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lunedì 4 luglio 2011

La grande onda: un' idea per il prossimo film catastrofico

Articolo tratto dal blog Tra cielo e Terra


Negli ultimi quindici anni ha ripreso vigore nel mondo del cinema un genere che da sempre stimola inesorabilmente la curiosità e l’immaginazione del pubblico: si tratta dei film cosiddetti catastrofici.
Tale genere è vecchio come il cinema, ma quello che caratterizza le produzioni degli ultimi anni è un generoso utilizzo delle nuove tecnologie applicate alla creazione di spettacolari effetti speciali, ed in secondo luogo l’entità delle devastazioni in ballo.
In una continua escalation di catastrofi, infatti, si è arrivati alla definizione di un topos narrativo in cui varie minacce - naturali, artificiali od aliene - giungono a mettere in pericolo l’esistenza dell’intera umanità, della terra nel suo insieme.

Nelle produzioni di maggior successo, il nostro pianeta è stato nel tempo minacciato da alieni (Indipendence Day), da meteoriti (Amageddon, Deep Impact), dalla scomparsa del campo magnetico a seguito di un rallentamento della rotazione del nucleo terrestre (The Core), da improvvise ed inattese nuove glaciazioni (The Day After Tomorrow), oppure dal surriscaldamento del nucleo stesso che produce una serie di terremoti e devastazioni in tutto il globo (2012).

La lista dei vari film è lunga, ma perlomeno in quelli di maggior successo si possono osservare delle situazioni ricorrenti:
- vi è un gruppo di scienziati indipendenti ed integerrimi che vengono a conoscenza di una enorme catastrofe che sta per colpire il pianeta
-vi sono le autorità preposte (nasa, protezione civile) che inizialmente si dichiarano scettiche, ma poi prendono atto del problema
-vi è un gruppo di eroi (a volte gli scienziati stessi, più spesso persone comuni che vengono chiamate ad imprese straordinarie) che si assume il compito di compiere delle azioni rischiose al limite dell’impossibile per salvare la situazione
- vi sono infine i militari, dipinti quali ottusi e arroganti, che in tutti i casi, come unica soluzione, propongono l’utilizzo degli armamenti atomici
(“generale, un asteroide grande come il Texas si sta avvicinando alla terra e ci colpirà tra un mese!” “allora bombarderemo l’asteroide con mille bombe atomiche”;
- “generale, il nucleo della terra si sta fermando e questo porterà alla scomparsa del campo magnetico terrestre!” “bombardiamo il nucleo della terra con mille bombe atomiche”;
- “generale, un uragano grande come la California sta per abbattersi sulla costa orientale!” “bombardiamo l’uragano”;
- “generale, sta per iniziare una nuova era glaciale!” “bombardiamo l’era glaciale”, e così via)

Essendo quindi quello dei film catastrofici un genere di grande successo, proveremo anche noi a delineare brevemente la trama di una possibile nuova produzione, facendo un ampio utilizzo di idee fantasiose ed avvalendoci di scenari inverosimili ma spettacolari.
Per differenziarci in parte dalle altre pellicole del genere, ci concentreremo principalmente sulle reazioni dei vari stati in prospettiva del disastro, disastro che posizioneremo in un futuro non imminente (si consiglia, nel prosieguo dell'articolo, di cliccare sui link segnalati).

La nostra storia inizia, come da tradizione, in un laboratorio scientifico, che posizioneremo in un ambiente suggestivo, dal forte appeal cinematografico.
Siamo nei primi anni 90, e un gruppo di scienziati in stanza nelle isole Hawaii, quindi, scoprono dei movimenti anomali nelle profondità dell’oceano Pacifico; dopo accurate verifiche, comprendono che in determinate zone del pianeta ha luogo un grande movimento del magma in prossimità della crosta terrestre: vengono così individuati degli enormi vulcani sottomarini fino allora sconosciuti, vulcani da tempo in sonno che danno segno di aver ripreso la loro attività (la parte prettamente "scientifica", in questo genere di film, non deve essere eccessivamente accurata...)
Gli scienziati si mettono quindi all’opera per definire gli effetti di queste attività, e giungono alla conclusione che entro l’anno 2020 l’attività dei vulcani sarà massima e porterà a devastanti eruzioni sottomarine, eruzioni che a loro volta produrranno degli immensi tsunami che non lasceranno scampo alle coste da loro raggiunte.

Si delinenano due fronti principali in cui l’attività vulcanica sottomarina avrà luogo: la prima nel cuore dell’oceano Pacifico, la seconda nell’oceano Atlantico.
Un team di esperti statunitensi si occupa quindi di produrre delle simulazioni al computer ed arriva ad ipotizzare delle onde alte fino a 100 metri che travolgeranno le coste americane, distruggendo ogni edificio fino a decine di chilometri nell’interno.
Il governo americano prende atto della situazione: le principali città degli Stati Uniti, tutte situate sulle coste, verranno spazzate vie: New York, Washington, Boston, Filadelfia, Miami, Houston, Los Angeles, San Francisco, Seattle sono destinate a scomparire.



La prima preoccupazione del governo, quindi, è quella di mantenere il massimo riserbo sulle scoperte degli scienziati, per evitare la diffusione di un panico di massa.
In secondo luogo, il consiglio di guerra si riunisce per valutare le possibili ripercussioni sul piano della sicurezza interna, dal momento che il disastro potrebbe rendere estremamente vulnerabile il sistema difensivo della nazione, rendendola così facile preda di attacchi di potenze straniere che dai grandi sconvolgimenti saranno meno colpite.
Il consiglio decide di conseguenza di costruire un nuovo centro di controllo, una postazione di comando da cui si possa gestire l'emergenza, e il luogo ideale per il nuovo centro di comando viene individuato nei pressi della città di Denver: lontano dalle coste, la capitale del Colorado è situata in in luogo strategico, nel cuore del paese, in una posizione ideale per poter controllare il restante territorio.
Si dà quindi avvio alla costruzione di un imponente centro di controllo dotato di tutte le attrezzature necessarie per risultare operativo in seguito al disastro, e per non destare troppi sospetti gli si dà l’aspetto di un aeroporto.

Nel frattempo, i consiglieri più vicini al presidente degli Stati Uniti gli fanno notare che a seguito del disastro vi saranno nel paese numerosi disordini, e milioni di disperati che avranno perso ogni loro bene si ritroveranno da un giorno all’altro a vagare per la nazione, con grave pericolo per la sicurezza pubblica; si decide così di avviare la costruzione di centinaia di campi di detenzione per la popolazione, opportunamente fortificati e capaci di contenere fino a due milioni di persone.
Un alto grave problema, fanno notare i consiglieri, sarà dato dalle migliaia di cadaveri di cui la terra sarà disseminata; per prevenire rischi di epidemie, la Fema, il principale ente addetto alla protezione civile, ordina la costruzione di centinaia di migliaia di bare di plastica, realizzate in poco tempo e pronte per essere usate al momento opportuno.



Gli anni passano e, giunti alla soglia del XXI secolo, il governo statunitense inizia a progettare il proprio futuro a seguito della catastrofe.
Si decide che sarà di primaria importanza accaparrarsi il controllo del maggior numero dei centri di estrazione delle risorse strategiche del pianeta; si pianifica così una serie di guerre che avranno come scopo lo stanziamento diretto dell’esercito americano nei  punti nevralgici del pianeta: l’Afghanistan, l’Iraq, il nord Africa vengono scelti quali primi obbiettivi da conseguire.

Nel corso della nostra storia, il governo americano fa di tutto per evitare che le scoperte dei propri scienziati divengano di dominio pubblico, ed ancor di più si prodiga affinché nessuna potenza straniera venga a conoscenza degli sconvolgimenti in arrivo.
Ma accade che una troupe di studiosi cinesi  -  e siamo già nei primi anni del terzo millennio – giunge alle medesime conclusioni dei colleghi americani.
Subito i più importanti membri del Partito si riuniscono per analizzare la situazione.
Si prevede che i grandi tsunami dell’oceano pacifico raggiungeranno anche la costa cinese, e di conseguenza città strategiche come Honk Kong, Nanchino, Hangzou e la stessa capitale Pechino verranno travolte dal’impatto delle acque.



Ma i membri del partito capiscono che il disastro atteso avrà ripercussioni molto più gravi per i loro rivali statunitensi, e comprendono che gli sconvolgimenti in arrivo possono rappresentare una enorme opportunità per la loro nazione, per divenire, finalmente, la potenza egemone a livello mondiale.
Avendo quindi una enorme disponibilità di fondi, il governo cinese avvia una monumentale opera edilizia pianificando ed iniziando la costruzione di centinaia di nuove città, situate tutte nell’entroterra, destinate ad accogliere i milioni di abitanti delle coste che dovranno cercare una nuova sistemazione in seguito all’arrivo della grande onda: in questo modo, il governo ritiene che sarà più facile operare una transizione post disastro, evitando che una massa enorme di sfollati mini l’ordine costituito.
Inoltre, le zone produttive delle nuove città assicureranno la continuazione dell’attività industriale della nazione, attività che dopo il disastro assumerà una importanza ancora più decisiva a livello mondiale, maggiore rispetto a quella già grande detenuta negli ultimi decenni.

Questa potrebbe essere, a grandi linee, la trama del nostro film catastrofico.
Una serie di spunti su cui abili sceneggiatori potrebbero lavorare per ottenere una pellicola avvincente e di grande impatto.
Il finale del film resta invece ancora aperto: per scriverlo, c’è ancora tempo.

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