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sabato 5 febbraio 2011

Non montate quell'antenna...

03/02/2011
Verona. Alle finestre, gli abitanti hanno appeso uno striscione di protesta. «Speculate sulla salute dei nostri bambini». E la guerra dell'antenna prosegue. Ieri mattina sono tornati camion e gru in vicolo San Giacomo, a pochi passi da piazza Duomo. In realtà l'apparecchio sotto accusa - un'antenna alta circa 4 metri, frutto di un accordo di locazione tra la compagnia telefonica Wind e il collegio Pontenavi - era stata montata sul tetto della residenza universitaria già in agosto. Stavolta gli operai sono intervenuti per completare l'impianto con un grande cilindro metallico (in gergo, «camino»), che dovrebbe servire a mitigare l'impatto visivo provocato dall'antenna. Tanto più che ci si trova dirimpetto alla Cattedrale. Ma su quel ripetitore incombono le ire dei residenti della zona. E anche un esposto da loro presentato in Procura.
«C'è chi dice che le radiazioni non fanno male, chi invece afferma che sono altamente nocive. In ogni caso, la procedura per ottenere l'installazione di quell'antenna ha diversi punti oscuri», affermano l'architetto Giuseppe Gregorelli e l'avvocato Davide Adami, tra i diretti interessati. Affacciate verso l'impianto, a una distanza di pochi metri, ci sono le camerette dei loro figli. Già quest'estate Gregorelli e Adami si erano fatti portavoce del malcontento dei residenti: i lavori, a detta loro, erano iniziati in sordina, senza coinvolgere almeno gli abitanti più prossimi.
«Sull'opera c'è l'ombra di alcune dichiarazioni mendaci fatte dai tecnici responsabili al settore dell'Edilizia privata. Per esempio il progetto iniziale escludeva che, a lavori finiti, il ripetitore fosse visibile da piazza Duomo. Su questa rassicurazione, probabilmente, la Soprintendenza ha dato il via libera per l'installazione in pieno centro storico. Così però non è stato. L'impianto si vede eccome già sui gradini esterni della Cattedrale», spiegano Gregorelli e Adami. «Ma la Soprintendenza non viene a verificare?», si chiedono.
Secondo punto. «Per ottenere il nulla osta, è necessario che i sottotetti degli edifici vicini, ovvero i piani in linea diretta con l'impianto, non siano abitati. E qui deve esserci stata un'altra dichiarazione falsa da parte dei responsabili dell'impianto, perché il mansardato del civico 15 è regolarmente occupato», aggiungono.
«Parlando con gli operatori, abbiamo saputo che probabilmente quest'antenna proviene da piazza Erbe. E poi è stata trasferita qui per qualche motivo che ci sfugge, forse proprio per una protesta dei cittadini. Noi continuiamo la nostra battaglia, confidando nella Procura», dichiarano Gregorelli e Adami. L. CO.

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