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martedì 19 marzo 2013

Militari ammalati per i vaccini La procura apre un’inchiesta


Esposto di un ex tenente: sistema immunitario impazzito. Sotto accusa la profilassi che precede le missioni all’estero dell’esercito


PADOVA - Prima di partire per una missione militare all’estero, è buona prassi dell’esercito italiano vaccinare i soldati che di lì a pochi giorni lasceranno il patrio suolo per farne ritorno solo alcuni mesi dopo. Una prassi che serve a garantire la piena efficienza del soldato e al contempo proteggerlo dalle malattie e dai virus presenti nelle zone di missione. Una prassi medica consolidata nel tempo che ora finisce ufficialmente sotto la lente d’ingrandimento della magistratura padovana, dopo che il sostituto procuratore Sergio Dini ha aperto un’inchiesta sull’utilizzo dei vaccini da parte dell’esercito italiano. Il fascicolo su cui al momento non compaiono né indagati né un capo d’accusa è nato nei mesi scorsi sull’onda di un esposto arrivato al quarto piano del palazzo di Giustizia e firmato da un ex militare, ora in pensione, che denunciava come il suo apparato immunitario fosse stato letteralmente «bombardato» (così è scritto nella denuncia) dai continui vaccini a cui veniva sottoposto dopo essere stato assegnato ad un incarico in terra di guerra.
E la colpa dell’«impazzimento » (sic) del sistema immunitario, tale da non essere più utile, sarebbe da ricondurre, stando alla denuncia, proprio all’alto numero di punture e di sieri iniettati nel corpo di ognimilitare. Nella denuncia il soldato padovano, un ex ufficiale dell’esercito, racconta come diverse volte avesse partecipato ad iniziative dell’Onu in Afghanistan, Bosnia e Macedonia; e come prima di partire fosse stato sottoposto a un «tourbillon» di vaccinazioni mediche. Poi una volta tornato a casa fosse soggetto a qualsiasi tipo di virus girasse nell’aria: raffreddori continui, febbri alte o anche di poche linee che però non ne volevano sapere di andarsene, lunghi giorni passati a letto con il mal di gola e un senso di malessere generale. Tutto, a sentire la versione del militare, per colpa dei vaccini. Ora la palla passa in mano al sostituto Dini che ha già dato incarico alla polizia giudiziaria di acquisire i faldoni con l’elenco dei militari partiti per missioni all’estero (e quindi vaccinati); l’elenco dei farmaci usati per contrastare le malattie locali. Dati che una volta raccolti dovranno essere incrociati con quelli legati al tasso di malattia (o morte) una volta che i soldati hanno fatto ritorno in Italia.
Se provato quanto denunciato dall’ufficiale padovano - deciso nel puntare il dito contro i vaccini, e non responsabile di un «j’accuse» generico sulla necessità di mandare dei soldati in luoghi dove è nota la presenza di amianto o uranio impoverito - l’inchiesta della magistratura della città del Santo potrebbe avere un esito esplosivo, capace di coinvolgere l’intero sistema sanitario militare e i protocolli disposti direttamente dal ministero della Difesa. Che il caso sia caldo lo prova anche la decisione della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito di approfondire quella voce secondo cui sarebbero i vaccini numerosi, ripetuti, spesso fatti senza rispettare i protocolli, a indebolire ragazzi sanissimi, a tal punto da aprire la porta a malattie molto gravi. Un problema molto dibattuto pure nei blog e nei siti militari, a cui prova a rispondere l’oncologo Franco Nobile: «Il protocollo è inattaccabile ma per praticità e velocità si fanno vaccinazioni a tappeto uguali per tutti. C’è superficialità e poca cura».

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