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lunedì 12 marzo 2012

Il ritorno del Serpente Piumato

di Simone Barcelli - Edizioni Cerchio della Luna

Lascio da parte i commenti positivi perché finirei per ripetermi, avendo già recensito la sua opera precedente “Enigma delle Origini”.
Mi limito a ringraziare Barcelli per aver avuto la bontà di menzionarmi a vario titolo. 
Preferisco, invece, discutere del contenuto, quanto mai interessante.
Chi è Quetzalcoatl, noto (colpevolmente) solo agli appassionati di archeologia?
La storia “ufficiale” ce lo descrive come la principale divinità adorata dagli Aztechi, e dalle fattezze classicamente europee (barba folta e carnagione chiara). 
Da questa prima, ed in parte conosciuta, stranezza, l’Autore va alla ricerca di tutta una serie di prove ed indizi tesi a suggerire che, oltre il velo del conosciuto consolidato, esista una vicenda tutta da raccontare e che superi il vissuto del personaggio.
Perché leggere la storia di Quetzalcoatl significa scendere in un intricato labirinto, costituito da vicende sorprendenti perché inaspettate e da dubbi angoscianti che possono turbare più di una coscienza, il tutto evidenziato con i dovuti chiaroscuri.
Si scopre, allora, che la storia di Gesù, ma anche di tante altre divinità sparse per il mondo, non sembra costituire un unicum, ma è ripetuta in contesti religiosi lontani nel tempo e nello spazio (la nascita da una Vergine, l’incarnarsi per la remissione dei peccati, il simbolo della croce etc).
Così come si viene a conoscenza che molte tradizioni sono comuni ad un numero sterminato di popoli, ignari della reciproca esistenza (mi viene in mente la storia dell’allungamento dei crani o la sacralità della figura del serpente).
Ciò potrebbe significare la presenza, in un lontano passato, di una civiltà madre o più realisticamente che migliaia di anni fa si viaggiava per mare e per terra molto di più di quanto si pensi. E da questo punto di vista nel libro si possono trovare molto esempi significativi.
Ma credo che l’aspetto che turbi maggiormente il lettore sia la sensazione che Quetzalcoatl sia stato, in fondo, un essere in carne ed ossa, cioè un “uomo”, pur con conoscenze al di là del ragionevole. Venne, infatti, investito dalla sua gente di valenze plurime, da dio della natura, a sovrano della guerra, a civilizzatore.
E chi poteva essere tutto ciò migliaia di anni fa?
Ed a caduta penso che sorga pure il dubbio che tutte le figure divine, di ogni tempo e luogo, possano venire spogliate di quell’aura soprannaturale che sembra invece consolidata. 
Così come il dualismo Bene/Male, così presente nella figura di Quetzacoatl, potrebbe non essere solo simbolico, ma legato ad una contrapposizione fra figure reali, terrene o meno.
Insomma, l’Autore dispone con cura tutti gli “ingredienti”, sta alla sensibilità del lettore riordinarli nella “ricetta” che preferisce.  

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