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mercoledì 1 gennaio 2014

L'esoterismo di Dante Alighieri



L'Esoterismo di Dante Alighieri
di Alberto Canfarini prima pubblicazione su www.duepassinelmistero.com.

La nascita di Dante Alighieri è incerta, viene indicata tra maggio e giugno del 1265, morì esule a Ravenna il 14-settembre-1321.
Nacque in una famiglia fiorentina degli Alighieri legata ai guelfi, che si opponevano ai ghibellini.
Il padre di Dante, Alighiero di Bellincione, esercitava l'attività di cambiavalute senza aspirazioni politiche pur essendo un guelfo.
Quando i ghibellini vinsero la battaglia di Montaperti non lo esiliarono perché lo giudicarono non pericoloso.
Il poeta sposò a 20 anni Gemma figlia di messer Manetto Donati, che apparteneva ad una importante famiglia fiorentina, che più tardi si schierò con i guelfi neri fazione avversa a quella del poeta.
Studiò le discipline previste dalle scuole e dalle università medievali, teologia, filosofia, fisica, astronomia, grammatica e retorica.
L'apprendimento di Dante avvenne nello Studio Generale di S. Croce. La persona che cambiò la vita del giovane Dante, fu Brunetto Latini, il quale riconobbe in lui il genio e gli donò la sua conoscenza. Dante lo ricorda nei famosi versi:
(Che n'la mente m'è fitta ed or m'accora,
la cara e buona immagine paterna,
di voi, quando nel mondo ad ora ad ora,
M'insegnavate come l'uom s'etterna).
Don Vincenzo Borghini afferma che i veri maestri di Dante sono stati i libri, infatti nel quarto canto dell'Inferno elenca quasi tutti gli uomini colti e i grandi filosofi dell'antichità, dai quali il poeta ha tratto conoscenza e saggezza.
Possiamo affermare con certezza che la sua cultura esoterica era completa ed ebbe la fortuna di essere stato cooptato dai Fedeli D'Amore che lo introdussero nell'infinito mondo dell'esoterismo.
Quasi tutti i ricercatori hanno ritenuto la società dei Fedeli d'Amore d'estrazione templare e di conseguenza in forte sospetto d'eresia per la chiesa.
C'è una forte similitudine fra il pensiero di questa scuola e la mistica persiana Sufi, in particolare quella dei Rumi, fondata da Jalal al Din Rumi, poeta persiano.
I Fedeli d'Amore erano una organizzazione tradizionale iniziatica, nata dalla realtà medioevale del tredicesimo secolo.
In quel periodo storico il potere dell'imperatore si era affievolito in Italia ed al suo posto nella complessa situazione politica italiana, s'infiltrava il potere temporale della chiesa, che con il suo dogmatismo, la tortura e i roghi dell'inquisizione, s'impadroniva del potere.
Alcuni accademici hanno messo in dubbio l'esistenza dei Fedeli d'Amore, ma lo stesso Dante ne parla in Vita Nova.
Nonostante l'indifferenza dei critici accademici d'estrazione clericale, si sono dedicati allo studio di questa associazione personaggi come Ugo Foscolo, Maria Filelfo, Antonio Maria Biscione e poi Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Luigi Valli, Gabriele Rossetti e René Guenon.
Questa associazione si è avvalsa del Dolce Stil Novo, movimento poetico italiano, che si è sviluppato verso la fine del 1200, divenendo una ricerca raffinata che si differenzia dall'italiano volgare, portando la tradizione verso un linguaggio ricercato ed aulico.
La poetica stilnovista acquista un carattere intellettuale e si avvale di metafore e simbolismi dal doppio significato.
I Fedeli d'amore come traguardo sociale si proponevano di riportare la Chiesa all'insegnamento del Cristo ed il clero ad una morale e spiritualità che ormai giudicavano decaduta ed infangata.
Contribuirono ad occultare nel linguaggio del Dolce Stil Novo un messaggio esoterico, Jacopo da Lentini, Pier della Vigna, Guido Guininzelli, Guido Cavalcanti, Cino da Pistoia, Cecco d'Ascoli e Dante. René Guenon è stato un convinto assertore della radice templare dei Fedeli d'Amore, ricorda che si freggiavono dei stessi colori e del titolo di Kadosch, (Santo), che veniva conferito agli alti gradi dell'istituzione.
Inoltre fa notare che dietro le apparenti diversità dottrinali emerge una unità essenziale che si sostanzia nel pensiero metafisico, il quale non è pagano, ne cristiano, ne è una esclusiva di nessuna altra tradizione, é universale, infatti é contenuto anche nei Veda indiani.
Definire il pensiero di Dante eretico, come fece la Chiesa, è pura ottusità, egli era in possesso di quella sapienza esoterica che valica il tempo e lo spazio, è eterna.
I Fedeli d'Amore erano esposti all'intransigenza della Chiesa dell'epoca, da qui la necessità di celare il loro pensiero con un linguaggio criptato, che era stato scelto con quello degli innamorati, perché ritenuto idoneo ad esprimere il loro pensiero.
Questo linguaggio trovò i suoi natali in Provenza, creato da Roman de la Rose per proteggere gli Albigesi dalle persecuzioni di Innocenzo terzo.

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