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"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda"

martedì 29 aprile 2014

IN EUROPA ARSENICO NEL CIBO E NELL’ACQUA DA BERE








di Gianni Lannes

Il 26 settembre 1976 a Manfredonia, in Puglia, nel petrolchimico Anic-Enichem, a causa di un’improvvisa esplosione, una nube di arsenico fuoriuscì dallo stabilimento contaminando la città e il territorio. Soltanto il 10 gennaio dell’anno 2000 lo Stato italiano ha inserito l'area sipontina nel programma nazionale di bonifica (decreto ministero ambiente 468/2001 - Gazzetta Ufficiale 16 gennaio 2002 - serie generale). A tutt’oggi, invece di sanare, lo stesso Stato tricolore, grazie al contratto d’area di Romano Prodi e ai politicanti venduti (centro, destra e sinistra), ha consentito ad alcuni prenditori come Sangalli (fabbrica di vetro) e Marcegaglia(inceneritore di rifiuti) di intascare denaro pubblico per inquinare ancora con impianti insalubri a rischio di incidente rilevante (ai sensi delle direttive Seveso). 

Oggi, quel tipo di inquinamento interessa gran parte del vecchio continente. Infatti, l’European Food Safety Authority (EFSA) di recente ha pubblicato un rapporto sulla presenza di arsenico negli alimenti in vendita in Europa che arrivano sulle tavole degli ignari consumatori. Attenzione a quantità e concentrazioni: nei primi 3 anni di vita contribuiscono maggiormente all’esposizione ad arsenico il latte e i latticini, l’acqua da bere, i cereali e gli alimenti per l’infanzia.

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