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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

giovedì 30 giugno 2011

Cleveland: una crepa rimane un mistero

Cleveland (USA) -Una misteriosa crepa si apre lungo la strada che collega Ontario fino ad East Sixth Street. Esperti stanno lavorando per capire cosa abbia potuto generare questa spaccatura.

Sciame sismico in Sicilia: 6 scosse di terremoto tra Messina, Patti e Milazzo

MESSINA / Scosse di terremoto nei distretti sismici della Sicilia settentrionale, il Golfo di Patti e Milazzo e i Monti Nebrodi: la provincia di Messina e la provincia di Ennacontinuano ad essere interessate da uno sciame sismicoche oggi ha registrato 6 scosse di terremoto di magnitudo compresa tra 2.7 e 2.
La prima si è registrata alle 10.34 sui Monti Nebrodi, nella zona Nicosia e Sperlinga; di magnitudo 2.5, ha avuto epicentro a 49.9 chilometri di profondità. Tra le più forti della giornata, magnitudo 2.7, quella delle 11.49 registrata a Frazzanò a 5.9 chilometri di profondità. Nel pomeriggio si sono susseguite in poco meno di 45 minuti, tra le 16.16 e le 17.29 4 scosse, 2 delle quali in mare. La maggior parte delle scosse di oggi è stata distintamente avvertita dalla popolazione, sempre più attenta ai fenomeni sismici nel territorio.




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Le deformazioni osservate nell'Etna

Una parte del suolo sale, un'altra parte scende

L'Etna è un vulcano a 'due facce' in continuo movimento. Mentre in alcune aree il suolo tende a sollevarsi, in altre scivola verso il basso. A svelare questi spostamenti, importanti anche per la pianificazione urbanistica del territorio, è uno studio dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), pubblicato dalla rivista scientifica internazionale G-cubed.
)Grazie ad una serie di immagini satellitari scattate tra il 1995 e il 2000, gli studiosi guidati da Alessandro Bonforte hanno ricostruito con precisione millimetrica gli spostamenti del suolo nelle diverse aree della montagna. In particolare, hanno riconosciuto due movimenti principali. Il primo, legato alle dinamiche di risalita del magma, ha interessato i settori occidentale e settentrionale dell'Etna: qui si sono verificati sollevamenti e spostamenti radiali verso i quadranti ovest, nord-ovest e nord, con la velocità di un centimetro all'anno. Il secondo movimento si è invece localizzato nei fianchi orientale e meridionale, causando scivolamenti del suolo verso i quadranti est-sud-est e sud, con una velocità che è arrivata anche ai 3 centimetri l'anno.
"In termini urbanistici - spiega Bonforte - conoscere la posizione e la cinematica di queste strutture può aiutare la pianificazione dell'uso del territorio in modo da evitare la costruzione lungo queste linee di scorrimento o prevedere gli accorgimenti necessari per quelle opere che le debbano necessariamente attraversare". Forse così si potranno evitare situazioni simili a quelle della "strada che collega Fornazzo a Linguaglossa, che - ricorda l'esperto - attraversa la traccia della faglia più attiva, quella della Pernicana. Lì uno scorrimento inesorabile di almeno 2 centimetri l'anno spezza la strada, spostando il tratto meridionale verso est con un effetto evidente che richiede, nel migliore dei casi, di ridisegnare periodicamente la segnaletica orizzontale". ANSA.it


Terremoti profondi eruzioni vulcaniche tsunami in Italia e nel Mondo

... Secondo alcuni studi dell’Ingv prima o poi “il fianco orientale dell’Etna potrebbe scivolare rovinosamente verso il mare”. È la nuova ipotesi avanzata da alcuni ricercatori che svelano la possibile origine sottomarina del fenomeno. Grazie a una serie di prospezioni geofisiche sottomarine e a un’analisi geomorfologica dettagliata del fondale marino di fronte all’Etna, il grande vulcano basaltico conosciuto in tutto il mondo per le sue frequenti eruzioni, è stato possibile reinterpretare l’assetto tettonico della fascia costiera etnea, evidenziando come sia controllata più dalle strutture sottomarine che da quelle emerse. Gli scienziati sanno che il fianco orientale etneo si muove verso il mare con la rapidità di alcuni centimetri l’anno, però il motivo di questo scivolamento non era ancora del tutto conosciuto agli studiosi. Con i recentissimi dati, risultato dell’indagine di un’equipe di scienziati italiani, è stato possibile avanzare una nuova ipostesi che spiega questo fenomeno. Lo studio, pubblicato sull’autorevole rivista scientifica internazionale Earth and Planetary Science Letters, con il titolo:“Continental margin large scale instability controlling the flank sliding of Etna volcano” ... per leggere l'articolo intero tratto da "L'IMPRONTA" clicca qui 


Dr. Wouter Schellart, Monash University,
 has developed a new theory of Earth dynamics.
Credit: Monash University

Mount Etna's mystery explained?


Internationally renowned geophysicist Dr Wouter Schellart has developed the first dynamic model to explain the mystery of the largest and most fascinating volcano in Europe, Mount Etna.
leggi l'articolo qui





The volcanoes of the Mediterranean, such as the explosive Mount Etna, technically shouldn't exist, at least according to the old model of how volcanoes grow. A new study reveals how they got there.
Enormous sections of the Earth's crust — the rocky plates floating on the scorching, molten rock inside the Earth, known as the mantle — can collide and trigger volcanic eruptions, earthquakes and generate mountain ranges. These collisions are the culprits that created many of the world's volcanoes, including those along much of the Pacific "Ring of Fire."
However, some volcanic eruptions happen far from these crash sites. The new study, detailed in the June 3 issue of the journal Nature, suggests that the mantle pushes up on the Earth's crust in some areas, creating extreme pressure that can cause volcanoes — and mountains — to grow, said the researchers who studied these areas. It is this shoving of the mantle that created the volcanoes of the Mediterranean, they said.


GSA  Bulletin  highlights:  New  research 

June 29th, 2011
Locations of study highlighted in this new research include the central and Patagonian Andes, the Tibetan Plateau, Croatia, the Quebec Appalachians, the Blue Mountain Province of Oregon, the Rio Grande, Papua New Guinea, and Australia. Highlights are provided below

Terremoto in Matsumoto - nuovo sciame sismico o scossa di assestamento?


Il noto monumento è stato
danneggiato dalla scossa
Il Castello di Matsumoto (in lingua giapponese 松本城, Matsumoto-jō) è uno dei pochi castelli monumentali del Giappone, insieme al Castello di Himeji e al Castello di Kumamoto.
Il sito si trova nella omonima cittadina di Matsumoto, appartenente alla prefettura di Nagano, a pochi kilometri dalla capitale Tokyo, diventando anche per questo motivo una meta preferita dai turisti.
L'area del castello copre circa 39 ettari e all'interno delle sue mura si trovava il donjon, ovvero la residenza principale del daimyo e i numerosi magazzini per le armi e le munizioni, la biblioteca e gli oggetti di valore. All'interno del perimetro più esterno erano racchiusi gli alloggi delle élite dei samurai, ovvero i guerrieri che componevano la guardia personale del daimyo e dei suoi consiglieri. (fonte: wikipedia)


Un terremoto di profondità molto bassa ha ferito 9 persone
a Matsumoto in Giappone

http://www.emsc-csem.org

UPDATE 08:30 UTC : JMA riporta una intensità superiore ai 5  per Matsumoto (5+ is approx. VII MMI)



UPDATE 08:27 UTC : Cliccando su Google satellite map si rivela che l'epicentro di questo terremoto era vicino ad una vasta città -  già questo spiega l'impatto di questa scossa.


UPDATE 08:26 UTC : Questo terremoto non è stato ancora menzionato nella lista di USGS.
UPDATE BIS: L'elenco è stato aggiornato (vedi screenshot)



UPDATE : Benchè tutti i terremoto ad Honshu in Giappone (vedi mappa)  possano essere visti come scosse di assestamento del Grande Terremoto e Tsunami di Tohku del 11 Marzo 2011, !!! earthquake-report.com però ritiene che questa scossa sia di un nuovo terremoto  e non di una scossa di assestamento, perché la fonte sembra provenire da una faglia locale.  !!!



Original text
A seemingly harmless moderate earthquake has caused havoc in Matsumoto Japan (Nagano prefecture).  Due to the extremely shallow depth and the proximity of a town of 220,667 people, these kind of earthquakes are always a danger for modern cities. (9 people have been injured)
Most important Earthquake Data:
Magnitude : 4.7 (EMSC) 5.5 (JMA – Japan) 4.9 (GFZ)
UTC Time :  2011-06-29 23:16:39.0 UTC
Local time at epicenter : 08:16:39
Depth (Hypocenter) :  2 km (EMSC) Very shallow (JMA) 10 km (GFZ)
Geo-location(s) :
7 km NW Shiojiri (pop 67,159)    -     9 km SW Matsumoto (pop 210,667)


FONTE: http://earthquake-report.com

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mercoledì 29 giugno 2011

Tutto Apposto! Le Scie Chimiche Non Esistono..

Chemtrails sparate per tutta la giornata...
Ma le chemtrails sono una cosa da pazzi...Allora cosa cavolo sono quelle strisce visto che NON sono NORMALI scie di condensa? E perchè da anni si sente parlare anche dai TGufficiali che è possibile modificare il clima mediante gas spruzzati nell'atmosfera..e inseminazione delle nuvole? Ah..ceeerto: sono impossibili scie di condensa..è solo una allucinazione! :/


firma la petizione contro le scie chimiche QUI

Fulmini assassini in Nigeria e Uganda

Fulmini assassini Uganda
fonte: 

NIGERIA / Più di 30 persone sono morte a causa dei fulmini in 2 paesi africani, Uganda e Nigeria. In Uganda, 18 bambini sono morti fulminati in una scuola elementare, e in Nigeria le vittime sono state 11.
In Uganda il fulmine si è abbattuto sulla scuola elementare di Runyanga, nel distretto di Kiryandongo a circa 225 chilometri da Kampala: le vittime sono 15 bambine e 3 bambini.Altri 80 alunni della scuola, secondo quanto riferito dalla polizia locale, sono rimati feriti.Una tragedia senza fine: i media locali parlano anche di altri 21 studenti morti dopo che un fulmine ha colpito un’altra scuola nel distretto di Zombo, che si trova circa 380 chilometri a nord di Kampala.Negli ultimi 7 giorni, sarebbero quindi 28 le vittime nel Paese a causa del maltempo che dura da settimane, fenomeno tra l’altro insolito per questa stagione.In Nigeria, sono 11 le persone trovate morte dopo essere state colpite da un fulmine, secondo quanto riferito da fonti della Croce Rossa e dai responsabili locali.

martedì 28 giugno 2011

Scienziati dicono che un megaterremoto e' imminente in California

tratto da: terra real time

Come una pentola che bolle con il coperchio sopra ,cosi la superficie della California sta subendo forti pressioni che potrebbero innescare un megaterremoto in qualsiasi momento.Questo secondo un nuovo studio dell'Istituto Scripps di oceanografia.I geologi dicono che nel sud della California è attesa da tempo  un violento terremoto che potrebbe scatenare danni ingenti.
Il tutto fino al Salton Sea, che si trova ad est di San Diego,ca. Salton Sea si trova direttamente sulla faglia di San Andreas e copre più di 350 miglia quadrate. Un grande terremoto ha colpito il fondo del lago circa ogni 180 anni. Ma quando i funzionari hanno iniziato a sbarramento del fiume Colorado per ridurre le inondazioni a valle (compreso il Salton Sea), dei terremoti moderati sono stati registrati.inducendo alla sospenzione della costruzione delle dighe un forte stress della superficie e' stato rilevato dagli scienziati che ritengono molto probabile un imminente evento sismico. Secondo un nuovo sondaggio i californiani temono un terremoto per il 57%,uno tsunami il 23%,una colata di fango 5%,inondazione per il 9% tidal wawe 9% nessun parere il 6% I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica "Nature Geoscience". 

la mappa di allerta dei disastri e delle emergenze globali


(dal video - 100 giorni di disastri nel 2011...)

Meteo francese: SCIE CHIMICHE SUBLIMINALI



Altro esempio di come far "accettare" le scie chimiche.....
(dal canale di Rivoluzioniamo)




firma la petizione contro le scie chimiche: 

Il falso prelievo in quota


Una questione cruciale nella diatriba sulle scie chimiche, che alcuni affermano essere innocue scie di condensazione e quindi comunissimo vapor d'acqua, è rappresentata dalla pressante richiesta di eseguire un prelievo in quota, direttamente sulla traiettoria di una scia, se si vuol dimostrare qualcosa. Ovviamente questa non è una risoluzione definitiva e tanto meno appare essere l'unica risoluzione, visto che già le analisi delle acque piovane e della neve, nonché le analisi spettroscopiche (eseguite a suo tempo dal C.N.R.), hanno chiarito che di tutto si tratta, fuorché di innocenti cristalli di ghiaccio.

E' evidente che chiunque di noi vorrebbe non solo compiere un prelievo in quota, ma sarebbe anche felicissimo di riprendere da vicino un "aereo chimico", visto che quelli che vediamo noi incrociano a quote molto basse e quindi non sarebbe poi così difficile. Il problema è, però, innazitutto organizzativo, ma quand'anche si superasse questo scoglio, si dovrebbe sormontare l'ostacolo delle autorizzazioni. Già, perché nelle zone di intervento dei tankers, il traffico civile viene interdetto e questo si evince non solo dai dispacci dell'E.N.A.C., ma anche dai tracciati radar, nei quali si osservano dei veri e propri "buchi" nelle aree in cui sono in atto operazioni clandestine di aerosol. Ma niente paura! Una televisione tedesca, in collaborazione con la rivista pseudo-scientifica "Focus", edizione germanica ed il Centro Aerospaziale Tedesco, ha risolto questi problemi, ha quindi noleggiato un "Dassault Falcon (Mystere) 20E-5" e si è avventurata nella perigliosa missione di prelievo in volo, concludendo che si tratta solo di aghetti di ghiaccio. Magari un po' diversi dai soliti, ma pur sempre ghiaccio!

Risolto il mistero? Certo che no, poiché si tratta di una clamorosa mistificazione. Come? Sì, hanno finto di "annusare" una "scia di condensa", ma in realtà hanno seguito la scia di un aereo che montava a bordo due generatori di fumo del tutto simili a quelli impiegati dalla F.A.A. nel 1975, per studiare i vortici alari ed i loro effetti su eventuali velivoli in coda. Ma non solo! Dove sono le goccioline d'acqua che dovrebbero essere ben visibili sullo schermo della telecamera di bordo durante il volo nella scia? Ancora: come mai il Dassault impiegato per questa ridicola pagliacciata non emette scie di condensa? Eppure in quella zona d'atmosfera, stando a quanto dichiarato nel servizio, sarebberto state presenti le condizioni fisiche per la loro formazione. Invece niente, come si evince dalla foto. Avete delle perplessità su quanto sin qui asserito? Guardate il filmato.





fonte: www.tankerenemy.com

lunedì 27 giugno 2011

Il Genio. I segreti di Nikola Tesla collegati all' H.A.A.R.P.

E' lui l'inventore della luce elettrica, lui l'inventore del telefono e della radio, lui costruì la prima stazione al mondo di energia idroelettrica...tutte cose che in realtà non gli sono state riconosciute, per lo meno quando era in vita, ed è sempre vissuto nell'ombra rifiutando addirittura due premi nobel. Tesla nacque in Serbia nel 1856 e si trasferi’ giovanissimo negli Stati Uniti a New York dove visse e mori’ nel 1943. Ingenere elettrico e meccanico, venne assunto da Edison e presto respinto da questi come pericoloso concorrente a causa delle sue brillanti ed innovative idee e progetti. Frequento’ le elite dell’epoca fra cui trovo’ generosi finanziatori ed amici del calibro di Mark Twain, JP Morgan e Westinghouse. Il contributo di Tesla allo sviluppo della societa’ umana e’ enorme; le sue scoperte hanno trovato applicazione nella robotica, nell’elettromagentismo, nella meccanica, a lui si deve l’invenzione del telecomando a distanza, il radar, la “computer science” con l’invenzione del “wireless”, il motore asincrono trifase, i raggi “X” da cui prese sviluppo la scienza radiografica, innovative scoperte nella scienza balistica, nella fisica nucleare, nella fisica teoretica e la lista prosegue. E’ l’uomo che imbriglio’ le acque delle cascate del Niagara e ne trasse energia. Considerato un dei 100 uomini piu’ influenti della storia americana, fu uno degli scienziati piu’ rilevanti del secolo passato; un personaggio decisamente affascinante.

Le sue scoperte e le sue invenzioni, tutto il suo sapere fu dichiarato TOP SECRET dalla FBI e dalla marina militare americana, non sapremo mai se davvero fu ucciso dai servizi governativi oppure se morì d'infarto. Tesla dichiarò di poter fermare la seconda guerra mondiale in due giorni mandando in crash tutti i macchinari ma ovviamente all'IBM questa cosa non andò giu, dato che quest'ultima finanziò Hitler durante la II guerra mondiale, così Tesla, dopo aver fatto quella telefonata al generale degli Stati Uniti d'America, venne ritrovato morto nella sua stanza d'albergo due giorni dopo la chiamata.

La sua scoperta più "rivoluzionaria" è stata che l'energia elettrica può essere propagata attraverso la Terra e attorno alla zona di Schumann (una zona atmosferica) che verrà in seguito applicata ma non per scopi benefici. Nell’evoluzione tecnologica militare degli Stati Uniti da qualche anno è comparso il progetto HAARP (High Frequency Active Auroral Research Project). Il Pentagono ci sta facendo credere che si tratti di un innocuo esperimento, mentre ci troviamo di fronte ad un’arma che agisce sulla ionosfera con probabili sviluppi indescrivibili per gli esseri viventi.

Scrive lo stesso Tesla nel 1904:
"Quando la grande verità verrà accidentalmente rivelata e poi confermata empiricamente, cioè quella che che questo pianeta, con tutta la sua immensità spaventosa, è per le correnti elettriche virtualmente nient’altro che una piccola sfera di metallo, e da questo fatto ne deriveranno tante opportunità per noi, ognuna delle quali supererà l’immaginazione e avrà conseguenze incalcolabili; quando sarà inaugurato il primo progetto e verrà mostrato che un messaggio telegrafico, segreto e inafferrabile quanto può essere il pensiero, verrà trasmesso a qualsiasi distanza terrestre, che il suono della voce umana con tutte le sue intonazioni e le sue inflessioni, riprodotto fedelmente e immediatamente, verrà trasmesso sino a qualsiasi altro punto del globo, che l'energia di una cascata sarà disponibile per produrre luce, calore o forza motrice dovunque - su mare o terra o in aria - l'umanità sarà come un mucchio di formiche agitato con un bastoncino: vedremo il caos arrivare"



fonte: www.zazoom.it

I GUERRIERI DELLA VALLE DIMENTICATA

DI GIANLUCA FREDA
blogghete.altervista.org

Con un certo trionfalismo e la consueta passione per le cazzate, che sulle sue colonne non mancano mai, questa mattina il sito di “Repubblica” ha dato notizia del nuovo assalto delle forze dell’ordine al presidio No Tav in Val di Susa. I toni utilizzati dal fogliaccio debenedettico richiamano, per l’orgoglio spirante dalla narrazione, altre memorabili conquiste dell’umanità, quali le quote rosa, i diritti dei gay, la vittoria dell’antiberlusconismo strepitante (ormai nessuno se la sente più di chiamarlo “centrosinistra”) alle ultime/penultime/quintultime comunali e l’esecuzione dell’inno nazionale italiano a rutti operata nel 1991 da Eugenio Scalfari nel corso di una degustazione enogastronomica a Fonterutoli.

Apprendiamo, ammirati ed increduli, che “oltre 2000 uomini” hanno partecipato alla titanica impresa dello sfollamento a suon di lacrimogeni e manganellate di un presidio di cittadini della zona. Hernán Cortés, per conquistare l’impero azteco, aveva utilizzato appena 508 soldati.

Scopriamo che i manifestanti si sono dati “alla fuga nei boschi”, quali trucidi briganti braccati da pizzardoni implacabili, reimpostando i ranghi in una borbonica clandestinità che le autorità sabaude si preparano a stroncare con le proprie guarnigioni. Per l’occasione, e approfittando della ricorrenza dei 150 anni dall’Unità Nazionale, la salma del generale Enrico Cialdini verrà riesumata ed esposta alla pubblica devozione presso il Museo del Risorgimento di Palazzo Carignano.

Leggiamo con inquietudine che 32 eroici poliziotti sono rimasti feriti nel corso della battaglia (immagino calpestati dal branco dei banditi in fuga), a fronte di appena 5 manifestanti contusi, il che offre uno spaccato raccapricciante sulla soverchiante sproporzione delle forze nemiche (6 a 1! Pensate, amici telespettatori!) che i nostri generosi soldati hanno dovuto fronteggiare per conseguire la vittoria. Per la verità le cifre sono buttate lì un po’ a cazzo, come sempre si usa in queste circostanze. Il salace Emanuele Fiano del PD, travolto dalla viva emozione del momento, parla di “venticinque operatori di pubblica sicurezza feriti”, cui ovviamente va la sua solidarietà. Curioso, da parte di Fiano, quest’inopportuno ridimensionamento dello sforzo compiuto dai nostri audaci combattenti. Forse 32 visite all’ospedale e 32 scatole di cioccolatini erano troppo onerose per i suoi impegni.

Gl’imbrattacarte debenedettici c’informano che i biechi avversatori della Modernità e dell’Innovazione hanno osato lanciare sassi (quale ovvove!) contro i celerini inermi, oltre a perpetrare esecrabili atti vandalici contro il municipio di Torino, immacolato sacrario della verginità fassinica. Ciò a dimostrazione della loro cieca “violensa”, tanto più inopportuna in quanto posta in atto con strumenti rudimentali, anziché con i moderni apparati d’artiglieria, di cui si spera i manifestanti provvedano a dotarsi al più presto.

Com’è d’uso, “Repubblica” riporta una ricca crestomazia di ponderati interventi d’auguste personalità della politica e dello spettacolo; tutte parimenti sconcertate dalla “violensa”, tutte rammaricate per le “vittime della violensa”, tutte con le boccucce a “o”, tutte all’affannosa ricerca di quella certificazione ontologica che solo la ciarla inconcludente è in grado di elargire all’uomo. Non ne cito neppure uno, perché non me ne fotte niente del loro dramma esistenziale, né dei gargarismi al microfono con cui si straziano per sottrarsi, fosse pure per un attimo, al limbo dell’invisibilità mediatica. Che vadano pure, cortesemente, ad esistere da un’altra parte, fuori dal mio blog.

Il pregevole reportage si conclude, com’è d’uopo, con il tripudio del trionfo: “Abbiamo fatto rispettare la legge con la giusta fermezza!”; “Via ai lavori!”; “Un plauso alle forze dell’ordine”; “Su Facebook nasce il gruppo Sì alla TAV!” (immagino aperto dagli stessi giornalisti di Repubblica, su gentile richiesta del direttore). Ed è chiosato dall’epiteto “no-global”, che affiora qua e là nell’articolo a bollare i manifestanti valsusini con un indelebile marchio d’infamia.

Ora, non vorrei dare ai solerti scribacchini marcegaglici una delusione troppo cocente, ma i manifestanti della Val di Susa, quale che sia la loro composizione politica, con i No Global non hanno nulla a che vedere. Non sono una massa di giovinastri e/o nostalgici della contestazione che sia possibile inebetire con gli anatemi antiberlusconici, con la divinizzazione della carta costituzionale o con la fola paradisiaca del “nuovo scenario di libertà” scaturito dalle rivolte nei paesi arabi. Non incendiano motorini a comando, né iniziano a sfasciare bancomat e vetrine quando gli organi dell’informazione e del sindacalismo di stato lanciano l’ordine di attacco. Sono lì da dieci anni e tutte le campagne giornalistiche, gli attacchi coi lacrimogeni, i rivolgimenti politici, i bandi e le grida severissime dei conestabili locali e nazionali, non sono riusciti ad avere ragione di loro. Essi sono l’incubo più segreto di ogni pataccaro dell’informazione: sono ciò che le forze popolari potrebbero diventare se iniziassero ad organizzarsi e ad agire in modo similare, anziché come branchi di scimmie ammaestrate, trasportate in torpedone agli appuntamenti con il “dissenso”. Sono una forza di resistenza compatta, autonoma ed efficace, che si distingue nettamente dai No-Global comuni per le seguenti caratteristiche:

- Apoliticità: i cittadini della Val di Susa non si illudono di poter modificare il proprio destino per via elettorale. Sanno bene che il teatrino destra-sinistra, cui la stampa incessantemente li invita a partecipare, è una truffa allestita per fotterli e non si fanno fregare. Sanno bene che non è da un cambio della guardia negli assessorati o nei ministeri che dipendono le sorti della loro battaglia, ma dalle azioni e dalle strategie che essi stessi saranno in grado di mettere in campo. Sono refrattari alla propaganda “democratica”, perché vivono tutti i giorni, sulla propria pelle, il portato e i benefici della celebre “democrazia” che si tenta di imporgli. Con loro le campagne di stampa sul legittimo impedimento, gli anatemi contro il “bunga-bunga”, il lavaggio del cervello sui sacri-valori-della repubblica-nata-dalla-resistenza, servono a poco.

- Interesse concreto: i manifestanti valsusini non organizzano i propri presidi in nome di qualche fumoso principio costituzionale o di qualche decotta teoria liberista o marxista o voltairiana. Lo fanno per tutelare l’ambiente in cui vivono, le proprie case, il proprio territorio, i propri congiunti, dalla devastazione concreta che, sotto forma di esercito di caterpillar, incombe quotidianamente su di loro. Nessuno lotta in modo efficace quando lotta per un’ideologia. Le ideologie servono a chi ha pochi grilli per la testa ed è alla ricerca di un hobby per ammazzare la noia. Devi minacciare un uomo, non un “diritto umano”, se vuoi ottenere una reazione apprezzabile.

- Rete locale: nonostante gli apporti e il sostegno ricevuto dalle altre regioni e perfino dall’estero, i No TAV restano pur sempre un’organizzazione locale, fortemente radicata sul territorio. Non perdono tempo prezioso con “visitatori” che non conoscono, che vivono e lavorano altrove e a cui, in fondo e nel concreto, importa relativamente poco dei loro problemi. Le loro manifestazioni, i loro “blocchi”, sono organizzati da persone che si conoscono, che possono vedersi, incontrarsi e coordinarsi quotidianamente per decidere le azioni da intraprendere. Con gran scorno degli scribacchini della stampa, le loro manifestazioni non sono (se non incidentalmente e inintenzionalmente) “allegre”, “colorate”, “variopinte” e “all’insegna della multietnicità”. Sono manifestazioni incazzate, tetre, minacciose e caratterizzate dalla partecipazione preponderante degli abitanti della zona. Possiedono cioè quell’efficacia che le ribellioni popolari avevano prima dell’avvento del “multiculturalismo” imbecille, che le ha annacquate e ridotte a parate da circo ad uso e consumo dei notiziari della sera.

- Conoscenza del territorio: i No TAV non sono un’orda di gitanti sindacali, trascinati in torpedone tra le strade di una città straniera. Conoscono a menadito il proprio territorio. Sanno quali vie d’accesso, quali punti nevralgici, quali arterie stradali è opportuno bloccare o occupare per ottenere gli effetti desiderati. Possono attaccare o ritirarsi sfruttando boschi, costoni o strade sterrate che ad uno straniero sarebbero ignoti. Possono sfruttare la conoscenza della conformazione ambientale e geologica dei luoghi per ottimizzare le proprie azioni di lotta. In ciò somigliano davvero, un po’, ai briganti della resistenza postunitaria. Che Dio li benedica per questo.

- Conoscenza approfondita delle problematiche in gioco: ci avevano provato, poco più di un anno fa, a prendere in giro il gruppo No TAV di Chiomonte: un “esperto” in tenuta d’ordinanza, invitato dal sindaco Pinard, aveva cercato di vendere agli abitanti della valle il progetto del tunnel esplorativo della Maddalena, esaltandone la natura discreta e l’irrilevante impatto ambientale. Ma i cittadini di Chiomonte hanno svelato imediatamente l’inganno, dimostrando una competenza tecnico-scientifica degna di un ricercatore specializzato e facendo rimediare al sedicente “esperto” una delle figure più barbine mai filmate da una videocamera.Non si ha a che fare con generici “contestatori” da centro sociale, imbottiti di dozzinale retorica comarile sulla “libertà”, sull’”eguaglianza” e sulla “democrazia”, ma con uomini e donne che, attraverso la lotta, hanno acquisito una padronanza dettagliata e multisettoriale delle questioni su cui verte la loro azione. Il che significa anche sapere quali scelte tecnico-ambientali sono le più rischiose (e dunque le più urgenti da scongiurare), quali atti amministrativi occorre bloccare, quali compromessi con le autorità possono essere accettabili e quali sono invece irricevibili, e così via. Sembrerà banale dirlo, ma si combatte meglio quando si sa con esattezza ciò che si vuole e quali tasti specifici occorre premere per ottenerlo, piuttosto che quando ci si limita a lanciare proclami sulla moralità universale.

- Autonomia: gli abitanti della Val di Susa non aspettano che siano le organizzazioni sindacali e partitiche a fissare le date gloriose della contestazione telecomandata. Le decidono da soli. Se possibile, le decidono con breve anticipo, coordinandosi tra loro, determinando le zone in cui organizzare i presidi, infischiandosene della programmazione preventiva e contando sull’effetto sorpresa. Possono organizzare raccolte di fondi per finanziare in piena autonomia le proprie iniziative di lotta. A che diavolo serve una “manifestazione” organizzata con un mese d’anticipo, dalle stesse organizzazioni che ti succhiano il sangue, condotta sotto l’occhio vigile di poliziotti paterni e sorridenti, lungo un percorso programmato, in cui il clou della giornata è rappresentato dall’insostenibile comizio in politichese tenuto da qualche faccia da culo dei sindacati confederali? Ciò che i giornali sono soliti definire “manifestazioni di protesta” sono in realtà penose sfilate di sguatteri che esibiscono la propria impotenza, riempiendo i loro manovratori di legittima soddisfazione. Una manifestazione deve essere imprevista, imprevedibile ed autogestita se vuole distinguersi da una processione in onore del santo patrono.

- Strategia: in occasione delle parate sindacali di particolare rilievo, i valorosi combattenti No-Global dei centri sociali sono soliti prodursi in periodici atti di teppismo e guerriglia metropolitana, cui attribuiscono il titolo altisonante di “azione di lotta”. Con l’approvazione più o meno tacita degli organi di controllo mediatico, essi incendiano e rovesciano vetture in sosta, danno fuoco ai cassonetti dell’immondizia, ribaltano tavolini, sedie e altre suppellettili dei locali pubblici, sfasciano vetrine, svellono la segnaletica stradale. In tal modo non ottengono un tubo, salvo beccarsi una gragnuola di meritate legnate, non solo dai celerini, ma dagli stessi abitanti dei quartieri su cui hanno scatenato il loro nebuloso quattordici di luglio. Senza contare la facilità con cui tali imbecillissime esplosioni di frustrazione repressa vengono infiltrate e manipolate dalle autorità costituite per i loro fini. I No TAV si tengono alla larga da queste piazzate. Attaccano solo dove e quando è necessario, evitando – com’è ovvio – di mettere a ferro e fuoco i centri abitati in cui essi stessi vivono. Sanno ritirarsi, quando è necessario, per progettare con calma e al momento opportuno nuovi attacchi mirati. Utilizzano la tattica del temporeggiamento, senza esagerare con le dimostrazioni di forza, che vanno invece progettate a tavolino, attuate in condizioni favorevoli e gestite con la dovuta preparazione. Evitano accuratamente di inimicarsi i concittadini facendo a pezzi i loro beni di proprietà. Sanno distinguere tra un nemico e un semplice non-sostenitore, il che è ciò che fa la differenza tra un rivoluzionario dotato di strategia e un semplice fallito in lotta contro il mondo. Il vicino di casa che lavora come capostazione o che è proprietario di un Tir, può essere più utile alla causa di dieci minuti di celebrità sui notiziari regionali, per quanto spettacolari.

- Raccordo con le autorità politiche locali: uno dei segni più evidenti dell’intelligenza e dell’efficacia dei No TAV sta nel loro rifiuto ad atteggiarsi a “duri e puri”. Quando è necessario, essi sanno coordinarsi con le autorità politiche locali, sanno tessere relazioni, sanno parlamentare, sanno gestire i rapporti con sindaci, assessori, presidenti di regione e di provincia. Sanno fare pressione sulle autorità politiche sfruttando i rapporti personali e la rete di relazioni economiche, anziché attraverso gli slogan, gli scioperi della fame e gli strepiti sguaiati. Essendo parte di una collettività ristretta, le relazioni con gli esponenti politici locali sono non di rado amicali o parentali, il che agevola la penetrazione nei gangli amministrativi di rilievo. Non esiste nessuna rivoluzione che non passi per il compromesso e la trattativa con chi detiene il potere concreto. Una lezione di cui gli stessi progettisti di “rivoluzioni” con più estese velleità di cambiamento dovrebbero fare tesoro.

Quello che mi sembra mancare ai manifestanti No TAV (ma posso sbagliarmi, non avendo che una conoscenza indiretta delle loro forme di organizzazione) è una struttura fortemente gerarchica, sul modello militare, che fornisca un maggior grado di incisività e di compattezza alle loro incursioni. Appaiono ancora troppo legati al triste modello del “coordinamento anarchico” sessantottardo, da cui mi auguro riescano a svincolarsi al più presto per trasformarsi in una forza di resistenza dotata di ordinamento verticistico, in grado di utilizzare più efficaci tattiche di guerra asimmetrica, anziché di pura e semplice guerriglia. In ogni caso, anche tenendoli così come sono, la similitudine tra No TAV e No Global è qualcosa che solo un giornalista orbo o pagato per esserlo può essere così fesso da immaginare. E l’immaginazione senza freni rischia di essere, per De Benedetti e i suoi coatti della ciarla inconcludente, nonché per tutti gli eunuchi della stampa che oggi intonano peana alla gloria della Ruspa Liberata, una fonte di cocenti e incessanti delusioni.

Gianluca Freda


Fonte:
http://blogghete.altervista.org

Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=835:gianluca-freda&catid=40:varie&Itemid=44#comments

27.06.2011

domenica 26 giugno 2011

Allarme aglio blu

Aglio dal colore bluastro è quello che una famiglia di Termoli ha scoperto di aver messo nell’insalata.
Il vegetale acquistato in un discount, 10-20 minuti dopo essere stato tagliato per insaporire un piatto estivo, ha cambiato colore diventando blu, come le note mozzarelle qualche tempo fa. 


GUARDA IL VIDEO 


La famiglia di Termoli allarmata ha deciso di consegnare l’aglio, che emanava oltretutto un odore particolarmente forte alle forze dell’ordine.
Se il vegetale in questione avesse potuto provocare danni alla salute sarà reso noto prossimamente, al termine delle analisi che saranno compiute sull’aglio blu.



fonte: www.cronacalive.it

Monnezza. E’ una rivoluzione “colorata”?


fonte: Petrolio
No, non è una battuta sui sacchetti multicolori. Ma un dubbio amaro che viene guardando le foto della rivolta napoletana di stanotte.
De Magistris si è insediato da appena una settimana, e la città è percorsa da una rivolta come mai si era verificato negli anni scorsi. Ma non avevano votato ieri per De Magistris con percentuali bulgare? Ora gli stessi si rivoltano contro di lui, senza neanche dargli il tempo di attaccare il cappotto?
Non solo. Nelle foto si vede gente a volto coperto (mascherine anti miasmi, si come no) che sbandiera tutta contenta sopra mucchi di monnezza. Dove sono le forze dell’Ordine? Dove sono i soliti manganelli, sempre pronti all’uso in questi casi? Non ce n’è traccia; in compenso, è pieno di fotografi. Anche se sui giornali nazionali, quelli di sinistra, non si trova uno straccio di analisi e la notizia è relegata in fondo a destra.
Tutto ciò ricorda tanto certe “rivoluzioni colorate” a cui abbiamo assistito ultimamente, in cui quattro gatti hanno ottenuto risonanza internazionale e messo in difficoltà i propri governi. Emanazione diretta di chi puntava a un cambio di regime. E infatti, ecco Lettieri pronto a sostituirsi all’inetto De Magistris, dichiarando di avere la soluzione nel cassetto. Soluzione che non può certo prescindere dal governo nazionale, che infatti fa di tutto per mettere i bastoni tra le ruote al neosindaco e tiene a sua volta i decreti chiusi a chiave per lasciarlo nei casini il più possibile.

Tre mesi dopo in Giappone... due anni dopo a L'Aquila

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Fonte: Boston.com *
Vedi: Schiavieservi *
tratto da: www.climatrix.org
Dopo tre mesi ecco come procede in Giappone... mentre a L'Aquila le macerie... 
Inutili ulteriori commenti, poichè le immagini si commentano da sole...  [ndr: Climatrix]



Foto by: (Kyodo News/Associated Press) - (Tomohiro Ohsumi/Bloomberg) - (Kiyoshi Ota/Getty Images) - (Koji Sasahara/Associated Press) - (Kim Kyung-Hoon/Reuters)


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