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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

giovedì 20 ottobre 2011

Gli indignati non vogliono sentire parlare di moneta debito (MA COME MAI?), ma noi ne parliamo lo stesso



Gli indignati di Roma o meglio i loro autonominatisi leader, hanno impedito che in occasione della manifestazione del 15 ottobre si discutesse di signoraggio.

Ma è ovvia, visto che loro sono un movimento creato dal potere globalizzatore, che sta cercando di cancellare le prove del complotto. Avevamo infatti appena due giorni fa visto chi aveva registrato il dominio del sito che propagandava la manifestazione e fatto uno screenshot da allegare all'articolo. Ecco lo screenshot in questione (quello di due giorni fa).



Oggi invece si è compiuto un miracolo! Il dominio che due giorni fa era trgistrato a nome di tale Paulina Arcos si è trasformato, transustanziato, è mutato completamente e adesso risulta a nome di:

Domains by Proxy, Inc.
   DomainsByProxy.com
   15111 N. Hayden Rd., Ste 160, PMB 353
   Scottsdale, Arizona 85260
   United States


Altro che San Gennaro, la potenza del Nuovo Ordine Mondiale riesce a fare molto di più!

Ma ecco in un video raccontata l'esperienza diAlbamediterrana al presidio degli indignatos di via Nazionale. Etichettati come fascisti solo per aver tentato di parlare e spiegare il signoraggio e la moneta debito.
 
E così mentre i sedicenti black block mettevano a ferro e fuoco la città eterna la manifestazione è stata politicizzata da partiti che prima leccano il culo alle banche e poi hanno il coraggio di portare le loro bandiere in una manifestazione nata contro il debito e le banche private.
 
E cosi' a causa dei soliti violenti infiltrati (hanno usato le stesse tecniche del G8 di Genova, basta guardare le immagini TV) il problema, LA CAUSA DI TUTTI I MALI è stato strumentalizzato e messo nuovamente a tacere, grazie anche ai media prezzolati che nei prossimi giorni faranno il resto.





C'era una volta la moneta che costituiva un titolo di credito da parte di chi la possedeva, era la moneta "pagabile a vista al portatore" (o ancor prima altri titoli di credito equivalenti, che garantivano il fatto che il loro possessore aveva in giacenza dell'oro o dell'argento presso delle banche o degli orafi). Almeno in teoria possedere una banconota con scritto sopra pagabile a vista al portatore significa che l'istituzione che la emette dovrebbe scambiarla (su richiesta) in una equivalente quantità di metallo prezioso.

Poi ci furono gli accordi di Bretton Woods nel 1944 (quando il dollaro divenne a livello mondiale una specie di duplicato dell'oro, anche se non per i cittadini privati) mentre  nel 1971 l'amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro, facendo così crollare uno dei pilastri del sistema di Bretton Woods.


Aggiungiamo adesso che, a differenza di lontane epoche passate adesso il denaro non è stampato dallo Stato, ma da una banca privata (il che in Italia non è nemmeno legale, dato che la banca d'Italia - adesso conferita nella Banca Centrale Europea - dovrebbe essere di proprietà almeno per il 50% dello stato, mentre attualmente è per il 95% in mano ai privati).


Come giustamente notano ironicamente alcuni utenti del web :

La scritta sulle banconote "Pagabili a vista al portatore" garantiva il cittadino del SUO oro. Con l'abolizione delle riserve auree (1971), le banche centrali, pur emettendo mero denaro tipografico, lo prestano, in virtù di un possesso che non hanno.

La scritta "pagabile al portatore" vuol dire che le banconote sono dei certificati,come se io ti dessi un biglietto con scritto 1 kg di farina,e ti dicessi con questo tu vieni da me quando vuoi e io ti do 1 kg di farina. Ma cosa succede se vai alla Bce (Banca Centrale Europea) e gli chiedi, pagatemi questi 100 euro?
Cosa ti danno? Un calcio nel culo! Il denaro infatti dopo il 1971 non ha più alcun valore
.

Insomma, come giustamente trovo scritto su un altro sito,quando lo Stato chiede soldi alla Banca Centrale, egli paga il costo del valore nominale con titoli e beni del debito pubblico (e non solo i costi tipografici), in pratica commissionando a se stesso il bisogno di imporre tasse sempre più crescenti a cittadini e aziendeTutto accade attraverso la Banca Centrale Europea, un mostro giuridico creato dal Trattato di Maastricht, esente da qualsiasi controllo democratico, uno stato sovrano sopra qualsiasi persona.

Ciò vuol dire che la moneta che adesso utilizziamo per fare acquisti è una moneta con l'emissione della quale lo stato (e quindi noi) si è indebitato nei confronti della Banca Centrale. O forse dovremmo dire che è una moneta con l'emissione della quale lo stato ci ha indebitatiDalla  moneta credito siamo passati alla moneta debito, fonte di ogni male, che ci sta riducendo sul lastrico, che ci porterà di questo passo a fare compagnia alla Grecia,

Alcuni tribunali hanno condannato la banca d'italia per signoraggio, ma la cassazione ha annullato la sentenza con la farseca scusa che un tribunale non può emettere sentenze su argomenti di natura monetaria e quindi politica (insomma la cassazione non nega l'esistenza del reato in sé ma tramite i soliti sofismi fa un favore dovuto al potere supremo quello bancario)

Una delle più simpatica maniere di comprendere come funziona il signoraggio bancario l'ho trovata sul libro euroschiavi di Marco Della Luna e Antonio Miclavez


È come se il tipografo, incaricato dagli amministratori della società calcistica organizzatrice di una partita di stampare 30.000 biglietti di ingresso per le partite del campionato, col prezzo di € 20 stampato su ogni biglietto, chiedesse come compenso per il suo lavoro di stampa € 600.000, in base al fatto che i biglietti che ha prodotto “valgono” € 20 cadauno.
È vero che essi “valgono” € 20 caduno, ma che essi abbiano un valore non dipende dal tipografo, bensì dall’associazione sportiva che ha formato la squadra, procurato il campo da gioco e organizzato la partita, sostenendo i relativi costi e producendo la domanda di quei biglietti, senza la quali questi niente varrebbero.
Gli amministratori della società sportiva lo sanno bene, ma il tipografo in parte li ricatta e in parte li lusinga perché promette loro che, se gli pagheranno l’ingiusto compenso richiesto, egli darà loro un lauto regalo e i fondi per farsi rieleggere alle prossime elezioni del consiglio di amministrazione. Altrimenti, finanzierà altri candidati e una campagna di stampa contro i consiglieri onesti.
Il potere bancario si comporta come quel tipografo, e i governanti si comportano come i consiglieri ricattati e lusingati dell’associazione sportiva, riconoscendo alla Banca Centrale la proprietà o titolarità del valore del denaro che emette, stampato o scritturale che sia, e in cambio di esso indebitano ingiustamente e illogicamente proprio il popolo, che è il soggetto che, col suo lavoro e con la sua domanda, ossia col mercato, conferisce valore al denaro.
Per questa ragione, oltre che in base al principio costituzionale della sovranità popolare, al momento in cui viene emesso, il denaro, il suo valore, dovrebbe logicamente essere ed essere trattato come proprietà del popolo e, per esso, dello Stato. Assolutamente lo Stato non dovrebbe indebitare se stesso e il popolo verso una Banca Centrale, pubblica o privata che sia, per ottenere denaro.
Al contrario, questo succede su base regolare.
Ma vi è di peggio: la Banca Centrale, cioè i suoi azionisti, oltre ad appropriarsi, a danno dello Stato, del valore del denaro che essa emette, nei suoi propri conti segna questo valore non all’attivo ma al passivo, simulando un debito ed evitando, così, di pagare le tasse su quello che è un puro incremento di capitale e che, come tale, dovrebbe essere interamente tassato.
L’ovvio ragionamento che abbiamo testé svolto è stato già sottoposto al Parlamento, attraverso interrogazioni parlamentari, nel 1994 e nel 1995.
Entrambe le risposte elusero il problema, affermando che la Banca Centrale (allora, cioè, la Banca d’Italia) non sarebbe proprietaria dei valori monetari, ossia del valore del denaro emesso, perché il denaro emesso costituirebbe sempre un passivo, un debito; e che, perciò, giustamente la Banca d’Italia lo iscriveva come posta passiva nel proprio bilancio.
Come i membri competenti dei due governi interessati non potevano ignorare, queste risposte sono del tutto contrarie alla verità. Innanzitutto, la risposta fornita è contraddetta dal comportamento dei governi medesimi – di tutti i governi. Infatti, se i governi fossero coerenti con l’affermazione che il denaro, il valore monetario, non appartiene alla Banca emittente, perché lo Stato continua a dare qualcosa (i titoli del debito pubblico) in cambio di Lire o Euro?
E se il denaro emesso costituisse una passività, un debito, perché mai lo Stato dovrebbe comperarlo pagandolo con titoli del debito pubblico, che costituiscono un credito per chi li riceve?
Si è mai visto che qualcuno paghi un altro per farsi cedere un debito?
Ma le risposte del governo sono anche false giuridicamente, perché il denaro non è affatto un debito per la Banca che lo emette. Se fosse un debito, dovrebbe poter essere incassato dal portatore presso la Banca medesima, mediante conversione in oro, e il portatore della banconota aveva il diritto di farsela cambiare in oro dalla Banca Centrale che l'aveva emessa, come avveniva una volta, fino al 1929 circa, quando il denaro era convertibile in oro.
Anche in tempi successivi al 1929, molte banconote portavano la scritta “Pagabile a vista al portatore”. Ma pagabile in che cosa, dato che esse non erano convertibili in oro? In realtà, quei biglietti non erano pagabili in alcun modo e quella scritta era una menzogna per ingannare il pubblico e fargli credere che i biglietti di banca fossero convertibili in qualcosa avente valore proprio o che la banca si fosse indebitata per emetterli, il che è falso (mentre era vero in un ormai lontano passato).
Del resto, è naturale che nessun governo potrebbe permettersi di dare risposte veridiche a simili questioni, perché ammetterebbe che la sua vera funzione è defraudare i cittadini e gli elettori per arricchire un’élite finanziaria che detiene il vero potere.Ma quanto sopra costituisce solo la punta dell’iceberg. Perché il grosso, circa l’85%, del denaro esistente e circolante al mondo, non è denaro vero, emesso da Banche Centrali, ma denaro creditizio, ossia aperture di credito e disponibilità di spesa create dal nulla dalle banche commerciali, le quali, attraverso questa creazione continua di nuovo denaro creditizio, si impossessano di quote crescenti del potere d’acquisto complessivo della popolazione mondiale.

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