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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

venerdì 1 aprile 2011

Bye bye blue sky


Patrick Pasin è un editore e documentarista francese. Ha suscitato scomposte e livorose reazioni dei negazionisti (i soliti legati al C.I.C.A.P ed al boia di Lugano, Paolo Attivissimo) la messa in onda su R.S.I. di un documentario realizzato da Pasin, il cui titolo è "Bye bye, blue sky": R.S.I. ed il Canton Ticino sono feudi appartenenti allo scampaforca di Lugano. Subito i famigli del famigerato scombiccheracarte si sono scatenati per oltraggiare Pasin e per lanciare invettive contro la redazione della rete elvetica, colpevole di lesa maestà.

"Bye bye blue sky" è un'eccellente produzione, agli antipodi dell'insulso ed esangue "Warology": l'autore ha intervistato Rosalie Bertell, ricercatrice in biometria ed epidemiologia ambientale, responsabile della Commissione medica internazionale Bhopal (India), fondatrice dell'Istituto internazionale di interesse per la salute pubblica (Toronto). La Bertell ha compiuto meticolosi studi sui terremoti artificiali e sulle scie chimiche, denunciando i governi per l'uso di armi esotiche. Pasin ha ascoltato poi Alan de Tourtoulon, ex pilota della British Airways e della Swissair; Claire Henrion, cofondatrice di "Acseipica", associazione tra le più prestigiose in Francia per lo studio delle attività d'irrorazione e di geoingegneria; Belinda McKenzie, attivista britannica. Non manca l'intervento di Nikos Katsaros, ricercatore al Centro nazionale di scienze fisiche "Demokritos" di Atene, esponente del Comitato nazionale per l'ambiente nonché del Comitato "Enouranois" che indaga sulle attività d'irrorazione e geoingegneria. Pasin ha anche inserito il contributo di Rosario Marcianò, presidente e fondatore del Comitato Tanker enemy e del fisico, Corrado Penna.

A prescindere comunque dai vari ricercatori ed attivisti interpellati, il documentario si segnala per il taglio oggettivo e per l'efficacia con cui viene presentato lo spinoso tema. Il reportage è stato preceduto da una fase di indagine e di selezione delle fonti che ha consentito a Pasin di snocciolare dati, brevetti, attestazioni ufficiali (tra i numerosi, un documento che dimostra l'acquisto deciso dall'Aeronautica militare francese di quantità abnormi di bario!), prove di ogni tipo.

Già le immagini di cieli sfregiati sono eloquenti, ma Pasin sa che è necessario addurre argomenti incontrovertibili e così ci offre un esauriente ed inquietante spaccato della bio-ingegneria clandestina. Né riteniamo che il berciare dei soliti babbei (sarebbero più utili al consorzio umano se tagliassero l'erba che cresce nel giardino della magione del loro guru) possa solo sfiorare Pasin che, in qualità di direttore delle "Edizioni Carnot", stabilì di pubblicare "Les armes de l'ombres" di Marc Filterman, l'ex militare d'oltralpe, specializzato in sistemi elettronici, uno dei primi insider a denunciare l'impiego di micidiali armi elettromagnetiche e le attività illegali volte alla manipolazione del clima.

Nel 2002 Pasin pubblicò il noto libro di Thierry Maussan, "La grande bugia", (2002) il primo saggio in cui è contestata la patetica versione ufficiale sul 911 e dove è dimostrato il coinvolgimento di C.I.A., Mossad, M16 nell'ideazione e nella perpetrazione degli autoattentati che sconvolsero il mondo. Dopo il lancio del libro, Pasin subì forti pressioni che lo costrinsero ad abbandonare l'editoria: da allora si è dedicato alle ricerche culminate nell'ottimo "Bye bye blue sky".

Il dossier di Pasin, trasmesso con doppiaggio in Italiano, il 28 febbraio 2011 scorso da R.S.I., sarà presto proposto da canali televisivi francesi. La guardia svizzera e gli altri grulli cerchino di rinnovare l'armentario delle loro "critiche": già ora quasi più nessuno si beve le loro frottole. Si corre il rischio di vederli rottamati.


Qui il documento inviato da Pasin alla redazione R.S.I., in confutazione alle speciose obiezioni degli sgherri di regime.

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