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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

sabato 10 settembre 2011

9/11: Striscia la Notizia


Dicono che nel mondo occidentale tutti, o quasi, si ricordino perfettamente che cosa facessero il giorno dell’attacco alle Torri Gemelle. A dieci anni da quel terribile episodio, molto è cambiato, soprattutto in Medio Oriente - e guai a pensar male, si passa per amanti del complotto.

Una delle poche cose che non sono cambiate è il modo di riportare (e non riportare) le notizie importanti. Il ricordo dell’11 Settembre è così chiaro e indelebile in ognuno di noi soprattutto perché, ancora oggi, ritornano vivide nella memoria le immagini degli aerei che si schiantano sulle due Torri, la disperazione della gente che si lancia dalle finestre, il crollo dei colossi di cemento armato, la fuga disperata dei passanti e le infinite interviste a parenti ed amici delle vittime dell’attentato. 

Quelle immagini sono state mandate in onda decine, centinaia di volte. Ci sono state celebrazioni, ricorrenze e, puntualmente, processi mediatici che sono poi sfociati in processi politici che sono poi, irrimediabilmente, sfociati in guerre. Bin Laden è diventato il nemico mondiale N.1, Al Queda un’associazione diabolica e l’Afghanistan e l’Iraq posti in cui nascono, vivono e proliferano terroristi anti-occidentali. E’ la storia che ci hanno venduto. E’ la storia che molto comodamente, seduti davanti alle nostre tv al plasma, ci siamo bevuti.

Negli ultimi anni sono seguiti altrettanti atti di violenza di massa, forse ancora più sanguinosi dell’attacco alle Torri Gemelle. Le guerre in Afghanistan ed Iraq hanno prodotto milioni di morti tra i civili locali. Ma Baghdad non è New York e Sahat Al Tahrir (Liberation Square) non è Times Square. L’entrata delle forze alleate a Felluja, una cittadina da tutti definita “tranquilla”, attuata per mezzo dell’uso del fosforo bianco che, a detta dei testimoni oculari, ha letteralmente disintegrato uomini, donne e bambini, non ha mai visto la luce delle telecamere. 

Gli attacchi a Gaza ed in Libano portati a termine da Israele non sono mai stati mostrati all’opinione pubblica mondiale. Operazioni top secret, per non urtare la sensibilità del telespettatore che, alle urne, diventa votante. I morti di Felluja non valgono i morti di New York. I morti di Felluja non saranno pianti. Per loro non ci saranno funerali di Stato, commemorazioni o commissioni d’inchiesta. Gli orfani non verranno commiserati o compatiti. Non ci saranno speciali in tv, solo fascicoli top-secret dell’esercito americano che un giorno, magari, verranno alla luce e letti con l’unico scopo di ricostruire i fatti.

C’è una grossa differenza dal modo in cui vengono riportate le notizie di presunti attentati o attentatori. Se un kamikaze di fa saltare in aria al centro di Kabul o un gruppo di attivisti mussulmani viene scoperto in possesso di esplosivi o piani di attacco a target occidentali si parla subito di “rete Al Quaeda, terroristi, fondamentalismo islamico”. E se ne parla per giorni su tv e giornali. 

Se invece l’assassino è bianco, di origini nordiche, con legami politici di estrema-destra e di religione cristiana allora si parla di “individuo disadattato, pazzo, instabile, che ha agito da solo”, quasi a volerne sminuire le colpe. In quel caso, non si accenna a una possibile rete di terroristi di estrema destra, al fondamentalismo cristiano o a un presunto pericolo per la sicurezza delle minoranze etniche europee. Mentre ognuno di noi conosce a memoria i tratti somatici del Mullah Omar, tutti ci siamo già dimenticati che faccia abbia Anders Behring Breivik. Mentre la televisione batte a tappeto la notizia di uno stupro da parte di un ragazzo nigeriano o rumeno, nessuno riporta minimamente i migliaia di stupri perpetrati ogni giorno dagli indigeni.

Ogni giorno la polizia smantella nuclei di persone bianche, occidentali, in possesso di armi da fuoco o esplosivi, con forti legami a organizzazioni di estrema destra. Ma nessuno ne parla e, dunque, nessuno ne è a conoscenza.

I media hanno da sempre un grosso peso nella manipolazione dell’opinione pubblica. Mentre 9/11 entrerà per sempre nella memoria storica mondiale, la guerre in Afghanistan ed Iraq, tutt’oggi in atto, sono già finite nel dimenticatoio dell’umanità. La guerra in Libia, riportata da giornalisti che si spacciano per “libera informazione” ma sono invece conniventi con organizzazioni paramilitari e governative occidentali, è solo l’ultimo tassello di questo Risiko. In cui a perdere, senza saperlo, siamo tutti.

visto su: free onda revolution

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