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giovedì 27 ottobre 2011

AEROPORTO NUCLEARE VOLANTE

visto su: new apocalypse



Le aviazioni di tutto il mondo, prima tra tutte quella americana, sono state interessate alla possibilità di aerei alimentati da energia nucleare per diverse decadi, giungendo tuttavia alla conclusione che il concetto di un velivolo nucleare potesse risultare controproducente in termini economici ed ambientali.
Ma il sogno di un aereo nucleare rimane ancora vivo, soprattutto per l’innegabile vantaggio di poter rappresentare una piattaforma mobile a diversi chilometri di altezza dal suolo dotata di autonomia teoricamente illimitata.
Fu per questa ragione che i primi aerei ad energia atomica vennero progettati per diventare dei bombardieri ad alta quota: la minaccia di un velivolo carico di testate nucleari e in grado di volare per mesi, addirittura anni senza alcun rifornimento, sarebbe stata un efficace deterrente per qualunque nazione ostile.
Gli Stati Uniti andarono ben oltre il semplice concetto teorico di aereo nucleare con il Convair NB-36H, un Convair B-36 modificato per contenere il reattore nucleare NB-36H sviluppato dalla General Electric. Al tempo era l’unico aereo in grado di poter montare un reattore di quel tipo, e il solo a poter sopportare una cabina di pilotaggio del peso di 11 tonnellate, schermata in piombo e gomma.
Oggi non si pensa soltanto all’impiego degli aerei ad energia nucleare in campo bellico, e lo dimostra il concetto Airborne Metro sviluppato nel 2008 nel corso del progetto “Out of the Box”.
Airborne Metro è una sorta di piattaforma volante alimentata da energia nucleare e in grado di ospitare oltre 3.000 persone, oltre che rappresentare una pista di atterraggio volante per aerei tradizionali.
Queste grandi piattaforme, definite “Air Cruisers”, sarebbero in grado di rimanere in volo per un periodo di tempo indefinito, continuando a seguire rotte prestabilite nazionali, internazionali o intercontinentali.
L’idea è questa: risparmiare carburante e ridurre i tempi di volo sfruttando piattaforme volanti che viaggiano costantemente a velocità di crociera lungo rotte prefissate, sfruttabili da aeroplani che eseguono tratte differenti per atterrare e risparmiare carburante.
I velivoli tradizionali, infatti, potranno essere ottimizzati soltanto per le fasi di atterraggio e di decollo, evitando di pensare alla velocità di crociera. Ottimizzando decollo e atterraggio, e sfruttando la lunghissima autonomia degli Air Cruisers, sarà possibile ridurre il consumo di carburante del 40% su percorsi di 1000 km, fino a 85-90% su tratte superiori ai 10.000 km. Un enorme risparmio di carburante per la compagnia aerea, emissioni inquinanti sensibilmente ridotte, e (forse) biglietti aerei meni costosi per tutti.
Gli Air Cruisers decolleranno e atterreranno in località remote per evitare eventuali rischi di contaminazione nucleare su centri abitati, e saranno pilotati da remoto per non esporre personale umano ad una dose eccessiva di radiazioni.
Il metodo di propulsione nucleare potrà essere diretto o indiretto. Nel ciclo diretto, l’aria viene convogliata in un compressore che punta direttamente al reattore, viene riscaldata ed immessa in una turbina. In questo caso, tuttavia, ci potrebbero essere rischi di emissione di radiazioni negli scarichi del velivolo.
Nel sistema indiretto, invece, uno scambiatore di calore riscalderà l’aria, evitando che questa entri in contatto con l’interno del reattore.
I nuovi reattori LENR (low energy nuclear reaction), se ottimizzati nel prossimo futuro secondo le previsioni degli scienziati, potrebbero alimentare un 747 per tutta la durata di un volo intercontinentale, conservando ancora sufficiente energia per consentire al velivolo di effettuare il viaggio di ritorno. Il tutto con il contenuto d’idrogeno di soli 40 litri d’acqua.
Per ora, tuttavia, Airborne Metro è solo un concetto teorico. Non ci sono dati su aeromobili dall’apertura alare di oltre 160 metri, anche se sarebbero teoricamente realizzabili. Ma la sfida più ardua da risolvere è quella di far atterrare un aereo sopra una piattaforma volante che si sposta a Mach 0,7 (circa 740 km/h), operazione che richiederà certamente uno sforzo d’ingegno.


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