DA CHIARELETTERE


22 mag. 2009 - INTERVISTA di Giovanni Zambito. E' appena uscito in libreria "Vaticano Spa" del giornalista, inviato di Panorama, Gianluigi Nuzzi, edito da Chiarelettere (pagg. 280, €15,00), che denuncia gli affari oscuri o poco chiari della Santa Sede. Il saggio nasce dal ritrovamento dell'archivio segreto di monsignor Renato Dardozzi che, per conto della Segreteria di Stato del Vaticano, con Agostino Casaroli Angelo Sodano ha seguito per vent’anni tutte le operazioni più delicate dello Ior.
L’autore, con dovizia di particolari, presenta più di quattromila documenti inediti, con nomi e numeri, a dimostrazione dell’esistenza di una rete clandestina di conti correnti, speculazioni, arricchimenti personali, favori e ricatti. 
Dardozzi ha voluto che dopo la morte, avvenuta nel 2003, il suo sterminato archivio diventasse pubblico. Così dopo anni di ricerche, il libro-inchiesta "Vaticano Spa" rilegge dalle carte del Vaticano alcuni passaggi cruciali di quegli anni: le tangenti della Prima Repubblica, i soldi a Bernardo Provenzano e Totò Riina, somme passate dai caveau dello Ior inquietando non solo la Segreteria di Stato, ma anche Giovanni Paolo II, e determinando intrighi e congiure tra stucchi, velluti e soprattutto nei silenzi dei palazzi apostolici.
"Tra contanti e titoli di stato - spiega a ClandestinoWeb l'autore Gianluigi Nuzzi - veniva veicolato in una specie di Ior parallelo, una ragnatela off shore di depositi paravento intestati a fondazioni benefiche inesistenti e dai nomi assai cinici (“Fondazione per i bambini poveri”, “Lotta alla leucemia”, "Fondazione San Serafino"), una ragnatela costruita in segreto per anni da monsignor Donato De Bonis, ex segretario e successore di Marcinkus, nominato da Casaroli prelato dello Ior. Questo Ior occulto ha continuato a prosperare per anni sfuggendo anche all’attuale presidente dello Ior, Angelo Caloia, espressione della finanza bianca del nord.
Di quali cifre parliamo?
"Sono 17 i conti principali sui quali De Bonis “opera sia per formale delega - si legge nel report inviato da Caloia a Wojtyla nell’agosto del 1992 quando la banca parallela inizia ad emergere - sia per prassi inveterata”. Tra l’89 e il ’93 vengono compiute operazioni su questi depositi per oltre 310 miliardi, circa 275,2 milioni di euro di oggi. Ma sono i movimenti in contanti a sorprendere: secondo una stima prudenziale, superano i 110 miliardi (97,6 milioni di euro di oggi). Bisogna poi aggiungere l’intensissima compravendita di titoli di Stato: in appena un biennio su questi conti riservati transitano tra i 135 e i 200 miliardi di cct. Dai documenti emerge che su uno di questi conti aveva la firma l’ex presidente Giulio Andreotti. Il deposito era intestato alla “Fondazione cardinale Francis Spellman”.
Rispetto ad altre sue inchieste su verità scomode, leggendo i documenti e addentrandosi sempre più nelle diverse scoperte relative a queste operazioni finanziarie, ha mantenuto un atteggiamente distaccato e 'laico'?
"Mi preme subito chiarire che non si tratta di un libro contro la Chiesa ma sugli affari sporchi portati avanti. Ho avuto un atteggiamento laico mantenendo l'intento di riportare documenti e racconti delle carte per sottoporre tutto al giudizio del lettore. Stiamo infatti caricando gratuitamente tutti i documenti a disposizione su internet in modo che se ne abbia una completa visione. E' chiaro che s'impongono delle riflessioni importanti".
Quali per esempio?
"Personalmente sono rimasto allibito, senza parole di fronte alla spregiudicatezza e al cinismo di sfruttare le intestazioni di associazioni benefiche. Mi viene in mente il caso dei malati mentali di Bisceglie le cui suore avevano un estratto conto di 55 milioni, o il mercato delle messe in memoria dei defunti: com'è stato possibile?".
Quali giudizi ha riscontrato nei lettori finora?
"Un mio amico sacerdote, don Patrizio, mi ha fatto i complimenti per aver fatto luce in una maniera documentata e senza pregiudizi. Gli apprezzamenti e gli incoraggiamenti provengono sia da tanti amici cattolici che non: dipende dalla cultura. Nel giornalismo non ci devono essere le etichette: occorre raccontare la realtà suffragata dai documenti per permettere al lettore di comprenderla e farsene un'idea". Giovanni Zambito.

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