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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

martedì 12 aprile 2011

L'ultimo Samurai


Nel corso della vita tutti incontriamo alcuni film che, senza un motivo apparente e oggettivo, ci prendono completamenteanema e core.L'ultimo Samurai è entratoin modo del tutto inaspettato a far parte di questa piccola e irrazionale cerchia di film della mia vita.
Sono partita abbastanza prevenuta, ieri sera avevo un sonno incredibile e il fatto che il film durasse due ore e mezza non aiutava il mio umore globale.
E poi, l'inaspettato. Dopo i primi 10 minuti del patetico e alcoolizzato capitano Nathan Algren sono stata completamente risucchiata nel vivo del film. Sarà stata la stanchezza? Il troppo studio? Lo stress pre-esame? Non lo saprò mai, però, inaspettatamente è successo. E questo è l'importante.
Aldilà della trama banale e abbastanza scontata (e già vista) e dell'incredibile monoespressività facciale di Tom Cruise, il film è diretto magistralmente da Edward Zwick con ritmo e con un'ottima fotografia e ricostruzione storica. Un peccato però che non abbiano mantenuti i dialoghi originali, il doppiaggio di molti personaggi giapponesi ha fatto scappare più di qualche risata tra il pubblico. E peccato anche per alcune frasi fatte che avrei eliminato volentieri a colpi di katana.
Musiche bellissime. Grandissimo il personaggio di Katsumoto e ho trovato anche molto azzeccato il personaggio dell'imperatore: praticamente un ragazzino sperduto con addosso responsabilità più grandi di lui e consiglieri atti a fare esclusivamente i loro interessi.
Ma cerchiamo di capire da dove arriva il mio eccessivo entusiasmo per questo film. Credo che una buona parte del merito vada agli interpreti giapponesi (come Ken Watanabe-Katsumoto) e all'atmosfera di armonia che circonda sempre la loro cultura e i loro ideali, così diversi dai nostri. 
Il film vuole essere un'aspra critica alla civiltà americana e sopratutto alla natura dell'uomo. O meglio, dell'uomo occidentale cresciuto in una società individualista come può essere quella degli U.S.A. .
Il regista ha sottolineato la vigliaccheria, l'avidità e l'egoismo che guidarono le guerre di conquista che hanno coperto di sangue il 1800.
L'uomo che uccide per avidità, per avere più soldi e potere; l'uomo che uccide con egoismo, calpestando uomini donne e bambini con valori diversi dai suoi; l'uomo che uccide con vigliaccheria, colpendo il suo nemico a distanza, costruendo armi sempre più potenti e tecnologiche, senza neanche avere il coraggio di guardarlo negli occhi e cancellando l'unico significato paradossalmente sensato della guerra: l'onore e il coraggio.
Questo è l'uomo che emerge con prepotenza dalla pellicola. Il tema della 'disumanità' dell'uomo è un tema che mi coinvolge sempre e in particolare ieri pomeriggio, prima di andare al cinema, discutevo appunto con mia madre sul tema dell'apprezzamento della realtà, di quanto sia difficile accettarla e farsela piacere con l'egoismo, l'ipocrisia e la cattiveria umana e con tutti gli orrori che ci sono stati e che sicuramente ci saranno. Ok, sono scesa un po' troppo nel filosofico e nello scetticismo acuto e forse sono andata anche più in là di ciò che il regista voleva mostrare.
Ma forse è proprio per questo che il film mi ha preso in modo particolare. Perchè ci ho visto (purtroppo) la realtà: il potere dell'arroganza e dell'egoismo dell'uomo che si impone, ormai da più di 5000 anni, sul lato 'umano' dell'uomo come una spirale discendente.



fonte: http://sblog.splinder.com

4 commenti:

paso ha detto...

Critica interessante. La scarsa attrazione che esercita su di me l'attore protagonista mi aveva dissuaso finora dal vederlo
ma d'altra parte la nostra potrebbe anche essere un'impressione sbagliata: del resto egli è stato protagonista di diversi film interessanti, e se diversi bravi registi (o produttori...) lo hanno scelto come primo attore, qualche dote ce l'avrà pure.
Proprio recentemete, ad esempio e prima di aver letto questo post, ho rivisto Minority Report ed Eyes Wide Shut rivedendo al meglio il mio giudizio sulle sue interpretazioni.
Comunque, non è Laurence Olivier...

puntozero ha detto...

@Paso

abbiamo pensato di correlarlo al Giappone di oggi.

giovanni ranella ha detto...

scrivi di un tema a me caro...l’ultimo samurai benché sia una “americanata” anche a me a colpito per ciò che evoca e potevano farne un film capolavoro per l’intuizione che ha ispirato la trama…il definitivo tramonto della stirpe dei guerrieri ai due estremi del mondo unificato dalla nascente meccanizzazione, dalla viltà tecnologica…sempre in quegli anni sarebbero nati o già operavano gli ultimi grandi rivitalizzatori dell’arte…gli ultimi grandi visionari…Gaguin, Van Gogh, Munch, furono essi stessi guerrieri a cui la reazione nichilista indotta dal progressivo ed inesorabile avanzare dell’industrialismo ne avrebbe poi annullato lo slancio realmente innovatore aprendo la via al concettualismo e dopo appena quarant’anni alla sovversione acrilica pop che segnò il passaggio nell’immediato dopoguerra (1945/50) dal Terzo al Quarto Reich ridefinendo le icone celebranti la nostra sottomissione alla verità dell’industria, all’immortalità economica della plastica…davvero ci sarebbe molto da dire e nessun antropologo ha mai saputo individuare questa metamorfosi involutiva della società, aggiogata a ritmi fondamentalmente estranei dai nostri significati propriamente umani…insomma l’ultimo Samurai comunque anche a me è riuscito ad evocare l’origine della nostra stirpe umana, che è lirica, virile…virile nel senso originario della parola Vir intimamente congiunta alla Poesia e inscindibile da questa…oggi la gravità, l’emergenza dei tempi richiederebbe a noi tutti il risveglio delle qualità messe in evidenza nella pellicola…al più noi moderni potremmo essere Samurai sdentati
Un saluto

puntozero ha detto...

@Giovanni Ranella

la recensione non l'abbiamo scritta noi...la tematica è anche a noi cara.
Perciò grazie del tuo contributo.
Samurai Sdentati? Niente di meglio per definire la realtà di oggi.

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