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domenica 10 giugno 2012

URANIO IMPOVERITO E SERVITÙ MILITARI

La Commissione Parlamentare verso la chiusura dei poligoni militari in Sardegna
Il 30 maggio scorso la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito ha segnato un punto fermo nell’’iter’ dei suoi lavori. Ha infatti approvato all’unanimità la relazione intermedia sui poligoni sardi, presentata dal senatore PD Gianpiero Scanu econclusasi con le proposte che qui elenco in estrema sintesi:
1) definitivo divieto di tutte le attivita` fonti di grave pregiudizio alla salute e all’ambiente;
2) avvio, senza alcun ulteriore indugio, della bonifica radicale, delle zone di rischio individuate anche dall’indagine della Procura della Repubblica di Lanusei;
3) conclusione in tempi brevi dell’indagine epidemiologica in corso ed ottenimento della certificazione ISO 14001 per il poligono di Quirra;
4) ridimensionamento e riqualificazione dell’intera area di Quirra con destinazione delle parti non piu` vincolate a servitù militare allo sviluppo di attivita` di protezione civile, ricerca scientifica e tecnologica in settori innovativi.

In merito al sistema-poligoni la Commissione ravvede le seguenti necessità:
1) ripensamento di strumenti addestrativi legati a strategie vecchie di oltre cinquant’anni e conseguente ridimensionamento delle servitù militari in Sardegna mediante la progressiva riduzione dei poligoni di Capo Frasca e di Capo Teulada;
2) impegno della Difesa nella programmazione, coordinamento e bonifica dei poligoni di tiro, in tutta Italia
3) potenziamento delle funzioni centrali della Difesa per la valutazione dei rischi e maggiore efficienza di prevenzione e protezione;
4) mantenimento dei livelli occupazionali nelle aree limitrofe ai poligoni interessati da riconversione o ristrutturazione;
5) impegno del Governo ad un adeguato finanziamento pluriennale per opere di bonifica dei poligoni militari a cominciare dalla legge di stabilita` 2013.
Che dire? Una provvidenziale ventata di buon senso dopo oltre un decennio di ’se’ e ’ma’, di passi in avanti e all’indietro che ha favorito colpevoli coperture, mediazioni con la casta militare, timori reverenziali verso la NATO, schieramenti ideologici, estremismi ecologisti. Ma non ci s’illuda: le volontà della Commissione sono ancora lungi dal produrre effetti pratici dal momento che, come di consueto, la burocrazia delle scartoffie impera sovrana. 
Che l’uranio impoverito provochi malattie oncologiche e modificazioni genetiche sembra certo, anche se le indagini svolte in Sardegna e sui militari esposti al rischio non hanno ufficialmente prodotto l’esito che ci si aspetterebbeSu 3.761 casi di malattie neoplastichediagnosticate tra il 1991 e il 21 febbraio 2012, ’solo’ 698 casi riguardano il personale che ha preso parte a missioni all’estero; dei 479 decessi, 96 riguardano questa categoria di personale. I dati, quindi, confrontati con le statistiche, non conforterebbero a sufficienza la relazione esposizione al rischio malattia.  Eminenti esperti sottolineano comunque la’criticità’ degli effetti dell’uso balistico dell’uranio impoverito rispetto alle nanoparticelle, che si sprigionano con un micidiale aereosol nell’esplosione dei proiettili, inquinando così vaste superfici. 
I lavori, confortati da numerose audizioni di responsabili di settore ed esperti conducono ad una conclusione possibilista: data la multifattorietà delle cause del tumore "non si puo` ne´ sostenere nè negare la sussistenza di un nesso diretto di causalità tra l’esposizione all’agente tossico (in questo caso l’uranio impoverito) e lo sviluppo della malattia". Già perché la Commissione si chiama fuori dal momento che "sulle possibili cause di malattia e morte e sull’azione di diversi potenziali agenti patogeni permane una ampia dialettica all’interno della comunità scientifica. Non compete ovviamente ad un organo politico, qual e` una Commissione" prendere posizione. 
Ci si affretta però a segnalare che il rischio patogeno derivante dall’esposizione all’uranio impoverito non deve essere sottovalutato e, conseguentemente, il personale militarenecessita di dispositivi di protezione individuale idonei. Ma la Difesa ha costantemente negato di aver detenuto o fatto uso di armamenti del genere. 
Un colpo al cerchio ed una alla botte, insomma, senza un impegno definito su posizioni univoche. D’altra parte non bisogna dimenticare che l’argomento ha implicazioni spinose sul versante NATO e i politici nostrani sanno bene che lo zio Sam non vuole grane. Dalle carte della Commissione emerge una sconcertante corsa allo ’scaricabarile’ con decine di enti, autorità, comandi, esperti, ditte private che entrano ed escono dall’indagine conoscitiva con audizioni e pareri che sembrano un ’fatto apposta’ per confondere le idee e annacquare le responsabilità. Si arriva a dire che la responsabilità non è tanto dei singoli comandanti ma del sistema che ha sempre tollerato incurie e superficialità sulla sicurezza. 
In questo panorama fumoso irrompono – e per fortuna – le certezze del Procuratore della Repubblica di Lanuseidott. Fiordalisi, con il sequestro preventivo dell’area terrestre del poligono di Quirra e la richiesta di rinvio a giudizio per 20 persone, con capi di imputazione che vanno dall’omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri, all’omissione di atti di ufficio per motivi di igiene e sanità. Nell’occhio del ciclone sono sei ex comandanti del poligono fra il 2004 e il 2010 e due comandanti del distaccamento dell’Aeronautica di Capo San Lorenzo, oltre ad altri militari, funzionari civili, esperti, ed un sindaco. 
Il quadro della situazione ambientale descritto dall’inchiesta penale è sconfortante perl’abbandono sul terreno – ma anche il sotterramento – di quantità inimmaginabili di materiali e residui inquinanti delle esercitazioni, accumulatisi per decenni. Molti i proiettili inesplosi, tanto che a Capo Teulada c’è una penisola inaccessibile per non essere mai stata bonificata dopo le esercitazioni. Nel corso delle indagini sono venute alla luce discariche abusive e presenza di torio 232 in quantità superiori alla norma nelle ossa di pastorideceduti per patologie tumorali e sepolti nei cimiteri di Villaputzu e Perdasdefogu
Il dottor Fiordalisi, che ha riferito anche in Commissione, ha fatto presente che dodici salme su quindici hanno rivelato la presenza di sostanze derivanti dal torio. Alcuni agnelli nati con gravi deformità sono stati analizzati dalla professoressa Antonietta Gatti dell’università di Modena. Il dottor Mellis veterinario dell’ASL n. 4 di Lanusei ha riferito che nel raggio di circa 2,7 km del poligono di Quirra, sono state riscontrate negli animali da allevamento malformazioni, patologie gravi ed abortivita` con dati superiori alla media. Su trentadue animali esaminati, diciotto hanno presentato nanoparticelle in uno degli organi bersaglio, ovvero nel rene, nel fegato o nel cervello. I metalli rilevati sono ferro, in un caso titanio, in dieci casi cadmio e in uno molibdeno. La dottoressa ARU, già pediatra tra il 1981 e il 1983 presso l’ospedale di Lanusei, ebbe modo di riscontrare nascite pretermine e numerosi aborti. Ha riferito, inoltre, che nel 1988, ad Escalaplano, sono nati almeno undici bambini con malformazioni gravi. 
Ce n’è abbastanza per capire che la così detta Sindrome di Quirra’ non è una trovata giornalistica e che gli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria del dott. Fiordalisi metteranno probabilmente in chiaro ciò che la Commissione non definisce a sufficienza. L’udienza davanti al GUP per i venti rinviati a giudizio potrebbe essere fissata entro il corrente mese.

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