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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

lunedì 12 agosto 2013

Tutti a casa: con Mario Giordano alla scoperta dei mattoni della casta

FOTO UFFICIO STAMPA
Chi compra casa pagando il mutuo? Tutti a parte il presidente del Senato e quello della Corte dei conti, lo sceriffo di Equitalia e il grande sindacalista, l'ex presidente della Consob e quello della Lega Calcio, il medico del Papa e il magnifico rettore, l'ex ministro dell'Economia e il capo dell'Inps, gli alti burocrati e i grand commis di Stato, il rampollo del senatore e la figlia del deputato, le star del cinema e quelle della musica e tanti altri. Il nuovo libro di Mario Giordano racconta la depredazione immobiliare di cui è vittima questo Paese, dove i membri delle varie caste comprano casa muovendosi meglio di voi e risparmiando un sacco di soldi.

L'AUTORE

Mario Giordano è direttore di Tgcom24, l"all news di Mediaset". Si occupa di sprechi e costi della politica fin da quando andava in giro in bicicletta ai tempi del «Pinocchio» di Gad Lerner. Con Mondadori ha pubblicato: Silenzio, si ruba, Chi comanda davvero in Italia, Waterloo! Il disastro italiano, L'Unione fa la truffa, Attenti ai buoni, Siamo fritti, Senti chi parla, 5 in condotta, Sanguisughe e Spudorati.

Titolo: Tutti a casa!
Autore: Mario Giordano
Editore: Mondadori
Collana: Frecce
Prezzo: 17 euro

IL PRIMO CAPITOLO DEL LIBRO

Se avete comprato una casa pagandola fino all’ultimo centesimo, siete fessi. Se vi angoscia il mutuo che prosciuga lo stipendio, siete fessi al quadrato. E se avete investito nelle vostre quattro mura i risparmi di una vita, e ora ve li vedete portar via dall’Imu e dalla crisi del mercato, siete fessi più fessi al cubo. Perché tutti gli altri che non sono fessi, cioè i furbi, tutti quelli che contano, quelli che sanno muoversi, quelli che hanno un papà importante o un marito ministro, tutti quelli che conoscono o sono conosciuti, quelli che sanno e che governano, tutti quelli che gestiscono il potere o perlomeno lo frequentano, be’, loro la casa l’hanno ottenuta in tutt’altro modo. Quale? Lo vedremo. Ma sicuramente facendo meno sacrifici di voi.

Tante volte, in questi ultimi mesi, abbiamo sentito ripetere 
sulle piazze la frase: «Tutti a casa!». Ma in realtà lorsignori, a casa, ci sono già andati da un pezzo. Solo che ci sono andati per comprarla, quella casa, magari da un ente pubblico, o per affittarla a prezzi di favore. E adesso ci risiedono, piuttosto comodamente sistemati, mentre continuano a comandare: appartamento in piazza Navona, attico ai Parioli, loft a Trastevere, alloggio su più piani dietro alla fontana di Trevi, piccolo gioiello immobiliare accanto al colonnato di piazza San Pietro. È raro trovare qualcuno di loro che si spinga a Tor di Quinto o alla Magliana, le periferie sono oggetto interessante solo per le chiacchiere nel periodo elettorale. Poi meglio sistemarsi nel centro storico, vuoi mettere? Due passi e sei arrivato da Fortunato al Pantheon, puoi andare a cena senza bisogno di scomodare l’autista…

Affittopoli, Svendopoli, poi anche Comprorivendopoli, 
ultima novità in fatto di scandalo del mattone: giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, il sacco si è compiuto. Qualcosa è stato detto: alcuni giornali di centrodestra hanno denunciato gli affari del centrosinistra, alcuni giornali di centrosinistra hanno denunciato gli affari del centrodestra. Qualcosa non è mai stato detto (dal presidente della Corte dei conti Giampaolino al presidente di Equitalia Befera, solo per fare i nomi di due insospettabili) e ve lo riveliamo qui. Il risultato è questo libro che vi apprestate a leggere: la prima inchiesta completa e totale sulla depredazione del nostro patrimonio immobiliare, il primo rapporto sul saccheggio del mattone italiano. Ci sono dentro tutti i nomi (alcuni inediti), i cognomi, le cifre, i dati e i meccanismi, tutto quello che bisogna sapere e che forse nessuno voleva farvi conoscere. Alla fine, infatti, ne emerge un quadro davvero impressionante, che credo ponga a ogni lettore una domanda semplice e insieme assai dolorosa: possibile che sia io l’unico a pagare? No, non sei l’unico, caro lettore: sono in tanti a pagare. Ma sono anche in tanti, sicuramente troppi, a farla franca. 

Nota bene: quasi sempre, tranne poche eccezioni, lo fanno 
nel pieno e totale rispetto della legge. Vedremo alcuni casi in cui si sospetta la truffa, scopriremo sistemi al limite del codice (come gli appartamenti – tantissimi – venduti da un ente pubblico a un inquilino che poi li rivende lo stesso giorno, facendoci su la cresta). Ma perlopiù incontreremo operazioni assolutamente regolari, svendite avvenute nel pieno rispetto delle norme. E sentiremo risuonare mille volte la stessa frase, quasi una difesa d’ufficio di routine: «Non ho infranto la legge, non ho commesso nessuna irregolarità». Parole che non ci suonano nuove, in effetti. Sono le stesse che usavano le Sanguisughe messe a nudo nel libro-denuncia sulle pensioni. Ricordi, caro lettore? Anche nel campo immobiliare, come nel campo previdenziale, lo scandalo maggiore è quello che si compie con il beneplacito della legge. Si vendono alloggi nel centro storico di Roma con l’80 per cento di sconto? Lo dice la legge. Si vendono appartamenti in periferia a 26.000 euro? Lo dice la legge. L’appartamento con vista sul Colosseo può essere ceduto al prezzo di un casermone in periferia? Lo dice la legge. Non so a te, caro lettore, ma a me viene il dubbio che la legge sia sbagliata. E se poi scopro che a trarre maggior beneficio da quella legge sono coloro che frequentano i palazzi dove le leggi si decidono, be’, permettimi di dire che il sospetto diventa qualcosa di peggiore. Un tarlo, perlomeno. Però il tarlo si nutre di molti casi concreti. E storie esemplari.

Diciamoci la verità: non è vero che i politici non risolvono 
mai i problemi, almeno uno l’hanno risolto. Quello della casa. Che si tratti di casa loro, è solo un dettaglio. Dall’appartamento a sua insaputa di Scajola alla «stupidata» di Tremonti, dalla residenza di Montecarlo di Fini ai villoni di Lusi e di Fiorito, negli ultimi tempi i potenti hanno mostrato un debole particolare per il mattone. Per esso si sono giocati carriere e amicizie, poltrone e posti di comando.Per esso hanno fatto regole assai generose, di cui hanno poi approfittato tutti i furbetti del Paese, con un danno incalcolabile per le nostre finanze. E tutto ciò, ovviamente, avviene a danno dei comuni cittadini. Per anni il sogno di avere un tetto ha spinto gli italiani a lavorare, a sacrificare passioni e svaghi, a moltiplicare gli sforzi e i sacrifici. Oggi l’80 per cento di noi è proprietario di una casa, contro una media europea del 64 per cento. Ma per la prima volta nella storia il meccanismo si inverte, per la prima volta nella storia «crolla il sogno dell’abitazione di proprietà», come scrive «Repubblica» il 17 dicembre 2012, in un’inchiesta intitolata a caratteri cubitali Senza casa. Nel febbraio 2013 l’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori edili, conferma: «Si tratta di una vera e propria catastrofe sociale, in quanto intere fasce della popolazione non possono più avere una casa di proprietà né accedere al mercato sempre più oneroso degli affitti». 

Di fronte a questa «catastrofe sociale», che effetto fa vedere 
l’ampia schiera dei furbetti che si è sistemata a spese nostre nei migliori palazzi del Paese? Fa infuriare, è evidente. E a questo punto devo rispondere a un’altra, prevedibile obiezione: lo so che i miei libri vengono accusati di produrre incrementi nelle vendite di Maalox, lo so che leggere queste ingiustizie provoca un bruciore di stomaco che non passa più, lo so che verrebbe voglia di girare la testa dall’altra parte e far finta di niente. Ma non possiamo, se non vogliamo che il sogno della casa si trasformi definitivamente in un incubo. E che i nostri figli siano costretti ad arredare due cuori e una capanna sotto qualche ponte cittadino. La grande mobilitazione creata con Sanguisughe Spudorati mi dà coraggio. E spero possa darne un po’ anche a voi. Lo so che i problemi non sono stati risolti, lo so che ne rimangono ancora troppi: ma il tema delle pensioni d’oro e dei vitalizi assurdi dei parlamentari, che covava sotto la cenere, è stato portato alla ribalta. Qualche legge per eliminare gli scandali maggiori è stata fatta, dal nulla al qualcosa, il cammino è stato intrapreso. Ora bisogna fare lo stesso con il patrimonio immobiliare. Quante volte, infatti, ci hanno ripetuto che per ripagare parte del debito pubblico bisogna vendere case e palazzi? Di piani del genere ne abbiamo sentiti molti: dalla commissione Cassese (istituita a metà degli anni Ottanta) agli annunci di Goria e Pomicino, fino ad arrivare ai progetti più recenti di Visco, Tremonti e Monti. Man mano che si conquistavano titoli sui giornali, però, si perdevano occasioni d’oro. O non si faceva nulla o si faceva peggio, smantellando il patrimonio pubblico a vantaggio dei soliti noti: palazzi di pregio sono stati svenduti come bilocali di periferia, e edifici di edilizia popolare sono stati ceduti a prezzi ridicoli. Quando l’Ater di Roma, nella prima metà degli anni 2000, vende 1000 dei suoi alloggi, alcuni dei quali in zone prestigiose, da Prati al Flaminio, ebbene solo per 34 (su 1000!) incassa più di 100.000 euro e solo per 5 (su 1000!) ne incassa 150.000.

Eppure, far rendere gli immobili per le casse pubbliche 
è possibile. Nel 1862 Quintino Sella creò una società per azioni partecipata da soci privati, agì con onestà e oculatezza, e sanò per il 48 per cento il debito delle casse regie. Perché non si può ripetere quell’esempio virtuoso? Il nostro patrimonio pubblico in case e palazzi (escluso il demanio, cioè esclusi caserme e edifici di interesse storico) vale 420 miliardi di euro: 350 miliardi appartengono agli enti locali,una settantina all’amministrazione centrale e agli enti previdenziali. Se nei prossimi anni, mercato permettendo, si decidesse di metterlo a frutto, si potrebbero risparmiare molte Imu, non credete? Per questo credo sia importante leggere le pagine che seguono, per questo credo sia importante tenerle come documentazione anche a futura memoria. Non ho altro da aggiungere se non una notazione tecnica che riguarda le stime delle case. Le abbiamo fatte incrociando due fonti, entrambe ufficiali: il Cerved (uno dei più accreditati operatori sul mercato, da venticinque anni leader nelle ricerche di dati economici e finanziari) e l’Agenzia delle entrate. Il Cerved fornisce ai suoi abbonati la stima del valore dell’appartamento di cui sono conosciuti i dati catastali, l’Agenzia delle entrate fornisce i parametri medi dei prezzi di vendita e di affitto zona per zona. Si badi bene: i valori sono stati tutti calcolati nei primi mesi del 2013, quindi in una situazione di mercato assai più depressa rispetto a quella in cui avvenne la vendita. Ciò significa che il risparmio intascato dai privilegiati è sicuramente superiore a quello indicato da noi.

Per fare una prova ho calcolato 
con il Cerved il valore della mia casa: è un terzo esatto di quanto l’ho pagata io. Quindi: io ho pagato tre volte tanto e loro invece tre volte di meno rispetto al prezzo stimato? Non è troppa la differenza? Sono particolarmente fesso io o sono particolarmente furbi loro? A questo punto non mi resta che augurarvi una buona lettura. Spero che sia buona davvero. Capirete che raccontare la materia immobiliare non è facilissimo, dal momento che le norme e i termini sono sempre piuttosto complicati, i meccanismi a volte davvero ingarbugliati. In più ho voluto essere preciso, come sempre più di sempre, in fatto di numeri e cifre, perché sulla casa non si può scherzare troppo. Come al solito, però, ho cercato di rendere l’interamateria il più leggibile possibile, magari esponendovi al rischio di un’overdose di Alka-Seltzer, ma evitandovi quella di sbadigli. E a questo punto sarete voi a dirmi se sono riuscito nell’ardua impresa che mi sono prefisso: fare un libro che parla solo di case senza mai diventare un mattone.

p.s. 
Come anche per Sanguisughe Spudorati, mi ha aiutato nella raccolta di questi dati (molti dei quali assolutamente inediti) un bravissimo giornalista, Fabio Marchese Ragona, al quale auguro un futuro d’oro, ma che per il momento, a 30 anni, ha ancora un contratto da precario e ovviamente non sa se e quando riuscirà mai a comprarsi una casa. Queste pagine sono dedicate a lui e a tutti quelli come lui, perché possano vivere presto in un Paese diverso

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