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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

giovedì 3 febbraio 2011

Scie chimiche e pubblicità


E’ arcinoto che attraverso i messaggi pubblicitari sono veicolate immagini di scie chimiche: si abituano gli spettatori a cieli opachi, sfregiati, a strisce, con inquadrature di scie tossiche. Panoramiche, campi lunghissimi e lunghi che squadrano paesaggi innaturali, tragicamente solcati da chemtrails di tutte le forme e dimensioni, sono uno degli ingredienti principali di moltissimi spot. Le nuove generazioni, avide di pubblicità, assorbono un po’ alla volta questi veleni in immagini, ma il pubblico in generale, subendo questo bombardamento iconico, si assuefa all’orrore, non distinguendo più tra la realtà chimica e la finzione altrettanto chimica.

La situazione è molto istruttiva ed induce a ragionare sulla vera funzione della pubblicità televisiva. Senza dubbio, essa è un aspetto dell’opulento mondo occidentale basato sul consumismo più sfrenato, in cui la perversa spirale “lavora, produci, consuma” alimenta sé stessa in un parossismo distruttivo ed autodistruttivo. I cittadini, trasformati in consumatori, sono solleticati con lenocini affinché acquistino merci inutili o dannose. E’ necessario che i prodotti presto scivolino nell’obsolescenza: questo invecchiamento colpisce la forma assai più dell’uso e della funzione. Mentre, infatti, la tecnologia civile si arresta o progredisce con estrema lentezza, l’immagine diventa tosto antiquata. Ad esempio, negli Stati Uniti, negli anni ‘50 del XX secolo, erano commercializzati sempre nuovi modelli di automobili: venivano aggiunte pinne sempre più filanti, le parti cromate erano valorizzate, la scocca abbellita con modanature, la linea diventava via via più aggressiva, dinamica: ciò consuonava con esigenze di vendita. Il mercato capitalista vive della concorrenza e della continua conquista di nuovi spazi su cui riversare le merci.

Ancora oggi, in una società post-capitalista, in cui il denaro pur importante, è ormai rimpiazzato da altri disvalori, in primis il dominio e la distruzione, la pubblicità è l’anima nera del commercio. Tuttavia si ha la netta impressione che il ruolo dei cosiddetti creativi sia ormai inquadrabile in un nuovo contesto. Riflettiamo. Il mercato nei vari settori (farmaceutico, agro-alimentare, finanziario, automobilistico, telefonico… ) è monopolizzato da poche società alleatesi attraverso processi di concentrazione: si pensi all’ambito bancario in cui una manciata di colossi detiene il controllo del credito e della finanza internazionale. Si deve quindi pensare che l’invasione dei contenuti pubblicitari obbedisca a leggi meramente economiche o non nasconde forse altri scopi? In verità gli spot televisivi, le fotografie di rotocalchi e quotidiani, i manifesti ed i cartelloni che formano la rutilante quinta delle nostre smorte città, creano un milieu, un ambiente di colori, forme, suoni, volti in cui sono immerse coscienze ipnotizzate. Comunicazioni subliminali, erotiche, luciferine, conteste di simboli distorti, adulano, con apparenze ammiccanti, milioni di persone che si ritrovano a ripetere slogan senza accorgersene, spinte non solo a dissanguarsi economicamente, ma a lasciarsi dissanguare da questo vampiro mediatico.

Così pare che il vero e finale scopo della pubblicità sia la colonizzazione dell’inconscio, l’espugnazione della roccaforte in cui si è rifugiato l’ultimo barlume di identità personale. In tale contesto si dispongono tutte le pubblicità che, in modo più o meno obliquo, introducono delle chemtrails.

Si può qui notare un cambiamento: mentre quattro o cinque anni or sono, le sequenze chimiche erano dissimulate, con il passare del tempo, i criminali fotogrammi sono stati messi in maggiore evidenza, sino all’attuale impudente ostentazione non solo di scie, ma addirittura di aerei della morte. Al culmine di questa orrida escalation si potrebbe collocare la sigla dell’osceno programma "Agorà", la trasmissione condotta dall’improbabile ed isterico Andrea Vianello. Non è, infine, una piramide di ascendenza egizia (è anche un compasso massonico), ma una figura evocante per l’inclinazione dei lati la costruzione che spicca sulla banconota da un dollaro… una sinistra somiglianza.


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