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giovedì 16 giugno 2011

Perché gli intoccabili odiano Gandhi?

Articolo di Thomas C. Mountain (l'editore dell'Ambedkar Journal) tratto e tradotto da Countercurrents.org

In India, considerata la più grande democrazia, del mondo, la leadership del movimento in rapida crescita dei Dalit non ha niente di buono da dire a riguardo di Mohandas K. Gandhi. Ad essere onesti Gandhi è attualmente uno dei più odiati leader indiani fra quelli che la leadership dei Dalit (o "intoccabili") considera nemici della propria casta.

Molti si sono chiesti come io possa osare fare simili affermazioni.

In risposta io chiedo alle persone che non sono indiane di cercare di tenere in mente il mio ruolo di messaggero in tale questione. Io sono l'editore dell'Ambedkar Journal, fondato nel 1996, che è stata la prima pubblicazione su internet ad occuparsi della questione dal punto di vista dei Dalit. Il mio co-editore è M. Gopinath, che è stato tra l'altro Editore del quotidiano Dalit Voice ed ha poi fondato il Times of Bahujan, quotidiano nazionale del Partito Bahujan Samaj, il partito dei Dalit indiani, il più giovane partito indiano ed il terzo per importanza. Il presidente dell'Ambedkar Journal al tempo in cui fu fondato era il Dr. Velu Annamalai, il primo Dalit nella storia ad ottenere una laurea in ingegneria. (...)  La leadership dei Dalit con la quale lavoro ha ricevuto diverse decine di milioni di voti alle ultime elezioni in India. Ma adesso, torniamo alla questione che riguarda 850 milioni di persone, perché i Dalit odiano M.K. Gandhi?

Per iniziare, Gandhi era un membro della cosiddetta "casta alta". Le caste alte rappresentano una piccola minoranza in India, circa il 10-15% della popolazione, e tuttavia dominano la società indiana in una maniera molto simile a quella in cui i bianchi governavano il Sud Africa durante il periodo in cui era ufficialmente in corso l'Apartheid. I Dalit spesso usano la locuzione "Apartheid in India" quando parlano dei propri problemi.

La costituzione indiana fu scritta da uno dei principali critici ed oppositori politici di Gandhi, il Dr. Ambedkar, dal quale prende nome il nostro giornale, e che fu il primo Dalit nella storia a ricevere un'istruzione (se non hai mai sentito parlare del Dr. Ambedkar ti pregherei di avere la mente aperta a quanto sto dicendo, perché è un po' come parlare della fondazione degli Stati Uniti e non avere mai sentito nominare Thomas Jefferson).

La maggior parte dei lettori sono familiari col grande sciopero della fame di Gandhi contro il cosiddetto Patto di Poona nel 1933. Quello contro cui protestava Gandhi, rischiando persino la morte, era l'inclusione nella bozza della Costituzione Indiana, proposta dai britannici, di una norma che riservava ai Dalit il diritto i eleggere i propri rappresentanti. Il Dr. Ambedkar, con la sua laurea in legge ottenuta a Cambridge, era stato scelto dai britannici per scrivere la nuova costituzione indiana. Avendo passato la sua vita a combattere la discriminazione basata sulle caste, il Dr. Ambedkar era giunto alla conclusione che l'unica maniera in cui i Dalit avrebbero potuto migliorare la propria vita era quella di avere il diritto esclusivo di votare per i propri rappresentanti, ovvero che una parte dei seggi al parlamento fosse riservata ai Dalit e che solo i Dalit potessero votore per questi seggi riservati.

Gandhi era determinato ad impedire che ciò avvenisse e fece uno sciopero della fame per cambiare questo articolo nella bozza della costituzione. Dopo diverse rivolte nelle quali decine di migliaia di Dalit furono massacrati, e con un rapido aumento di tali violenze previsto nel caso in cui Gandhi fosse morto, il Dr. Ambedkar si decise, con Gandhi sul letto di morte, a rinunciare al diritto dei Dalit di eleggersi da soli i propri rappresentanti, e Gandhi pose fine al suo sciopero della fame. In seguito, sul proprio letto di morte, il Dr. Ambedkar avrebbe detto che quello era stato il più grande errore della sua vita, che se avesse potuto tornare indietro avrebbe rifiutato di rinunciare alla norma che garantiva la rappresentanza dei Dalit, pure se ciò avesse dovuto significare la morte di Gandhi.

Come la storia ci ha mostrato, la vita della stragrande maggioranza dei Dalit in India è cambiata poco dalla conquista dell'indipendenza indiana più di 50 anni fa. Le leggi scritte nella Costituzione indiana dal Dr. Ambedkar, molte delle quali modellate sulle leggi introdotte negli ex stati schiavisti americani della Confederazione durante la ricostruzione seguita alla guerra civile (scoppiata per salvaguardare la liberazione dalla schiavitù dei negri americani), non sono mai state applicate dal sistema giudiziario e dal parlamento. Una piccola frazione delle quote ovvero dei posti di lavoro riservati ai Dalits nell'istruzione e nel governo sono stati occupati. I Dalit sono ancora discriminati sotto tutti gli aspetti nei 650.000 villaggi dell'India nonostante l'esistenza di leggi specifiche che mettono al bando tali comportamenti. I Dalit sono le vittime di embarghi economici, della negazione dei basilari dirtti umani come quello di avere accesso all'acqua potabile, di utilizzare strutture pubbliche, di avere accesso all'istruzione, e persino di entrare nei templi Indù.

Ancor oggi, la maggior parte degli Indiani, e tra questi anche la maggioranza dei Dalit, crede che i Dalit stiano scontando una punizione comminata da Dio per i propri peccati commessi in una vita precedente. Secondo i dettami dell'induismo  l'unica speranza di un Dalits è quella di essere un bravo servo delle classi per potere poi dopo la morte rinascere incarnandosi in un membro di alta casta. Questa credenza è denominata varna in sanscrito, il linguaggio degli ariani orginari che imposero l'induismo in India circa 3.500 anni fa. Cosa interessante, la parola "varna" si traduce letteralmente dal sanscrito con la parola "colore".

Questa è una delle regole d'oro della liberazione dei Dalit, che varna significa colore, che l'Induismo è una forma di oppressione  razzista e che, come tale, è l'equivalente dell'Apartheid in India. I Dalit sentono che se avessero avuto il diritto di eleggere i propri rappresentanti sarebbero stati capaci di inziare a sfidare la dominazione delle alte caste nella società indiana ed avrebbero inziato a percorrere il lungo cammino verso la libertà. Essi danno la colpa a Gandhi ed al suo sciopero della fame intrapreso per impedire tutto ciò. Ecco spiegato nella maniera più succinta possibile, perché gli attuali leader Dalit dell'India odiano M.K. Gandhi.

Questa è, ovviamente, una eccessiva semplificazione. I problemi sociali dell'India rimangono i più drammatici del mondo e pochi paragrafi non sono sufficienti a spiegare la questione in maniera soddisfacente. Il mondo dei Dalit ed il movimento di un popolo maltrattato e tiranneggiato, gli "intoccabili" dell'India, sta appena iniziando ad essere conosciuto alla maggior parte della gente che nel mondo si preoccupa dei diritti umani. Dal momento che i Dalit si organizzano da soli ed iniziano a sfidare in India le regole basate sulle caste, è doveroso per  tutte le persone di buona coscienza iniziare a scoprire quello per cui stanno lottando i Dalit e la loro leadership. Un buon punto per iniziare è quello di M.K. Gandhi e del motivo per cui egli è così odiato dai Dalit in India.

Thomas C. Mountain è l'editore dell'Ambedkar Journal che si occupa dei Dalit dell'India ed è stato fondato nel 1996. I suoi articoli sono comparsi nelle testate Dalit di tutta l'India, incluso il Dalit Voice ed il Times of Bahujan così come sulle prime pagine della stampa indiana mainstream, di proprietà delle alte classi. Egli raccomanda la visione del premiato film "Bandit Queen" come il miglior esempio della vita delle donne e dei Dalit nei villaggi indiani, che è la storia Phoolan Devi, una persona brutalmente assassinata, del cui comitato di difesa internazionale Thomas C. Mountain è  stato un membro fondatore. Può essere contattato all'indirizzo di mail tmountain(at)hawaii.rr.com.


Leggi anche Gandhi unmasked (in inglese)

Alcuni dubbi sull'opera di Gandhi

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