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domenica 3 luglio 2011

India, censurato artista che denuncia l'operato di Gandhi



L’artista J Nandakumar ha dovuto ritirare i suoi lavori esposti ad una mostra perché ha osato dipingere Gandhi in una luce differente da quella che la cultura di regime ha imposto in India e nel resto del mondo. La sua mostra alla Galleria del Centro Nehru a Mumbai è stata esposta senza problemi per tre giorni, quando improvvisamente qualcuno si è lamentato di un suo dipinto in cui un uomo nudo si prostra di fronte ad una dea in segno devozione. In seguito alle rimostranze di un singolo uomo che ha affermato di volere organizzare una marcia di protesta se l’opera non fosse stata rimossa, il centro Nehru ha ceduto alle pressioni. In seguito al diniego dell’artista Nandakumar, gli organizzatori della mostra hanno addirittura aggiunto un’altra richiesta, ovvero che venisse rimossa un’opera raffigurante Gandhi con un bastone trasformato in un tridente la cui estremità inferiore è una lancia inferta nel corpo di un Dalit; l’opera vuole rappresentare la maniera in cui Gandhi abbia ucciso i diritti politici degli intoccabili dell’India. 

L’artista, che da sempre ha usato la sua arte per denunciare lo sfruttamento, afferma che l’ispirazione per quella rappresentazione di Gandhi gli è venuta dopo avere letto i dettagli dell’accordo di Poona (1932) tra il leader degli intoccabili Ambedkar ed i leader delle alte caste indù, i quali rigettavano la richiesta di seggi riservati in parlamento per le caste inferiori. Ambedkar ha acconsentito a tale accordo solo per la veemente opposizione di Gandhi che ha rischiato di morire durante uno sciopero della fame contro questo provvedimento teso a garantire la salvaguardia dei diritti politici dei Dalit.

Secondo le parole dell’artista: “Ho sentito che Gandhi non era più l’incarnazione della pace come in passato io stesso avevo pensato che fosse (...) così quando gli organizzatori della mostra mi hanno chiesto di rimuovere quell’opera dalla mostra io ho dato loro due opzioni, o cancellare tutta la mia esibizione, o lasciarla così com’era (...) “Nella mia città natale, Aurangabad, ho trovato molti sostenitori del mio punto di vista e si sono uniti a me per condannare questa cancellazione di una esibizione a causa di una singola telefonata (...) continuerò a realizzare una serie di dipinti nella maniera che intendo io (...) Quell’immagine di Gandhi si è sviluppata nella mia mente quando Gandhi ha smesso di essere per me l’apostolo della pace.”

Maggiori informazioni al seguente link (in inglese)http://www.themagazine.com/article/arts/gandhi-the-untouchable

Altre notizie sul falso mito di Gandhi al seguente link sul blog scienzamarciahttp://scienzamarcia.blogspot.com/search/label/gandhi



Qui sotto un approfondimento sui Dalit che rende bene l’idea di quale sia lo status quo che Gandhi non ha voluto mutare.

i Dalit ovvero gli oppressi (fonte http://www.shantionlus.org/dalit.htm)

I Dalit sono gli "intoccabili", coloro che nel sistema castale indiano nascono fuori dalle quattro caste principali. Il termine "Dalit" è stato coniato da Dr. Ambedkar, ispiratore e leader riconosciuto dei movimenti che a partire dagli anni '30 hanno messo in discussione la gerarchia delle caste contemplata nell'Induismo. In contrapposizione col termine "Harijans" - figli di dio - nome col quale Gandhi chiamava gli intoccabili, Ambedkar sceglie il nome di Dalit -oppressi- quale simbolo di orgoglio assertivo e necessità di riscatto da una condizione di oppressione di casta e di classe.

Come è possibile che in uno stato democratico da oltre 50 anni persistano forme così gravi di violazione dei diritti umani a danno di una cosiddetta minoranza costituita da ben 160 milioni di persone?

L'intoccabilità è stata abolita dalla Costituzione indiana nel 1950, sono previste azioni positive nei confronti dei Dalit quali la riserva di una percentuale di posti in Parlamento, nei pubblici impieghi, nella scuola, ma la pratica dell’ intoccabilità permane, soprattutto nelle aree rurali, e stigmatizza milioni di persone come "impure" per nascita - pertanto non degne di entrare nei templi, di attraversare le zone dei villaggi abitate dagli appartenenti alle caste superiori, di usare gli stessi pozzi, di bere il the negli stessi bicchieri - A loro sono riservati i lavori più degradanti quali pulire le latrine e trasportare escrementi umani, scuoiare e rimuovere gli animali morti, scavare tombe, spazzare le strade dei villaggi. I bambini dalit, quando riescono a frequentare la scuola pubblica, devono sedere in fondo alla classe, ben lontani dagli altri; molte bambine dalit tra i 6 e gli 8 anni vengono avviate alla prostituzione secondo la pratica del Devadasi. Alla discriminazione si aggiunge la violenza. Fonti ufficiali riportano almeno 3 crimini all'ora (assassinii, ferimenti, rapine …..) perpetrati nei confronti dei dalit, più di 200 sono le donne dalit di età compresa tra i 6 e 70 anni stuprate ogni anno!

Viene chiamata hidden apartheid - segregazione razziale nascosta - perché è proibita per legge ma spesso sono gli stessi tutori della legge a metterla in atto nelle forme più violente. La brutalità delle forze dell'ordine nei confronti dei dalit è testimoniata da centinaia di persone perseguitate, accusate di crimini non commessi, picchiate e violentate in carcere.

In un contesto, quale quello dell'India rurale, di povertà diffusa, la pratica dell'intoccabilità e il boicottaggio sociale che ne deriva fa sì che le comunità dalit siano anche le più indigenti. Il 50% dei Dalit vive al di sotto della soglia di povertà con un preoccupante incremento negli ultimi anni. Il 57% dei bambini dalit sotto i 4 anni risultano malnutriti, la mortalità infantile tra i dalit supera la media nazionale del 45%. Le donne sono le più colp6ite: lasciano la scuola prima dei loro coetanei maschi (l'83% delle donne Dalit non vanno oltre la scuola primaria), svolgono i lavori più pesanti in agricoltura, nelle costruzioni o nell'industria occupandosi contemporaneamente dei lavori domestici e della cura dei figli. Sono le ultime in famiglia a mangiare e se il cibo non è sufficiente per tutti sono loro a digiunare (il 90 % delle donne dalit ha una dieta insufficiente per quantità di proteine e calorie).

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