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domenica 17 gennaio 2016

Maestri e discepoli, e comunicazione non verbale...

Come nei corsi di comunicazione che fanno solitamente aziende per i loro dipendenti, si insegna che nei primi 7secondi si stabilisce tra due persone che si guardano e che si osservano un collegamento, una connessione. In questi 7secondi agiscono tutti i nostri sensi, ma ancor prima quegli istinti "o animali" che determinano simpatia o antipatia, o apatia. 
Ancora prima di questi 7secondi agisce la comunicazione quindi non verbale, il piacere o il non piacere, il self-brand. 
E forse ancor prima avviene una comunicazione telepatica, invisibile sub-conscia dal quale intuitivamente si possono intravvedere aspetti non visibili a "pelle".
Così mi chiedo...un Maestro può essere considerato tale, dal numero dei suoi discepoli? o dal numero delle persone che lo stanno ad ascoltare "fisicamente"?
Se alla base della comunicazione è la comunicazione non-verbale ad agire in primis...mi chiedo ha senso avere discepoli?
Probabilmente le persone non hanno nemmeno la memoria di ricordarsi parole, discorsi ti tal maestro/a, ma stanno li solo per aspettare quella trasmissione invisibile che parte da DNA e che si trasmette come facevano antichi Yogi sui canali invisibili delle super-stringe.
L'insegnamento quindi teoricamente può avvenire da qualsiasi luogo, e provenienza.
Se siete stronzi (non ve lo auguro)...perchè probabilmente in qualche angolo di questa terra vi è un Maestro di Stronzità che trasmette stronzità...e questo presuppone che un "discepolo" può esserlo pur non sapendo di esserlo consapevolmente.

Buona riflessione....


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