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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

domenica 24 luglio 2011

Il Giardino Zen


Dell’impossibilità di definire il giardino Zen, microcosmo artificiale, utile però a immaginare naturali energie ed ordini superiori. Nessun artefice di tanta saggezza vorrà mai spiegarvi a parole come si crea e con quali finalità tanta meticolosa meraviglia. Il lavoro degli strumenti è importante quanto la scelta dei pochi elementi di cui è composto, la cura del suo divenire è frutto di una concentrazione serena, di uno stato mentale difficile per noi occidentali da comprendere. E’ il concetto del vuoto che ci sfugge, per noi il vuoto è la fine, il nulla, la morte. Per l’artefice della perfezione invece, è quanto di più vicino esista alla creazione divina. L’impronta del rastrello sulla superficie ghiaiosa, la disposizione delle pietre, ricordano sempre come la natura segua un modello fluido, impalpabile, delicato ed al contempo pieno di energia. Lontanissimo dall’idea occidentale di un mondo quadrato, definibile con poche rozze e semplicistiche leggi, poche linee rette che impediscono al nostro pensiero di immaginarne altre, dimensionalmente molto più ricche ed evolute.
Vicino a questo pensiero c’è quello del silenzio. Anche questa parola per noi ha un’accezione negativa. Per noi il silenzio è mancanza di informazioni, mancanza di vita, il nulla. Per lo Zen il silenzio è lo stato di perfezione, il tutto, la pienezza di se. Il silenzio è lo stato dell’ascolto perfetto, non un altezzoso rifiuto della realtà ma al contrario una feconda immersione in essa. Lo stato della comprensione, dell’assorbimento, della conoscenza. Lo psicanalista occidentale ha imparato solo da pochi decenni ad ascoltarlo, a dargli un valore primario. Il mondo orientale ne conosceva da millenni le proprietà.
Vuoto e silenzio quindi, strumenti della creazione tanto delicata quanto incisiva, di questi angoli di perfezione.

fonte: freeskies

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