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giovedì 3 novembre 2011

Il caso di Alberto Stecchi

tratto dal blog: zret


Antonio Chiumento, nel saggio "Apri gli occhi", che raccoglie settantanove casi ufologici, inerenti soprattutto all’Italia nord orientale, nel periodo compreso tra il 1961 ed il 2009, riporta il singolare incontro ravvicinato occorso a Cecina (Livorno) domenica 6 settembre 2009.

Il protagonista dell’episodio è un maratoneta che quel giorno di settembre si alzò verso le cinque per il mattiniero allenamento quotidiano, portando con sé un cellulare dotato di fotocamera. “Durante la sua corsa, il teste fu coinvolto in più di un avvistamento (all’interno della pineta e sulla spiaggia). L’avvistamento che suscitò maggiore impressione sul testimone fu quello avvenuto sulla spiaggia dove egli assistette alle abluzioni di due esseri con fattezze umanoidi, con andatura e movimenti alquanto strani. Cosa anomala ma plausibile fu il fatto che il teste non scattò alcuna foto, in quanto in fuga per la paura. Solo dopo l’osservazione di quei due strani esseri, l’uomo prese delle istantanee del mare e del litorale, all’alba”. Le immagini ritraggono la battigia su cui sono impresse delle orme di piedi ed impronte di calzature.

Le foto sono nitide, ma, dopo essere state analizzate da Giovanni Pacitti, non è stato possibile ottenere maggiori dettagli, sia con ingrandimenti o con una maggiore risoluzione di pixel o lavorando sui livelli di contrasto, luminosità e colore, poiché le istantanee sono state realizzate con una fotocamera digitale.

Tra le varie fotografie, le più interessanti sono quelle scattate alle 8:22, 8:37, 8:48.

La prima mostra l’impronta di una calzatura con una protuberanza arrotondata sulla punta.

Nella seconda compaiono due file quasi parallele di peste piuttosto profonde con un prolungamento nella zona del calcagno. Si può ipotizzare che le orme rappresentino due persone che correvavo sulla sabbia molto umida.

La terza foto evidenzia l’impronta di un piede con il secondo dito molto allungato: si nota anche uno spostamento verso l’interno dell’alluce. Tale anomalia ci riconduce alla traccia della calzatura con la protuberanza sulla punta.

L’esame della documentazione non consente di affermare che le impronte lasciate sull’arenile di Cecina sono di esseri alieni, poiché ci si potrebbe trovare di fronte a tracce di malformazioni. Non è dunque possibile stabilire se l’esperienza di Alberto Stecchi, sia autentica. E’ curioso che il caso, al centro di un infuocato dibattito, nel 2009, per tentare di stabilirne la genuinità, sia caduto nell’oblio sì da essere riportato ed approfondito da pochissimi ricercatori, tra cui Chiumento nel suo ultimo libro.

Fonte:

A. Chiumento, Apri gli occhi, Padova, 2010, pp. 211-214 

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